Martin Whitmarsh, team principal della McLaren, non ha usato perifrasi nel rimproverare Sebastian Vettel per l'incidente che ieri ha eliminato l'incolpevole Jenson Button dal Gran Premio del Belgio. «Non è quello che ci aspetteremmo di vedere in F1, ma più una reminiscenza delle formule minori» ha affermato il boss del team di Woking, solitamente compassato, che ha anche ritenuto troppo leggera la penalità del Drive Through inflitta al pilota tedesco della Red Bull. «Vettel è un bravo ragazzo e non ha bisogno di fare queste cose» ha aggiunto Whitmarsh «ma quando ti trovi a fare queste cose dovresti riflettere su che cosa c'è nella tua mente in queste occasioni». Insomma una tirata di orecchie in piena regola per il 22enne pilota di Heppenheim, ieri protagonista di una giornata decisamente movimentata e, soprattutto, punito per la seconda volta consecutiva con un Drive Through dai commissari sportivi.
Non si è fatta attendere la risposta della Red Bull, per bocca di Chris Horner, omologo di Whitmarsh nel team austriaco. «Penso che Sebastian, senza ombra di dubbio, sia un pilota di grandissimo talento» ha replicato Horner un po' piccato dopo il GP del Belgio «ma qui è stata una di quelle corse dove proprio non va niente bene. Ha solo bisogno di stare calmo e concentrato». Il capo della Red Bull di F1 ha poi cercato di spiegare la dinamica dell'incidente, attribuendo a Jenson Button una frenata anticipata, che avrebbe sorpreso Vettel, il quale avrebbe cercato di evitare il britannico campione del mondo in carica con una manovra di emergenza: «Button è un pilota di grande esperienza, mentre Sebastian è un giovanissimo pilota ed è facile essere critici verso qualcuno che è relativamente inesperto, ma che sicuramente imparerà la lezione da ciò che è avvenuto». Ad Horner dovrebbe essere dato un premio honoris causa come “arrampicatore di specchi” dell'anno.
La Formula 1 si sposta ora a Monza, dove fra 10 giorni romberanno già i motori per l'81ma edizione del Gran Premio d'Italia, ultima gara in Europa dell'anno. Il quadro delle possibilità si sta oggettivamente delineando, anche se in casa McLaren e Red Bull si continua a sostenere la tesi del pari trattamento dei piloti, perché sia Button che Vettel, rimasti a bocca asciutta a Spa-Francorchamps, rimangono teoricamente in lotta per il titolo iridato. Mark Webber ha sollecitato la Red Bull a decidere di concentrarsi su un solo pilota (ovviamente se stesso), per non disperdere inutilmente le energie, ma dal management del team è arrivato un diniego di questa possibilità. Sennonché, proprio dai rivali della McLaren-Mercedes arriva il riconoscimento per Webber, considerato il vero competitor per il titolo, anche in virtù della forma fisica del pilota australiano, della tranquillità e della maturità con cui sta affrontando questo topico momento della stagione.
Ragionevolmente Monza sarà un appuntamento decisivo per le ambizioni di Button e Vettel, che dovranno tentare il tutto per tutto per assicurarsi la vittoria, mentre Hamilton e Webber potranno anche fare una gara intelligente e amministrare il vantaggio fin qui accumulato. E Alonso? Il pilota di Oviedo è ancora matematicamente in lizza per il titolo, ma crediamo che ben difficilmente potrà concretizzarsi come una minaccia per i colleghi di Red Bull e McLaren. Anche perché non potrà contare sulla verve competitiva del compagno di squadra/primo rivale Felipe Massa, di fatto retrocesso a seconda guida. Dal quale ci si potrà aspettare belle gare, ma certamente nessuno è così stolto da pretendere di scapicollarsi per Alonso.
Alonso a Spa si è appellato alla sfortuna e alla pioggia. Ma il fondatore della fabbrica che gli dà lavoro – il mitico Drake – era solito affermare che nelle corse “la sfortuna non esiste”. E la pioggia ha colpito Alonso nello stesso modo in cui ha disturbato tutti gli altri, compreso il vincitore Hamilton, uscito alla Rivage e capace però, con grande sensibilità, di non sbattere la monoposto sulle barriere esterne, per poi riprendere la via dei box, cambiare le gomme e trionfare. Chi corre sa perfettamente che, quando la pista è bagnata, l'unica cosa che sicuramente non si deve fare è mettere le gomme sui cordoli, perché il testacoda è scientificamente assicurato. Alonso ieri alla curva Malmedy è incorso in uno di quegli errori tipici dei principianti, che neanche chi scrive è stato in grado di fare (e spera di non fare quando ritornerà sul mitico anello delle Ardenne). Sicuramente, nella concitazione della gara di ieri, è ammissibile anche un errore di questo tipo, ma nell'arco di tutta la stagione Alonso ha fatto più di uno svarione, aiutato da un muretto box apparso più volte decisamente appannato nelle strategie e nella gestione delle informazioni che le sottintendono. Ovviamente, fare questi ragionamenti dietro un computer, a mente serena, è più facile che farli sotto la pressione della competizione, ma la Ferrari non è sicuramente la Scuderia Horsemoon (che tra l'altro non esiste).
L'unica cosa che sentiamo di dire è che la Ferrari, nel futuro, dovrebbe trarre il massimo da entrambi i piloti. Alonso ha vinto in Renault in una situazione di netta primazia tecnica e strategica. Non è mai stato in grado di far bene quando ha trovato un compagno di squadra al proprio livello o al quale era assicurato lo stesso sostegno tecnico. E alla McLaren andò subito in crisi quando Lewis Hamilton, da debuttante, dimostrò immediatamente di saperlo mettere in difficoltà. In tempi di crisi, il sostegno di uno sponsor importante - come l'istituto di credito iberico che appoggia Alonso - è sicuramente un dato da non trascurare, ma non può essere determinante nelle scelte dei conduttori. Almeno per la Ferrari. Le dichiarazioni di ostinato ottimismo di Alonso sarebbero encomiabili, se si trattasse di una manifestazione di indomita combattività, ma rischiano di dimostrasi un discutibile espediente per nascondere una stagione di errori imperdonabili.