Nerojbleo e Nerobufaleffj dell’azienda Gulfi, nel Ragusano, si sono guadagnati un posto nella top ten dei “migliori rossi italiani” in India. I due vini, entrambi Nero d’Avola in purezza, hanno conquistato non due posizioni qualsiasi ma un oro e un bronzo, rispettivamente. Non è poco per il vitigno autoctono siciliano d’eccellenza che, a detta di molti, starebbe attraversando un momento di “crisi” e di stanchezza del mercato.
Il segreto del successo? Secondo Vito Catania, patron dell’azienda, «sta nel territorio che ha una sua identità riconoscibile nel vino da tempi antichissimi, e che in esso si manifesta nella mineralità che accomuna un po’ tutti i prodotti dell'area orientale dell’Isola».
Ma il terroir, nella sua accezione più completa, include anche il lavoro dell’uomo, che nell’azienda Gulfi ha un ruolo fondamentale però non invasivo. «Abbiamo deciso di puntare su una grande densità di coltivazione, impiantando più di ottomila viti per ettaro, come si faceva una volta – spiega il manager – non irrighiamo e forniamo sostanze nutritive al vigneto attraverso l’uso di stallatico e un inerbimento di leguminose che conferiscono azoto al terreno». «In cantina – prosegue – ci limitiamo a mantenere ciò che il vigneto ci dà».
Gulfi ottiene così i suoi vini apprezzati nel mondo e attualmente commercializzati negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, in Russia e in Corea del Sud. «Il nostro NeroJbleo è offerto al calice nei migliori ristoranti di Manhattan, come Jean-Georges, Babbo, Il Buco, I Trulli, Felidia, Sistina, Osteria Mazzei e all’Armani Cafè di Parigi».
Accanto al Nero d'Avola in purezza, che oltre ai due premiati viene destinato alla produzione di Rossojbleo, Nerosanlorè, Nerobaronj e Neromaccarj, l’azienda Gulfi produce anche un Cerasuolo di Vittoria docg, un Nerello mascalese in purezza che si chiama Reseca, e due bianchi: Carjcanti, un raro Carricante in purezza da invecchiamento, e Valcanzjria, un blend di Chardonnay, Carricante e Albanello.
Si tratta di vini che evocano le contrade dalle quali provengono. Nella seconda metà degli anni ’90 l'Azienda Agricola Gulfi espande i propri fondi vitati del Val di Noto, rilevando tutti e cinque i vigneti considerati storicamente tra i migliori Cru per il Nero d'Avola: Archi, Maccari, Baroni, Bufaleffi e San Lorenzo, per un totale di circa 50 ettari. «Queste vigne furono riportate in produzione dopo lungo e colpevole abbandono – racconta l’imprenditore – grazie all’aiuto congiunto di Salvo Foti e del vivaista francese Pierre-Marie Guillaume». Un secondo nucleo vitato, costituito dalle proprietà storiche della famiglia Catania, si estende per 30 ettari in Val Canziria nei Monti Iblei, in provincia di Ragusa, all’interno della zona Doc Cerasuolo di Vittoria, su suoli calcareo-argillosi compatti a 300-500 metri di altitudine con impianti più recenti di Nero d’Avola e Carricante.
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