Il Gran Premio del Bahrain ha posto in agenda alcune questioni e ha originato delle riflessioni. Ci sono, dunque, buone notizie, accanto ad altre meno buone (se non addirittura negative). Iniziamo con le notizie non-buone. Se la FIA e la FOM di Ecclestone, detentrice dei diritti commerciali della Formula 1, pensavano di aumentare lo spettacolo, favorire la competizione tra i piloti in gara e in prova e, quindi, giovare ai sensi degli spettatori attraverso l’introduzione delle nuove regole tecniche (in primis, abolizione dei rifornimenti e contestuale restringimento delle gomme anteriori), allora possiamo tranquillamente dire che l’obiettivo è stato pienamente fallito. Il Gran premio del Bahrain è stato noioso come da troppo tempo accade e gli unici sorpassi cui si è assistito (ovvero che la regia unica della FOM ci ha fatto vedere) sono stati quelli tra piloti con monoposto dalla diversa competitività manifesta (Hamilton su Barrichello, per esempio), quelli causati da errori di guida (Rosberg su Hamilton, che poi ha ripassato il tedesco nel pit stop) o quelli causati da problemi meccanici, in primis il sorpasso di Alonso, Massa e Hamilton su Vettel “mutilato” dallo scarico rotto, che ne ha compromesso la gara. Alonso può anche dichiarare che avrebbe attaccato Vettel nelle fasi finali, resta il fatto che provare è una cosa, sorpassare senza far danni è un’altra.
Il tema dominante della gara è stato quello illustrato con limpidezza da Michael Schumacher: «c'è la partenza dopo di che è tutta questione di mantenere il proprio passo e non fare errori» ha dichiarato Schumacher «superare è quasi impossibile, a meno che qualcuno non faccia un errore. Questa è l'azione che avremo sfortunatamente con questo tipo di strategie». Condanna da cassazione. Chi ha avuto il piacere di guardare le due gare GP2 Asia sabato pomeriggio e domenica mattina, si è reso conto del livello di spettacolo. Per la F1 la via non è certamente quella della serie cadetta (monoposto unica), ma qualche elemento di riflessione - come chiesto a gran voce dal team principal della McLaren, Martin Whitmarsh - la FIA e Ecclestone dovranno farla necessariamente, perché se continua così la F1 rischia di perdere gli ultimi veri appassionati. Sarebbe un grave errore pensare che il numero dei biglietti venduti in Estremo Oriente sia l’indice più veritiero della passione generata dalla F1. Anche laggiù, prima o poi, si stancheranno di annoiarsi.
Per le buone notizie, il GP del Bahrain è stata la gara dei debutti e dei ri-debutti. Hanno debuttato tre nuove squadre di Formula 1, tra difficoltà, scommesse goliardiche, e veri e proprie crisi di sonno, come quelle patite dallo staff della Hispania, che non è andato a dormire sabato, per poter costruire la monoposto di Chandhok (ma anche alla Red Bull hanno dovuto fare lo stesso: mal comune, mezzo gaudio). Virgin, Lotus e Hispania Racing hanno portato in pista le vetture e tutto sommato non è accaduto niente di trascendentale in senso negativo, neanche alla voce “distacchi” patiti dalle nuove squadre. La F1 ha bisogno di nuovi volti sicuramente e l’ingresso di nuove realtà andrebbe favorito, seppure in un quadro di affidabilità tecnica e finanziaria ben definito (altro fallimento della FIA e della FOM, su cui preferiamo non infierire). Di questi nuovi team, la Lotus ha un non-so-che di dejà-vu, ma solo nella denominazione. Eppure, ha fatto un certo effetto vedere le due monoposto verde-oro di Kovalainen e Trulli finire la gara, anche se nelle retrovie.
Ha ri-debuttato in F1 un signore tedesco con un gran palmares - un certo Schumacher Michael, da Kerpen - il quale ha dimostrato anzitutto che gli anni passano, ma il cervello può rimanere intatto. Fotografando lucidamente la gara, fin dall’inizio (come abbiamo riportato), ha fatto l’unica cosa che poteva fare: guidare con attenzione e costanza, senza sobbalzi, senza doversi inventare niente. Sarebbe curioso dare una sbirciatina alle pastiglie dei freni della sua Mercedes. Ma riuscire in questa impresa particolare (non perdere il senso della realtà) a 41 anni, con tre anni di lontananza dalla bagarre della gara, è già una impresa degna di nota. Chapeau!
Ancora, il “Terzo Tempo” ha debuttato in F1. Sabato pomeriggio, Sebastian Vettel lo ha inaugurato, nella consueta conferenza stampa post-qualifiche, formulando le proprie sincere felicitazioni a Felipe Massa, per il suo ritorno e per la sua confermata competitività. Un gesto signorile, sportivo, inusuale in quel mondo e, per certi versi, commovente (l’età avanza pure per noi…). Domenica, Hamilton - che aveva già salutato cordialmente il rientro di Massa - ha replicato sul podio, complimentandosi sul podio con il duo Ferrari e rivolgendo ad Alonso le felicitazioni per il suo ritorno nelle posizioni di vertice. Parole significative, quelle del giovane inglese, che devono aver destato sensazione in Alonso, che non ha tra le sue doti principali il fair play.
Nell’area “Terzo Tempo” possiamo inserire le parole accomodanti di Stefano Domenicali, tendenti a dare una lettura precisa all’atteggiamento in gara di Massa, arrendevole (o saggio?) in partenza con Alonso, poi “rallentato” dalle alte temperature del motore della sua F10. Alonso in McLaren fu battuto dal giovane Hamilton, per nulla intimidito dal già due-volte campione del mondo. Ma in un quadro di parità di trattamento, che forse fu minato proprio dalle bizze caratteriali di Alonso. Un monito per la Ferrari, dove potrebbero emergere dissidi e ripicche tra Massa e Alonso, al di fuori delle fisiologica lotta tra due piloti competitivi. Senza rievocare i drammi del passato, sarebbe veramente grave se a Maranello si passasse dalla competitività alla guerra intestina, anche se a Massa forse si dovrebbe chiedere di perdere qualche indecisione di troppo, quanto meno in gara. A Stefano Domenicali l’arduo e ingrato compito di fare una sintesi, senza tarpare le ali a nessuno.