Il 5 maggio per moltissime persone è il giorno della morte di Napoleone, ricordato dalle splendide rime di Alessandro Manzoni. Ma per migliaia e migliaia di tifosi interisti rimane la data di uno scudetto già vinto regalato alla Juventus. Protagonista della giornata l’indimenticabile Vratislav Gresko, l’erede di Roberto Carlos, il biondo terzino slovacco che avrebbe dovuto turare le falle apertesi sulla fascia sinistra dopo la cessione del brasiliano al Real Madrid.
Ma andiamo con ordine. Lo slovacco fu acquistato dall’Inter nell’estate del 2000, in panca disegnava schemi Marco Tardelli e non si sapeva ancora se Ronaldo sarebbe tornato ad essere nuovamente un calciatore. Di Gresko, proveniente dal Bayer Leverkusen squadra rivelazione del campionato tedesco, si diceva che fosse un terzino dotato di buona corsa, discreta tecnica e un’ottima botta di sinistro. La prima partita in maglia nerazzurra sembrò confermare questa impressione ma le partite seguenti furono un disastro. Nonostante questo e nonostante il cambio di allenatore, da Tardelli a Cuper, Gresko mantenne il posto in squadra anche per la stagione successiva. Il posto da terzino sembrava intoccabile e Vratislav, insieme ai suoi compagni, arriva a giocarsi lo scudetto il 5 maggio del 2002 in un Olimpico completamente nerazzurro contro una Lazio che non ha più nulla da chiedere al campionato.
La classifica recita: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. La Lazio non ha praticamente opportunità di arrivare in Champions League e ha un pubblico schierato apertamente contro la squadra. Situazione ottimale per i nerazzurri. Dopo 13 anni sembra ormai fatta si prepara la festa e il goal di Vieri dopo 11 minuti pare mettere la parola fine alla vicenda. Ma nessuno aveva ancora fatto i conti con Gresko. Poborsky pareggia ma Di Biagio riporta l’Inter avanti. E proprio quando lo scudetto ha già preso la via di Milano, ecco che il mitico terzino, proprio prima di rientrare negli spogliatoi, regala un pallone d’oro ancora a Poborsky che non si fa pregare e realizza il 2-2. Da lì è solo una discesa verso il peggiore degli incubi pallonari. L’Inter perde 4-2 e consegna lo scudetto alla Juventus fra le lacrime di Ronaldo e di…Gresko. Il giocatore diventa infatti l’imputato principale della disfatta, con i tifosi nerazzurri che vorrebbero linciarlo e quelli di altre squadre dalle maglie a strisce verticali che vorrebbero erigere statue a futura e imperitura memoria.
Si viene anche a scoprire che la stessa cosa era capitata appena due anni prima quando Gresko vestiva la maglia del Bayer Leverkusen e quest’ultimo aveva bisogno solo di un pareggio contro il già salvo Unterhaching. Le “aspirine” furono invece sconfitte e raggiunte in classifica dal Bayern Monaco che divenne campione grazie alla differenza reti. In tutto questo uno dei protagonisti della disfatta era sempre il buon Gresko. Crediamo però che Cuper non sapesse di questa statistica altrimenti lo avrebbe spedito di filato alla Pinetina. A fine stagione Gresko viene ceduto in prestito al Parma, dato che nessuno vuole acquistarlo, dove gioca solo 4 spezzoni di partite. La soluzione rimane allora quella di emigrare in Inghilterra al Blackburn lontano da facili ironie, prima di tornare al Bayer Leverkusen nell’estate del 2007 e dove tuttora milita. “Ei fu siccome immobile…”.