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Petkovic, l’eroe dei due mondi
Bidone in Italia, idolo in Brasile

di Domenico Giardina
20 novembre 2009 14:19
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Le ritualità consolidate del mondo del calcio vogliono che siano i calciatori sudamericani, soprattutto brasiliani e argentini, a emigrare in Europa per fare carriera e diventare dei grandissimi. Praticamente inesistenti sono i casi opposti, dove un europeo supera l’Atlantico per consacrarsi in Sud America. Una di queste perle rare è Dejan Petkovic, mezzapunta serba che i tifosi italiani del Venezia ricorderanno più o meno bene per le sue tredici apparizioni con la maglia arancioneroverde.

 

Petkovic sbarca a Venezia nell’estate del 1999. I lagunari, con Maurizio Zamparini presidente, Walter Novellino allenatore e Alvaro Recoba in campo, sono reduci da una bellissima salvezza culminata nel decimo posto finale. Purtroppo di quel giocattolo rimane solo il presidente mentre il tecnico passa al Napoli in serie B e il “Chino” torna all’Inter per fine prestito. Zamparini vuole regalare comunque una squadra competitiva al nuovo allenatore Luciano Spalletti e non bada a spese. A Venezia arrivano grandi nomi come il portiere austriaco Konsel dalla Roma, il terzino Bettarini dal Bologna,  il centrocampista Berg dal Rosenborg che tanto bene ha fatto in Champions League e, come ciliegine sulla torta, ecco i due talenti Nanami e Petkovic, stelle in ascesa del calcio nipponico e jugoslavo, con quest’ultimo reduce da una fortunata esperienza in Brasile al Vitoria Bahia dove mette a segno ben 16 reti in 39 partite.

 

Purtroppo le due stelle si rivelano più che altro cadenti, con Nanami che non si inserirà mai nei meccanismi del Venezia prima e del calcio italiano poi, rimanendo una brutta fotocopia di Nakata, e Petkovic che fa in fretta e furia le valigie nel gennaio del 2000 dopo 13 partite e un solo goal. Eppure gli inizi avevano messo in mostra un giocatore molto tecnico, capace di saltare l’uomo, segnare e fornire assist. Aspettative ben presto arenatesi contro il duro calcio italiano. Petkovic segna una sola rete alla Roma come corollario a una sconfitta  e serve un solo assist per la testa di Pippo Maniero in una bella vittoria per 2-0 sulla Reggina. La squadra non gira e “Rambo” (così era soprannominato dai suoi tifosi in Jugoslavia) finisce ai margini della squadra. A nulla serve il cambio di panchina con l’arrivo di Beppe Materazzi. La saudade del calcio brasiliano diventa troppo forte e a gennaio Petkovic torna in Brasile, stavolta al Flamengo, lasciando l’Italia con l’etichetta di “giocatore non adatto al campionato più difficile del mondo”.

 

In Brasile, come d’incanto, il “Pet” (nuovo soprannome datogli dai tifosi carioca) ritrova sé stesso e comincia a dispensare magie rimanendo comunque un pellegrino del goal: da allora, infatti, cambierà ben 9 squadre in 9 anni, una ogni 12 mesi praticamente, tentando anche due avventure in Arabia Saudita e Cina. Oggi Petkovic gioca ancora in Brasile con la maglia del Flamengo, dove è tornato quest’anno, e si diverte a lanciare a rete il suo compagno di squadra Adriano, lontano dalle pressioni del calcio europeo e con l’etichetta, stavolta da esibire, di “unico giocatore europeo diventato un campione in Sud America”.

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