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Ernesto Farias e l’ultimo tango palermitano
La melodia incompiuta del “Tecla” argentino

di Domenico Giardina
27 novembre 2009 15:30
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Questa è la storia di un tango triste, di un ballo mai iniziato, di un amore mai sbocciato. Di un rapporto nato e finito in poco tempo perché tra lui e lei c’era di mezzo l’altro. Il lui in questione è Ernesto Farias, centravanti argentino di belle speranze; la lei è la squadra del Palermo mentre l’altro è il bomberone azzurro Luca Toni.

 

 

Siamo nel 2004 quando tra Farias e il Palermo nasce questa infatuazione. “El Tecla” (tasto in spagnolo), questo il suo soprannome, datogli da un compagno di squadra perché a suo dire aveva i denti come i tasti di un pianoforte, arriva in Italia tra gli osanna dei tifosi palermitani convinti di aver trovato un altro cannoniere sfonda-reti. E in effetti i numeri sono di tutto rispetto: 95 reti in 205 partite con l’Estudiantes de La Plata, una delle grandi storiche del calcio argentino. Insomma c’è di tutto per sperare di aver fatto il colpaccio.

 

Non la pensa così Guidolin, allora tecnico rosanero. E già dalle prime amichevoli si intuisce che per il mister di Castelfranco Veneto il ruolo di Farias nel Palermo può solamente essere quello di riserva di Toni. L’argentino, comunque, non si dà per vinto e si dice sicuro di ripagare l’amore della sua “amante” rosanero con grappoli di reti. Peccato che la storia giri invece nel verso sbagliato. Come spesso accade in questo tipo di storie difficilmente la parte che “tradisce” riesce a “lasciare” definitivamente. E in questo lo straordinario rendimento di Luca Toni rende tutto più difficile, per Farias ovviamente. L’argentino si deve accontentare di quei pochi minuti di campo durante i quali diventa difficile far intravedere anche solo una minima parte del suo talento.

 

L’unico momento di gloria del “Tecla” arriva in una partita di coppa Italia contro la Salernitana, momento in cui viene dato spazio a chi gioca di meno. Nell’occasione viene schierato titolare e segna anche due reti. Non bastano, però, per soffiare il posto a un Toni irrefrenabile. Ed ecco che a quel punto la malinconia prende il sopravvento, e le due parti in causa decidono che non è più tempo di andare avanti. La storia tra Farias e il Palermo si conclude già nel gennaio del 2005. Il bilancio parla di sole 13 presenze in campionato senza nemmeno un goal. Farias decide che per il suo tango incompreso c’è bisogno del suolo natio. E allora si torna in Argentina, al River Plate, ed ecco che il gaucho torna ad essere il bomber di sempre, arrivando anche ad esordire nella nazionale albiceleste.

 

E’ una storia come tante, che lascia molti punti interrogativi (soprattutto tra i tifosi rosanero) su quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Al di là di ogni metafora l’impresa di riuscire a scalzare Toni nelle gerarchie di mastro Guidolin era veramente troppo ardua, così come sarebbe stato difficile tentare un’improbabile coesione tra i due, entrambi animali d’area di rigore. Arrivato nel momento sbagliato? Può darsi, ma è una domanda a cui nessuno potrà dare risposta. Oggi Farias si è ritagliato un suo ruolo come bomber di scorta nel Porto campione in carica del Portogallo. In terra lusitana le note del tango e del fado si incontrano spesso e si abbracciano reciprocamente senza produrre melodie stonate, prova ne sono i diversi goal messi a segno da Farias anche partendo dalla panchina. Il ballo palermitano è quindi destinato a rimanere un “ultimo tango”

 

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