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50 anni fa l'ultimo volo dell'Airone
Quella volta che Coppi fu tradito dalle ostriche di Palermo...

di Alessandro Bisconti
03 gennaio 2010 16:34
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E’ diventato leggenda prima ancora di morire. La vita di Fausto Coppi non ha bisogno di presentazioni. Simbolo di un Paese intero e pioniere del ciclismo moderno: la carriera dell’Airone è scolpita nel ricordo di chi l’ha vissuta direttamente, e di chi ne ha appreso le gesta attraverso giornali, libri o videocassette. A cinquant’anni di distanza dalla morte la memoria di Coppi è viva più che mai. Il Campionissimo, tra fughe, scatti e premiazioni, ha vinto e stravinto. Cinque Giri, due Tour e un Mondiale solo per citare le perle più conosciute. Eppure, nella montagna di ricordi, in pochi sanno che la sua storia si è intrecciata, con poca fortuna, con le strade di Sicilia.

 

L’ultima maglia rosa Fausto Coppi l’ha indossata a Taormina, di fronte all’Isola Bella. E’ il maggio del 1954. Coppi, in maglia iridata dopo il trionfo di Lugano ’53, corre ancora per la Bianchi, la squadra che lo ha accompagnato nei momenti più belli. Ha quasi 35 anni, ma di scendere dalla bici non ne ha voglia. L’obiettivo della vigilia era la conquista del sesto Giro d’Italia (uno in più di Binda), il terzo consecutivo. Partenza da Palermo e poi su fino a Milano, passando per Appennini e Dolomiti. La prima tappa è una cronosquadre di 36 km, su e giù da Monte Pellegrino. La vittoria della Bianchi è schiacciante: oltre quattro minuti di vantaggio sul team svizzero (all’epoca i corridori stranieri venivano raggruppati in squadre nazionali). A tagliare il traguardo per primo e a vestirsi di rosa, è ovviamente il capitano dell’armata biancoceleste. Sembra l’inizio dell’ennesimo monologo. Ma l’indomani accade l’impossibile.

 

L’innocua Palermo-Taormina si trasforma, per Coppi, in un calvario infinito. Si tratta di uno degli ultimi rantoli agonistici del Campionissimo. E’ il 22 maggio, una giornata torrida. La tappa, 280 km, si infiamma subito dopo la partenza. Sul traguardo taorminese sfreccia per primo Giuseppe Minardi, detto Pipazza, passistone romagnolo al terzo successo di tappa nella corsa rosa. Secondo è Fiorenzo Magni. E Coppi? Arriva nelle retrovie con 11 minuti e mezzo di ritardo. Il grande rivale Hugo Koblet lo precede di cinque minuti. Sull’inattesa crisi di Coppi si rincorrono ancora oggi tanti perché. Scoppiano polemiche e voci di sabotaggi e tradimenti.

 

La versione più attendibile, ripresa anche dalle cronache, parla di indigestione da ostriche, che il campione piemontese aveva mangiato in un ristorante palermitano. Sul banco degli imputati finisce un cuoco genovese. Coppi si riprende, a fatica. Le Dolomiti tornano terreno di conquista ma non basta. La passerella di Milano è una via crucis. Quarto in classifica, il Campionissimo subisce l’onta dei primi fischi. Taormina decreta la caduta del mito. Il Giro è andato per sempre. Le ali dell’Airone continueranno a volare per altri cinque anni. Ma senza la solita leggiadria.

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