Bocciato dal Palermo e scaricato dalla fortuna. È la parabola strana, triste, illogica di Mauricio Pinilla, la stella che non brilla più. Cercherà fortuna in Sardegna, nel mezzo di una stagione difficile da raddrizzare. Altro giro, altra isola, dopo Cipro e Sicilia. Arrivato a Palermo nell’estate 2010, dopo aver assaggiato mezzo mondo tra gol, incomprensioni e infortuni, Mauricio è diventato in fretta un simbolo. Soprattutto dello zoccolo duro della tifoseria, che contestano tutto e quasi tutti. Non Pinilla. Un anno da re.
Reduce dai fasti di Grosseto, il bomber cileno aveva impressionato tutto. Chili, forza e potenza. Ventidue partite con Rossi in panchina, otto gol. Poi la discesa lenta, inaspettata, ma progressiva. Un anno da fenomeno. Poi il vuoto. Da reuccio a sopportato: aveva incantato il Palermo, poi è precipitato nella polvere. In pochi mesi ha abbagliato il popolo rosanero, ingolosito gli altri club, italiani e europei, allettato Zamparini che, per tenerselo, aveva tenuto duro alle richieste di Della Valle, che per portarlo a Firenze avrebbe sborsato sicuramente più dei 3 milioni, che il Palermo incasserà da Cellino in caso di riscatto. Ma proprio dopo essere stato trattenuto, Pinilla si è smarrito. Quasi fosse finito prigioniero di un incantesimo.
Senza Rossi, si è perso. Quest’anno è stato impiegato titolare soltanto in poche circostanze, colpa anche dei soliti acciacchi. Se escludiamo il match col Chievo, nelle ultime partite, ha sempre cominciato dalla panchina e Mutti gli ha concesso le briciole. La stella trascurata è stata scalzata perfino da Budan, uno che di infortuni se ne intende e che a 32 anni tutto si aspettava, tranne che tornare titolare. Il cileno triste riparte da Cagliari. Chissà che sulle rive del Poetto non possa trovare la felicità perduta.
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