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Pagliariccie e 'cancielle/ chesta'e'vita di 'in'carcere' sta/ pe'na'femmena'bella/ aggio'pers pur'io'a'liberta'. Le canzoni che hanno narrato l’Italia dal carcere. I ‘neo melodici, ovvero ‘camorra sound’.

di Marcello Sajeva
25 gennaio 2010 14:06
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E Mario Merola continuava: ‘teng'a'mamma'malata/ca'me'chiamme e'ma'aspetta/io che sto carcerato/nun'a pozz salva/io stong carcerato e mamma more/voglio muri' pur io primme e stasera/oi carcerier mio oi carcerier/famme la carita/famme avvasa a mamma.’

Esiste una vasta letteratura e un vasto repertorio di canzoni che narrano la vita in carcere e i problemi dei carcerati. Pagine belle scritte, ad esempio, da condannati a morte durante la ‘resistenza’ (mamma non devi piangere per la mia triste sorte, piuttosto che parlare vado alla morte) o canzoni popolari (ammore ammore mandame un saluto che sto a Regina Coeli carcerato) o canzoni d’autore (le mantellate son delle suore, per son celle oscure).

Non è di questo repertorio che intendiamo scrivere. In questo momento sta esplodendo un fenomeno grazie anche alla complicità della ‘rete’ (You tube, in modo particolare) e di una diffusione attraverso radio private e altri mezzi di comunicazione ‘nazional-popolare’, quello che è stato, a ragione, definito il ‘camorra sound’.

Il fenomeno del neomelodico è nato circa una decina d'anni fa, Maurizio Costanzo dedicò al fenomeno una puntata del suo show) e va distinto si distingue decisamente dal classico napoletano. Mario Merola, anche se in buona fede, può essere definito un antesignano dello stesso. I testi delle canzoni neo melodiche, tutti in dialetto napoletano, ma il dialetto napoletano, almeno nelle canzoni è la lingua ufficiale del nostro sud, sono semplici e facili da canticchiare e utilizzano un linguaggio comune e a tratti volgare. I temi sono quelli classici: amori, tradimenti, onore, rispetto e andando oltre il carcere,

‘nu latitante e na foglia int'o viento nun po allucca nun po di so innocente telefono a casa pe di sulamente rimane e natale vulusse turna'

La lontananza dagli affetti familiari, che a volte viene vissuta da latitante.

‘Ciao ammore mio venite ca bell'e papa marraccumanno facite e buone e nun le facite piglia e coller'a mamma.’

‘Nu latitant’, di Tommy Riccio, uno dei più noti neo melodici, è una dichiarazione di solidarietà e cum-passione per gli affiliati che scappano perché braccati dalla polizia. Il latitante ‘è un pover’uomo spodestato dalla possibilità di stare con i figli, di avere il caffè dalla moglie la domenica mattina, che sbanda a ogni bussata per paura di quei cattivi dei poliziotti. Il latitante non può gridare la propria innocenza.

Questo genere ha invaso i quartieri popolari, non soltanto napoletani e, per restare a casa nostra, in tutti i quartieri popolari palermitani, è diventato il portavoce di quei valori tipici delle periferie delle grandi città del sud dove disagio e illegalità sono il vivere quotidiano.

Non sono esclusi e non soltanto nello sfruttamento commerciale “presunti” legami con la camorra. La criminalità organizzata ha infatti un ruolo di primo piano nella sovvenzione dei cantanti alle prime armi e nella gestione degli incassi di artisti affermati. I cantanti neomelodici, fanno battere i cuori delle ragazzine dei vicoli, allietano le feste di piazza, i matrimoni e le cerimonie, diventano un’inarrestabile colonna sonora dei quartieri e dei mercati popolari. Colonna sonora che possiamo ascoltare ai semafori da auoradio a tutto volume.

In alcuni testi possono anche celarsi, “comunicati” per il clan. Pizzini sonori, veicolati attraverso le radio e le tv compiacenti e ammiccanti. La famosa scena del film “Ieri, Oggi e Domani”, quella in cui Mastroianni manda notizie in carcere a Sofia Loren, contranbandiera di sigarette americane, facendole cantare è considerata ormai un gioco da ragazzi.

Sempre Tommy Riccio in ‘Stanza 39’ ci parla del povero carcerato “che non vede il sole, e che per lui i mesi non passano, può solo scrivere lettere per chi li aspetta e ascoltare “da lontano ‘na voce canta’”

“Noi carcerati siamo la voce di questa città”. “Ragazzi gridate con me così forse Dio ci da una mano”; ed elegiaco: “La gente di noi ha paura, ci condanna senza saper niente, siamo i carcerati quelli che hanno fatto meno peccati”.

In ‘Napule carcerata’, gli ospiti di Poggioreale“, sono solo figli di mamma, a cui nulla la vita ha regalato”, e che hanno pensato bene di rubare.

…….

“comprati un vestito senza neanche i bottoni bianchi, soltanto così Dio non saprà”. Testo di Luigi Giuliano, boss di Forcella, oggi pentito. Ci riferiamo al neomelodico più famoso: Gigi D’Alessio. Due sue canzoni, “Annarè” e “Anna si sposa”, sono state scritte di persona dal boss di Forcella, Luigi Giuliano. Questi testi sembrano un trattato di sociologia popolare. Anna si sposa: l’ex ragazzo è incredulo. Se è stata con lui non potrà mai essere di nessun altro. Di più: non può sposarsi in chiesa: “se ti sposi in chiesa fai scemo a Gesù”. Meglio ancora Annarè: “voglio ancora che triemm’ ‘e paure si stammo dint’ ‘o scuro alluccaneme ‘nfaccia mi ha primma spusa’”…. “voglio ancora che tremi di paura se stiamo al buio, gridandomi in faccia: ‘mi devi prima sposare”.

Quella dei neomelodici è una cultura che cerca di fare del camorrista un eroe, del carcerato un personaggio positivo, mentre chi lo denuncia è un infame".

‘Il mio amico camorrista’, cantato da Lisa Castaldi elogia le qualità di un boss della camorra,mentre "Femmena d'onore" gli infami sono i pentiti di camorra che denunciano tutto alla polizia. Altri come Fabrizio Ferri cantano "I drogati so buoni wajun".

E ci fermiamo qui rendendo omaggio a Fabrizio De Andrè:

A che bell’ò cafè pure in carcere ‘o sanno fa co’ à ricetta ch’à Ciccirinella compagno di cella precisa a mammà Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità mi scervello e mi asciugo la fronte per fortuna c’è chi mi risponde a quell’uomo sceltissimo immenso io chiedo consenso a don Raffaè.

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