Il fascino dell'antico baglio del piccolo borgo di Scopello, un vero e proprio avamposto al limitare della Riserva naturale orientata dello Zingaro, è indubbio.
Quella dei bagli è una tradizione edilizia (al tempo stesso abitativa e funzionale) nata nel Sud dell'Italia, allo scopo di garantire un rifugio parzialmente fortificato alle popolazioni stanziali di contadini dalle incursioni dei Saraceni che erano particolarmente frequenti e di cui si ha memoria sino agli inizi del XIX secolo.
A questo scopo, venivano costruite le torri di guardia, delle quali, nel corso del tempo venne edificata un'intera cintura lungo tutto il perimetro costiero della Sicilia, seguendo il principio della "corrispondenza visiva", nel senso che da ogni torre fosse possibile inviare dei segnali (il più delle volte di fuoco e di fumo) alle due torri immediatamente vicine.
Laddove, la densità abitativa era maggiore, le torri di guardia venivano costruite più numerose, come pure la loro frequenza era in funzione dell'anfrattuosità della costa e della necessità di rispettare sempre il principio della corrispondenza visuale (su questo affascinante pezzo di storia e sulle sue testimonianze rimane fondamentale lo studio di Salvatore Mazzarella e Renato Zanca, Il libro delle Torri. Le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI-XX , Palermo, Sellerio, 1985).
Davanti al panificio, dove il pane è sempre caldo e si respira una tiepida fragranza di forno sono allestiti tavolini, sedie e panche alquanto rustici all'ombra di alcuni fichi che dalle loro basse ed intricate fronde gettano sugli avventori una pesante ombra e, magari, c’è anche un gatto che ti osserva pigramente, appollaiato su di un ramo.
Non c'è nulla di più godurioso dell'addentare una porzione di pani cunzatu che trasuda un po' d'olio e che ti unge un po' le dita (ma è inevitabile), annaffiandolo con della buona birra fresca e poi, per concludere, addentare anche una cassatella ancora calda di cottura.
Dopo questi "riti" che fanno immancabilmente parte della puntata a Scopello, si può andar via pienamente soddisfatti, anche se - mentre già si volgono le spalle al baglio - il cuore viene invaso da un pizzico di nostalgia, perché si ha la consapevolezza che si sta per lasciare uno di quei luoghi un po' magici che posseggono in sé delle qualità profondamente terapeutiche per l'animo esacerbato del cittadino delle grandi metropoli.
Ma, proprio andando via, la vista d'un asinello lasciato a pascolare la magra erba rinsecchita dalla calura ha un potere rasserenante. Lo "sceccarello del tuo cuore", con una delle zampe vincolata ad una fune che gli consente una mobilità limitata a pochi metri, ti osserva a lungo con la testa leggermente storta, con le punte delle sue grandi orecchie che convergono sulla linea mediana sin quasi a toccarsi e, con quel suo sguardo enigmatico dai grandi occhi scuri e profondi, sembra dirti: "Tu almeno hai la libertà di andartene e poi di ritornare... Non vedi che io, invece, sono qui legato e mi posso muovere soltanto in un raggio di dieci metri? Non essere triste, dunque! Quando vorrai potrai tornare! Io, invece, ho la certezza della mia prigionia qui, dove sono nato e dove, forse, morirò, vincolato ad una cavezza".
In fondo, tutto è relativo, come anche tutto è fatidico.
Lo sceccarello ha ragione.
Alcuni posti sono belli per te, perché tu ci arrivi, ci stai per tutto il tempo che vuoi e te li godi, ma sai bene anche che quando vorrai potrai andartene.
E, quindi, questi luoghi conserveranno sempre immutato il loro fascino, perché non arriveranno mai ad essere per te una prigione opprimente...
La bellezza non è tanto nello stare, quanto piuttosto nella possibilità di sperimentare nostalgia e di poter fare ritorno.
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