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Quando la Roma portò la "Moviola" in campo
E la mandò via dopo solo nove partite

di Domenico Giardina
13 novembre 2009 15:37
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"Er Moviola”. Mai soprannome fu più appropriato e rappresentativo di un calciatore. Tale “campione” sbarcò nella città di Giulio Cesare nell’anno del Signore 1988, al seguito di un altro fenomeno della pedata carioca: Renato Portaluppi.

 

Ebbene sì, ormai avete capito tutti, stiamo parlando di Andrade, colui che doveva riempire il vuoto lasciato da Paulo Roberto Falçao nei cuori dei tifosi giallorossi; il regista che doveva garantire il salto di qualità alla nuova Roma del Barone Liedholm, ma che purtroppo garantì soltanto un contributo di comiche degne del miglior Totò.

 

Ma andiamo con ordine. Al suo arrivo in Italia, Andrade fu accolto da fanfare e squilli di tromba. Non appena fu messo in campo per diventare il “meneur de jeu” della squadra giallorossa, i risultati furono pessimi. Troppo lento e compassato per i ritmi di gioco italiani ed europei. Non correva lui e nemmeno il pallone che sembrava mummificarsi una volta giunto sui suoi piedi. Da qui il soprannome di cui abbiamo già detto: "Er Moviola", frutto del proverbiale sarcasmo romano.

 

Una volta in una partita di coppa Uefa contro la Dynamo Dresda  Andrade entrò nella ripresa al posto di Bruno Conti e dopo due soli minuti fu capace di lisciare un pallone facile facile dando una solenne schienata sul campo ghiacciato. Il Barone degli allenatori italiani si rese subito conto di avere preso una grande cantonata e cominciò a lasciarlo in panca, dimenticandosene presto, anche perché nel frattempo, durante il mercato di riparazione di novembre, era arrivato Daniele Massaro in prestito dal Milan. Insomma il tecnico svedese si è stancato presto di vedere la "Moviola" in campo. Chissà cos' avrebbe risposto oggi a Biscardi e company, che da tempo si battono per averla di nuovo in campo.....

 

Il conto finale fu di sole 9 partite disputate. A fine stagione il mesto ritorno in patria per un finale di carriera mediocre. Dopo qualche anno tentò di giustificare il suo insuccesso adducendo motivazioni di carattere fisico. Ma di questo ce ne eravamo accorti tutti vedendolo “correre” sul campo.

© Riproduzione riservata
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Anonimo 14 novembre 2009   21:21

Adesso voglismo un articolo su Farias!

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