Duecento ettari confiscati alla mafia da cui si ottengono legumi, frumento, meloni e anche uva. Sono i luoghi della cooperativa Placido Rizzotto in Sicilia, nel Palermitano, in un’area compresa tra San Giuseppe Jato e Corleone, noto teatro di vicende legate alla mafia che hanno fatto fare all’Isola il giro del mondo.
Qui, incastonata in sei ettari di terreno è nata la cantina Centopassi, destinata alla trasformazione di uve di alta qualità, bianche (Chardonnay, Catarratto, Grillo) e rosse (Nero d’Avola, Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon, Perricone) prodotte nei vigneti del Consorzio Sviluppo e Legalità.
Ma qui si trova anche l’agriturismo Portella della Ginestra, che oggi a partire dalle 21 sarà aperto al pubblico per una serata gratuita all’insegna della legalità e della musica sotto le stelle. Così, proprio nei primi giorni dedicati alla vendemmia, l'agriturismo proporrà tavola calda, degustazione dei prodotti provenienti dalle terre liberate dalle mafie e dei vini Centopassi.
«Il nostro è un impegno sociale», ha detto il presidente della cooperativa, Gianluca Faraone, «dopo anni di abbandono abbiamo rimesso in produzione le terre confiscate ai boss mafiosi del Corleonese e i vigneti da cui nascono i nostri Cru e i nostri blend». E i risultati sono più che soddisfacenti. Non ultima la nomination del Catarratto Terre Rosse di Giabbascio 2008 per l'Oscar 2010 - Premio Internazionale del Vino dell'Ais Roma-Bibenda come miglior vino nel rapporto qualità-prezzo.
"Abbiamo iniziato questo progetto qualche anno fa e ora raccogliamo i frutti", spiega Valentina Fiore, direttore generale della cantina, "e notiamo con piacere che oltre al nome, conosciuto per l'omonimo film sulla vita di Peppino Impastato, i consumatori si avvicinano a noi perché ritengono soddisfacente il livello qualitativo dei nostri prodotti". Non solo. "Il progetto oggi è conosciuto in tutta Italia", conclude, "e si sta diffondendo anche all'estero".