(di Giuseppe Bagnati) Chiedete ad un bambino che comincia a giocare a calcio: "Qual è il tuo sogno?". Vi risponderà: "Entrare in porta con tutto il pallone". Proprio come è successo a Igor Budan, attaccante del Palermo, domenica sera a Torino contro la Juventus, sicuramente il gol più bello della carriera di questo croato di Fiume, 30 anni ad aprile, segnata da sette interventi chirurgici.
L'immagine della solitudine nello sport è stata sempre legata al ciclismo. "Vai, che sei solo" è stato l'incitamento al ciclista in fuga, "un uomo solo al comando" è stato Fausto Coppi, solo e unico.
Il calcio no. É gioco di squadra, dove oggi si aggrediscono gli spazi nemmeno fossimo a Star Trek e se per caso ti avventuri qualche metro più avanti, è implacabilmente fuorigioco, sanzionato dall'arbitro o dal guardalinee o comunque rilevato da moviole, linee che appaiono sullo schermo della tv.
Budan, sciaguratamente lanciato a rete da Grygera, è stato più veloce di un esterrefatto Manninger e se ne è andato col pallone tra i piedi. Certo, era solo. Ma poteva tirare subito a colpo sicuro, invece ha preferito accompagnare in porta il pallone e metterlo dentro. Era passato un minuto da quando aveva sostituito Miccoli. L'esultanza è composta, l'attaccante ha ripreso il pallone che ha messo dentro, lo ha portato sotto la maglia, mimando il pancione. Tanto era solo.
Nel calcio non succede quasi mai. Solo un poeta, il romano Fernando Acitelli, aveva raccontato in versi la storia di 160 giocatori, dedicando a Domenghini questo verso: "spesso incarnasti la solitudine dell'ala destra", che darà il titolo alla raccolta. Ma quella è poesia.
Entrare in porta da solo resta allora un sogno. Budan lo ha realizzato. Mazzola invece no. A Budapest contro il Vasas, Coppa Campioni, 8 dicembre 1966, dopo aver dribblato due difensori e il portiere, invece di tirare a colpo sicuro, ha saltato un altro difensore, si è spostato al centro dell'area e ha segnato: dodici secondi di grande calcio, un altro tipo di solitudine con Herrera che urla dalla panchina e Suarez che, andato incontro a Mazzola, invece di abbracciarlo per il gol, gli urla: "Se non segnavi, ti ammazzavo. Sei pazzo, pazzo, pazzo". Budan è stato molto più normale.
avesse messo la palla dentro di testa, come facevamo da piccoli quando si giocava in mezzo alla strada, sarebbe stato molto ma molto più bello!!!
e poi contro la Juve...