“Vicky Cristina Barcelona” deve il suo successo al talento indiscutibile del cast e alla fascinosa ambientazione spagnola ma è un film che rischia di apparire come un gigante dai piedi d’argilla, poiché tanto la trama quanto lo sviluppo mancano di una efficacia tale da renderlo dotato di una autonomia intrinseca.
Woody Allen sceglie l’incantevole Barcellona e la sorprendente Oviedo per orchestrare il suo ben collaudato cliché di storie irrisolte, laddove i lieti fine brillano per la loro assenza e lasciano il posto ad uno strano, quanto trasparente, senso di nebulosa angoscia e rassegnazione.
Forse Barcellona e la sua singolare meraviglia non erano lo sfondo giusto per il binomio fissità-pseudo dinamica interiori tipico dei personaggi di Allen ma ciò non toglie che lo sguardo talora rallentato, talora adombrato del regista faccia riscoprire la bellezza di questa città e dei suoi dintorni in una versione inedita, lontana dalla velocità-valore che la contraddistingue.
Splendida Rebecca Hall… Un’espressività ed una mimica capaci di incarnare magistralmente una donna dominata dalla razionalità e dal desiderio dirompente di mettersi in fuga sui binari di una a-logica felicità, trattenuta e soltanto promessa.
Il viso e il corpo di Rebecca Hall godono del riverbero degli angolini barocco-gotici di Barcellona, i cieli luminosi e le notti giovani della città si mescolano negli occhi dell’attrice con lo stupore delle prime volte, e grazie alle inquadrature incorniciano una trama debole nella potenza espressionista dello Sguardo che, da solo, si fa narratore.
Javier Bardem è un attore che non ha bisogno di alcun tipo di presentazione, in virtù dell’interpretazione ineccepibile del suo folle personaggio in “Non è un paese per vecchi”, ed è senz’altro l’Uno plotiniano dell’intero film e da cui tutto promana.
Jevier Bardem interpreta un pittore bizzarro e sopra le righe, caratterizzato da un misterioso e trasversale carisma che atterra tutte le protagoniste del film e le lega a sé sino ad ibridarle…Bardem ha facoltà mimetiche che gli permettono di essere, con disinvoltura, tragicamente seducente e drammaticamente originale.
Bardem riecheggia vagamente Marlon Brando ma, di contro, Allen è deficitario della forza che ebbe Bertolucci nell’esaltare la profonda sensualità del compianto attore.
Brave anche Scarlett Johansson e Penelope Cruz, anche se la loro presenza nel film è la spia di un malessere:
In “Vicky Cristina Barcellona” si ha la sensazione che, pur nella coerenza formale, ci sia qualcuno o qualcosa che non stia al suo posto, che qualcuno o qualcosa facciano male il verso a grandi film e grandi ambientazioni già visti e rivisti.
Merito di Allen è, però, quello di aver intessuto una splendida lode ad una città fantastica con inquadrature e tagli ad hoc… ed è già un dono divino riuscire ad esprimere l’emozione che Barcellona suscita senza balbettare.
Edvige Galbo
bello ,puntuale e coraggioso articolo che "punzecchia"senza demolirlo l'ultimo mostro sacro del cinema mondiale......una voce fuori dal coro del gregge politicamente corretto e pertanto belante...sono curioso di leggere altri "pezzi"di questa nuova firma della gloriosa e prestigiosa critica cinematografica siciliana luigi culmone
Il tuo amichetto può anche farti i complimenti, ma tu dimostri di essere totalmente nuda della cinematografia di Woody Allen che in questo film torna a dare il meglio di sé con dialoghi brillanti e ancora una volta osanna le donne nelle loro mille sfaccettature. Recensione bigotta o solo una coincidenza essersi schierata con l'unica donna del film che incarna il conformismo? Critici si diventa studiando, non ci si improvvisa.
G.N.
bello ,puntuale e coraggioso articolo che "punzecchia"senza demolirlo l'ultimo mostro sacro del cinema mondiale......una voce fuori dal coro del gregge politicamente corretto e pertanto belante...sono curioso di leggere altri "pezzi"di questa nuova firma della gloriosa e prestigiosa critica cinematografica siciliana luigi culmone