Un vecchio e banale luogo comune sostiene che i calciatori sono tutta gente perlopiù ignorante che al massimo possiede un titolo scolastico di terza media. Naturalmente è un'esagerazione che in alcuni casi non si discosta dalla realtà. Più difficile è trovare "dottori" tra i protagonisti dei vari campionati. Di questa categoria ha fatto sicuramente parte il grande centrocampista brasiliano Socrates. In Italia di lui si ricordano di più la laurea in medicina e le affermazioni sempre molto originali e fuori dal coro che le prodezze dispensate sul rettangolo verde.
Tra l'altro la sua è la storia di un bidone atipico perché ci troviamo al cospetto di uno tra i più forti e "fosforodotati" centrocampisti brasiliani della storia. La sua unica stagione in Italia, però, è stata caratterizzata da molte ombre e pochissime luci, che hanno dipinto su di lui l'aura del bidone straniero.
Socrates comincia la sua carriera agonistica nel Ribeirao Preto, ma si mette in luce con tutto il suo talento di centrocampista dai piedi buoni nelle fila del Corinthians. Del team sanpaulista è il regista e leader nonché capitano. Con lui come guida la squadra brasiliana si rende protagonista di un episodio irripetuto nella storia del calcio: tre anni senza allenatore in piena autogestione. Un progetto definito “Democrazia Corinthiana” che porta però la squadra a diversi successi sul campo. Il nostro, come si legge fra le righe, è anche un grande attivista politico, impegnato nel sociale. Di chiare idee di sinistra non fa mai mancare le sue critiche incisive, dimostrando di avere un coraggio non da poco, considerate le ripercussioni che un tale atteggiamento può avere sulla sua carriera.
Il “Dottore” diventa anche capitano della nazionale “brasileira”, ma non riesce a cogliere nessun successo importante nonostante la grande nidiata di campioni di quella nazionale, da molti definita una delle più forti di ogni tempo.
Nel 1984 “Picchio” De Sisti lo chiama alla corte della Fiorentina e il brasiliano accetta di buon grado, voglioso di misurarsi con un grande campionato europeo. Fra proclami e squilli di tromba, Socrates sbarca a Firenze ma ben presto si capisce che non è aria. Rifiuta i metodi di allenamento italiani, gioca a passo di “slow” e in campo esagera con i colpi di tacco dispensati in quantità industriale. Tutte queste componenti lo portano ben presto ai margini della squadra alla quale offrirà un contributo di 6 reti in 25 partite, nelle quali entra pochissime volte nel vivo del gioco e della manovra. Ovvio finale della storia: il ritorno a casa con tanti rimpianti dei tifosi viola che speravano di avere trovato un leader e invece hanno avuto un campione indolente.
In Brasile, al Flamengo prima e al Santos poi, torna sui suoi livelli abituali fino all'anno del ritiro, il 1988. Nel 2004, alla veneranda età di 50 anni, si è reso protagonista del più incredibile dei ritorni sulle scene: contattato dal miliardario inglese, Simon Clifford, accetta di rientrare in campo da giocatore per qualche partita nel Garforth Town, società dilettantistica inglese che come obiettivo si pone l'approdo in Premier League nel giro di 20 anni. Cosa un po’ difficile da realizzare continuando a ingaggiare campioni di una volta come Socrates e Careca.