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Ritratto di Francesca, leggenda azzurra
Ribelle come McEnroe, infinita come Ivanisevic

di Alessandro Bisconti
05 giugno 2010 17:37
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E adesso goditela, Francesca. Come nel 1998, quando Pantani vinse il Tour: l'inno di Mameli a Parigi. Il Roland Garros torna a parlare italiano dopo 34, lunghissimi anni. Francesca Schiavone entra nella leggenda e rinverdisce la preistoria di Adriano Panatta. Due set a zero alla quotatissima Stosur, australiana numero 7 del mondo, con una regolarità da formichina, con il furore della Leonessa e trovate geometriche incantevoli. Se non ci fosse questa Schiavone, che da lunedì sarà numero 6 del mondo, bisognerebbe inventarla: 6-4, 7-6 in un'ora e quaranta minuti, un tiebreak praticamente perfetto (vinto 7-2).

 

E' la ciliegina sulla carriera di Francesca, che con 30 anni addosso, forse mai avrebbe pensato di ritrovarsi regina di Parigi. Tre tornei vinti finora (Bad Gastein, Mosca e Barcellona), oltre alla doppia Fed Cup. Quisquilie in confronto a quello che è riuscita a combinare in questi giorni. Le due settimane più lunghe nella carriera dell'azzurra che hanno trovato la loro sublimazione nel tiebreak della gloria, come se l'equilibrio e le passioni del match più importante avessero partorito una nuova campionessa.

 

Ribelle come McEnroe, infinita come Ivanisevic. E pensare che nel 2008, a 28 anni suonati, sembrava una tennista sul viale del tramonto. Scivolata oltre il numero 35 del ranking, dopo avere accarezzato (2 anni prima) la soglia delle top ten, ha atteso con pazienza il momento giusto per rientrare di prepotenza nell'olimpo del tennis. E' la donna delle prime volte, Francesca. La prima azzurra a sbancare Parigi. La protagonista assoluta della prima Fed Cup (la Davis femminile).

 

Al punto che quando trascinò le compagne al trionfo (Belgio 2006), il suo urlo di gioia finì su Internet, sulla "home page" del sito della Wta, il circuito delle tenniste. Gioia e rivoluzione. Come qualche anno fa, quando si tolse lo sfizio di demolire con la maglia della nazionale la numero uno del mondo, Amelie Mauresmo a casa sua, in Francia, per poi dire: "Battere la numero 1 in casa sua ha un sapore speciale. A pensarci bene è un po' come superare il Brasile al Maracanà. Solo che già guardo al futuro e vedo solo un sogno. Il Roland Garros". Ed eccola la ciliegina, nel torneo più importante sulla terra. Con il marchio, beffardo e felice, di numero 17 del mondo. Il suo sogno, il nostro sogno, non è più un sogno. Francesca Schiavone, sei nella storia.

 

 

 

Primo turno

Schiavone-Kulikova 5-7, 6-3, 6-4

 

Secondo turno

Schiavone-Ferguson 6-2, 6-2

 

Terzo turno

Schiavone-Na Li 6-4, 6-2

 

Ottavi di finale

Schiavone-Kirilenko 6-4, 6-4

 

Quarti di finale

Schiavone-Wozniacki 6-2, 6-3

 

Semifinale

Schiavone-Dementieva 7-6, rit

 

Finale

Schiavone-Stosur 6-4, 7-6 

 

 

© Riproduzione riservata
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Anonimo 06 giugno 2010   20:09

Mentre godo il meritatissimo successo di Francesca Schiavone mi viene in mente l'articolo apparsa questa settimana su un giornale di New York che quasi quasi voleva mettere in ridicolo il fatto che Francesca fosse la prima italiana finalista in un Grand Slam di tennis (ormai vincitrice!).

 

Mi e` apparso un articolo banale che puzza sia di ignoranza sia di razzismo.  Sembra che questi americani abbiano dimenticato che l'Italia e` sempre presente in uno sport o nell'altro.  Basta vedere i medaglieri.  Credo che un italiano o un'italiana vincera` a Wimbeldon prima che gli Stati Uniti vinceranno un mondiale di calcio (soccer per loro).

 

E questi americani devono ricordare anche che l'America e` diventata grande anche grazie al contributo politico, economico, culturale, sociale di milioni di italiani trasferiti oltre oceano.

 

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