"Se continua così entro qualche anno più della metà delle aziende vitivinicole siciliane chiuderà”. È questo il commento di Silvia Montalto, 44 anni, presidente della cantina sociale San Francesco di Mazara del Vallo (Trapani) alle “mosse” politiche che sono state fatte negli ultimi mesi alivello regionale ed europeo per risollevare le sorti del settore.
Silvia Montalto è la prima e attualmente unica donna a capo di una struttura cooperativa siciliana che mette assieme oltre 900 soci per una superficie totale di 2.200 ettari nella provincia più vitata d’Europa, dal livello del mare a Salemi. Una cantina sociale che, a detta della manager, è la “più fredda della Sicilia”, visti gli impianti termocondizionanti che sono stati realizzati per preservare la qualità dei vini.
Una donna tutta d’un pezzo, eletta la prima volta nel 2007 e riconfermata fino al 2012, che non ha peli sulla lingua e non esita a dire cosa non va. “I primi errori sono stati commessi anni fa puntando sui vitigni internazionali che sono stati la rovina della nostra isola”, spiega, “oggi proseguiamo sulla stessa strada con la vendemmia verde: distruggere anche in parte la produzione non aiuta certo l’economia o l’agricoltura, anzi finisce di affossarla”.
E anche a causa della vendemmia verde, la stessa cantina registrerà per il 2010 un decremento delle uve raccolte, che si tradurrà in una contrazione dei 180 mila ettolitri prodotti l’anno scorso. “Dare numeri certi adesso è impossibile”, spiega, “anche perché noi siamo gli ultimi a finire di ammassare le uve. Qualche dato potremo darlo alla fine di ottobre ma certamente condivido le percentuali che sono state diffuse in questi giorni, che parlano di una riduzione della produzione fino al 50%”.
Sulla qualità, invece, le timide previsioni sembrano positive. “Abbiamo in cantina solo alcune uve rosse e quelle di Chardonnay, la cui qualità sembra buona. Ma il nostro Chardonnay non viene richiesto molto, dobbiamo vedere cosa accade con le altre uve, quelle che hanno più riscontro nel mercato”.
Intanto la San Francesco ha partecipato al bando per l’accorpamento delle cantine sociali, lanciato dall’assessorato regionale alle risorse agricole e alimentari. Su questo, nonostante la sua adesione, Silvia Montalto non nutre molte aspettative. “Purtroppo non credo che la situazione delle cooperative vitivinicole potrà migliorare con questo bando”, precisa, “perché gli accorpamenti devono avvenire in maniera spontanea per essere efficaci e duraturi”.
Insomma, il futuro non è per niente roseo, anzi. “Il peggio deve ancora arrivare, non abbiamo visto niente, ci aspetta una crisi economica di cui comprenderemo la gravità alla fine di questa vendemmia”, annuncia la manager, “soprattutto perché manca la serenità e l’intelligenza intellettuale del confronto. Qualcuno è convinto di avere la ricetta magica per risolvere i problemi ma in realtà deve iniziare col confrontarsi con chi lavora ogni giorno in vigna e in cantina”.
E infine, sul livellamento dei prezzi del vino sfuso e del vino in bottiglia auspicato dall’assessore regionale all’agricoltura Titti Bufardeci, dice: “Sarei contenta se lo sfuso potesse essere venduto allo stesso prezzo del vino confezionato, purtroppo non è così, dobbiamo confrontarci con aziende private che hanno altri numeri e altri prodotti”.
Il problema è anche nel fatto che le cantine sociali da aggregazioni di produttori sono diventate soggetti politici con interessi che non corrispondono più a quelli dei soci. La prova è che si sono allineate ai cartelli dei prezzi fatte dalle industrie, ma hanno tirato troppo la cinghia, e stanno facendo morire i produttori.
E se muoiono i produttori muoiono le cantine, con tutto quello che gli ruota intorno.
Sono daccordo con la Signora Silvia Montalto su molte considerazioni.
Io ho una piccola azienda alle pendici dell'Etna, "Feudo Arcurìa"dove tutto è più difficile e più faticoso.
Ho puntato solo ed esclusivamente sul nostro Nerello Mascalese, il vitigno autoctono dell'Etna, perchè penso che solo da quello, in quel territorio, si può produrre un vino che trasmetta, in un bicchiere, emozioni. Il mio vino è stato premiato da Paolo Massobrio come uno dei migliori 100 vini d'Italia. Grande soddisfazione e gratificazione che ripagno in parte tutta la dedizione che si mette in vigna ed in cantina. Purtroppo si vende poco e niente e per non ingolfare il mio deposito sarò costretto mio malgrado a vendere le uve. Probabilmente sarò tra quelli che fra non molto saranno costretti a chiudere. Mi dispiace molto perchè ci credevo. E mi dispiace anche vedere e constatare che altre Regioni, prima fra tutte il Veneto, mettono in campo azioni e campagne pubblicitarie a sostegno di tutti i viticultori.In Sicilia non si fa nulla. I viaggi all'estero sono organizzati solo per consentire ad amministratori e segretarie di fare un viaggetto a spese della collettività. I consorzi non funzionano se non per chi li dirige. In questo contesto l'anali della Si.ra Silvia è perfetta e purtroppo scoraggiante.
giuseppe.lamonaca@feudoarcuria.it