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Dieta mediterranea alla conquista dell'Unesco. A tavola nel 2010 tra federalismo alimentare e frustrazioni

di Annalisa Ricciardi
24 agosto 2010 09:49
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La dieta mediterranea è patrimonio immateriale dell’umanità. L'ha detto l'Unesco che ne ha raccomandato l'iscrizione nella prestigiosa lista delle tradizioni considerate Patrimonio Mondiale Immateriale dell'Umanità.

 

La notizia è nuova ma gli abitanti dello Stivale conoscono bene e da tempo sia il valore storico che salutistico dei prodotti mediterranei, tanto che, secondo il primo rapporto Censis/Coldiretti sulle abitudini alimentari degli italiani, scelgono nel 74,6% dei casi cibi prodotti nel proprio territorio, talvolta in maniera anche un po' esasperata.

 

Quello che ne deriva è un vero e proprio federalis mo alimentare che, secondo la ricerca, è più accentuato al Sud e nelle Isole, dove la percentuale di consumatori affezionati ai propri prodotti sale al 78,8%.

 

Anche se spesso risalire all’origine degli alimenti è un po’ difficile. «Oggi - secondo la Coldiretti - solo carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro ed extravergine di oliva hanno l’obbligo di indicare l’origine, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta resta anonima per circa il 50% della spesa, dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta».

 

Altri elementi che influenzano più di altri la scelta dei prodotti alimentari per gli italiani sono il rispetto dell’ambiente (71%), eventuali speculazioni sui prezzi e le materie prime (60%) e, infine, il rispetto dei diritti dei lavoratori lungo tutta la filiera (54%).

 

Gli italiani sembrano dunque animati da buone intenzioni, ma non sempre riescono a fare della dieta mediterranea, che pure ritengono salutare, il proprio regime alimentare quotidiano. Quattro su dieci sono infatti “frustrati” perché vorrebbero mangiare più sano ma non ci risescono. Tre su dieci invece dichiarano di seguire una dieta sana perché l’alimentazione è tra i fattori importanti per la salute. E sono soprattutto gli anziani (40,3%) e i laureati (37,6%) a praticare questa tendenza salutista.

 

Informarsi sul cibo per gli italiani, infatti, è sempre più importante: quasi il 62% degli intervistati si dichiara molto informato sui valori nutrizionali, le calorie e i grassi riguardanti i vari alimenti. Il 34% degli intervistati ritiene, poi, che la propria alimentazione dipenda in via prioritaria da scelte soggettive (che hanno bisogno di tante informazioni per essere adeguate), per il 30,4% dalla tradizione familiare, e per poco meno del 19% da quello che ci si può permettere, tenuto conto del reddito e dei prezzi.

 

Forse è per questo che circa un quarto degli italiani mangerebbe più frutta se costasse un po’ meno, e circa un quinto farebbe la stessa cosa con la verdura e gli ortaggi. Quanto alle principali fonti di informazione sugli alimenti, oltre alla televisione è il web la fonte primaria.


E nonostante la crisi, ben otto italiani su 10 mangiano in ristoranti e locali almeno una volta la settimana contribuendo alla spesa complessiva di 71 miliardi per pasti fuori casa. Quanti di questi pasti rispettino la dieta mediterranea non è dato saperlo, ma quel che è certo è che rappresentano ben un terzo della spesa alimentare degli italiani che ammonta complessivamente a 215 miliardi di euro all’anno.

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