Il caso Balotelli continua a tenere banco. Un hacker dopo essere entrato nel sito del Chievo Verona ha lasciato un post con un pesante insulto: “Balotelli crepa”. Che ormai l’attaccante dell’Inter sia stato preso di mira dagli ultras di tutta Italia è un dato di fatto. E’ anche un dato di fatto che Balotelli faccia di tutto per diventare il giocatore più antipatico al mondo. La sua arroganza non può essere però una scusa per scatenare qualsiasi forma di razzismo.
I “buu” che si sentono ogni domenica negli stadi italiani sono inconcepibili in qualsiasi società civile. Sono da censurare come del resto le dichiarazioni del presidente del Chievo Campedelli e di tutti quelli che hanno attaccato Balotelli accentrando l’attenzione sul comportamento del giocatore giustificando così i cori di insulto. Sia chiaro l’attaccante dell’Inter non è uno “stinco di Santo” ed il suo atteggiamento dimostra tutta la sua immaturità.
E’ anche errato generalizzare facendo finire nel calderone tutti i tifosi delle squadre italiane come se il razzismo fosse una componente predominante dei supporter. Forse il vero problema sta nel non accettare che Balotelli sia italiano e che ne vada fiero. Non è un caso infatti che a fine partita l’attaccante ai microfoni Sky abbia inveito nei confronti dei veronesi in dialetto bresciano. Lui ghanese di origine è stato adottato da una famiglia di Brescia dopo pochi mesi di vita e all’età di 18 anni è diventato italiano a tutti gli effetti.
Purtroppo al tifoso prima di entrare allo stadio non può essere fatto un test sulla tolleranza razziale.
Il ministro Maroni ha proposto di sospendere le partite alla minima manifestazione di intolleranza razziale sugli spalti ricevendo il plauso da parte di molti esponenti del mondo del pallone. Purtroppo la possibilità che una partita venga fermata rimane comunque un’ipotesi remota e allora cosa fare?
Continuare a colpire le società con multe e squalifiche del campo o fare disputare le gare a porte chiuse penalizzando i tifosi civili (la maggior parte) non risolve il problema.
L’unica soluzione potrebbe essere quella di localizzare con le telecamere le frange di tifosi che “ululano” dagli spalti e farli accompagnare all’esterno dello stadio stracciando l’abbonamento e impedendogli di entrare in futuro. Bisogna intervenire al più presto per riportare la civiltà negli stadi italiani sempre più in mano a gruppi di ultras. Mentre per Balotelli sarebbe consigliabile un corso di buone maniere e di autocontrollo.