Frullare la polpa di anguria, pestare del lime e dello zenzero, mettere il tutto nel bicchiere con il ghiaccio e versare dello spumante. È questo il cocktail dell'estate 2010 consigliato da Massimo D'Addezio, bar manager dell'Hotel de Russie di Roma per “rilassarsi dopo una lunga giornata di caldo”. "Quest'anno - spiega a Labitalia - ci sono state tre tendenze: i cocktail analcolici o 'bevande della salute' o 'smoothies', a base di frutta fresca e ghiaccio, che danno la possibilità a chi non può bere alcolici (perché magari deve guidare) di sorseggiare qualcosa di buono, colorato e divertente e non noioso, durante una festa".
Una professione, quella del barman che secondo D'Addezio “ti permette di lavorare in qualsiasi parte del mondo, ti permette di conoscere il mondo, perché il barman è a contatto con le persone piu' internazionali e c'e' un continuo scambio di idee, di opinioni, di modi per prepare cocktails sia tra barman sia tra cliente e barman".
"Ci vuole sicuramente attitudine al divertimento -spiega D'Addezio- perche' il barman non è una professione statica che ti costringe a stare dietro una scrivania, ma ti da' il piacere di stare dietro a un bancone e occuparsi del proprio cliente". Importante anche "essere disposti a viaggiare, perche' -spiega ancora il noto barman- il segreto del viaggiare, oltre ad imparare nuove lingue, e' anche la possibilità di aprire la mente e saper apprezzare anche le differenze".
In Italia, tuttavia si diventa barman "con non poche difficoltà". C'è un problema soprattutto culturale, sottolinea il professionista. "Nonostante la grande presenza di molti cocktail bar e una grandissima frequentazione del turismo in Italia -spiega- l'italiano medio non è ancora pronto per 'il mondo del bere'. L'italiano sta al mangiare come un nordeuropeo sta al bere.
Quando un italiano entra in un locale chiede subito 'dove si magia', quando lo fa un nordeuropeo chiede 'dove si beve'? E non intendo acqua, naturalmente ma intendo sostanze alcoliche, vuoi che sia birra o vino, schnapps, vodka o altro, si cerca insomma qualcosa da bere".
Insomma la cultura della buona tavola ha un po' soffocato quella del buon bere. A maggior ragione, dice D'Addezio, "è bene puntare sulla formazione e non solo sulle bevande alcoliche, ma anche sul caffè e sulla 'latte art'. Anche gli italiani dovrebbero farlo, perché espresso e cappuccino sono un'arte che troppo spesso diamo per scontata".
"Bisogna cercare dei corsi professionali che innazitutto abbiano delle radici consolidate nel tempo rispetto alla Scelta e alla professionalità creata -consiglia il barman- e poi frequentarli con un intento: rispondere sì con il corso a delle domande che si hanno a livello professionale, ma uscire dal corso con il doppio delle domande, perché il corso deve far nascere curiosità e darti la possibilità di avere una fame di ricerca di innovazione".