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"Con le budella dell’ultimo prete, impiccheremo il papa e il re."
Le canzoni che hanno narrato l’anticlericalismo degli italiani

di Marcello Sajeva
29 dicembre 2008 12:30
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Le canzoni anticlericali nascono nell'ambito della cultura socialista e rivoluzionaria tra l'ultimo ventennio dell'Ottocento e la prima guerra mondiale. Rispecchiano le aspirazioni di una classe operaia - formata anche da moltissime donne e ragazzi - che proprio in quel periodo diventò molto organizzata nonostante un analfabetismo diffusissimo.

All’inizio l’anticlericalismo nasce nella Roma papalina e nei territori sotto il controllo del potere temporale del Papa. Papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti 255°, vescovo di Roma e Papa dal 1846 al 1878, con un pontificato di ben 31 anni 7 mesi e 3 giorni, si trovò ad affrontare i moti rivoluzionari e risorgimentali che portarono alla Repubblica Romana, di breve durata, e nel 1970 con la breccia di Porta Pia alla fine del potere temporale e alla realizzazione dello Stato Italiana con Roma Capitale. Status che Pio IX non accettò mai, tanto da ritenersi fino alla sua morte, prigioniero politico dello Stato italiano. Sotto il suo pontificato ordinò, nel nome del Papa re, l’uccisione di molti rivoluzionari che si opponevano al potere temporale della chiesa. Tutti portati o davanti al patibolo (gestito da Mastro Titta, l’ultimo boia della storia d’Itali che finì il suo mandato proprio sotto Pio IX) o davanti al plotone di esecuzione formato dai soldati pontifici. Suo è anche il non expedit, locuzione latina con la quale espresse l’invito ai cattolici di disertare le elezioni politiche del regno d’Italia.

‘E a Roma a Roma

ci sta un papa

che di soprannome

si chiama Pio Nono

lo butteremo giù dal trono

dei papa in Roma

non ne vogliamo più’.

Sotto il Papato di Pio IX si cantava questo e altro.

 

La cultura cattolica del tempo insegnava soprattutto rassegnazione al proprio destino e il rispetto delle autorità tradizionali. I ricchi restavano ricchi e i poveri restavano poveri. Ecco allora che i canti anticlericali diventano sberleffo ma anche accusa violenta, e perciò liberatoria, di una Chiesa vista come complice del potere padronale. Nascono canzoni tipiche della tradizione anticlericale. Canzoni di feroce sarcasmo e documenti straordinari di un mondo operaio e contadino.

‘Bruceremo le chiese e gli altari!

Bruceremo i palazzi e le regge!

Con le budella dell'ultimo prete

Impiccheremo il Papa e il Re.’

oppure

‘Il Vaticano brucerà, il Vaticano brucerà,

il Vaticano brucerà con dentro il papa.

 

e se il governo si opporrà: rivoluzione!

Rivoluzione sia, guerra alla società:

piuttosto che vivere così,

meglio morire per la libertà.’

A queste canzoni sberleffe vanno aggiunte quelle goliardiche anticlericali, anch’esse tramandate da generazioni in generazioni negli Atri di tutte le Università d’Italia. Sono molti i canti anticlericali che si ritrovano e si tramandando soprattutto per tradizione orale e che hanno diverse varianti da regione in regione.

'Quando che muore un prete

Suonano il miserere

Piangono le puttane

È morto un avventor

 

Quando che muore un papa

Suonano le campane

Ma io ci ho un gran piacere

 

gh'è mort un puttanier'.

Segnale che in un paese cattolico come l’Italia c’è qualcosa che non va nel rapporto tra fede e gestione della fede. Molti italiani cattolici, più o meno praticanti, non hanno fiducia nella gestione delle cose ecclesiali affidate ai preti. Non hanno fiducia sia per conoscenza diretta sia per quell’immaginario collettivo che fa del sacerdote l’assertore del principio. ‘fate quello che dico io, ma non fate quello che faccio io.’ ‘Il ‘predicar bene e razzolare male.' ‘

Le allusioni vere o false sulle esperienze sessuali in sagrestia tra il parroco e alcune ignare o compiacenti fedeli sono tante e tantissime e si trovano nelle canzoni sia politiche sia goliardiche. Ricordate ad esempio quella tipicamente goliardica:

‘Co sta pioggia e co sto vento

chi è che bussa al mio convento.’

Il seguito del testo o lo conoscete già o non ci vuole tanta fantasia per immaginarlo.

Andiamo adesso dopo questa premessa a ricordare quelle più o quelle meno conosciute ma abbastanza espressive, che oggi facciamo fatica a ricordare.

‘Quando mòio io non voglio preti

non voglio preti e frati, né Paternostri.

 

là voglio la bandiera dei socialisti.

E larigì larigì larigira, larigira l

a sempre arditi evviva i socialisti e abbasso i Gesuiti!’

(versione politica)

E quando mòio io

non voglio preti e frati

'Ma quattro bimbe belle alla mia barella

Ma quattro bimbe belle alla mia barella'

 

(versione goliardica)

Ricordandoci che le battaglie anticlericali e le crociate della chiesa e dei preti nei confronti di un certo tipo di modernismo non sono finite ma si combattono con altri modi. Le ultime grandi battaglie ‘politiche’ di scontro tra la cultura laica e la cultura furono i referendum sul divorzio e sull’aborto. Persi dalla chiesa, nonostante, come dicevamo, il nostro è un paese cattolico.

 

La Chiesa era vista come una bottega, un luogo di commercio come ci dice una vecchia canzone popolare.

 

‘E le chiese son botteghe

Li preti son mercanti

Vendono madonne e santi

 

e a noi ce credono vecchi poveri e ignoranti

vecchi poveri e ignoranti

 

E durante la Resistenza c’era l’abitudine di parodiare le canzoni fasciste inserendo versi antifascisti. Lo stesso accadeva con le canzoni religiose come ‘Noi voglian dio’, cantata dalle Brigate Garibaldi nel Nord d’Italia:

‘Noi voglian Dio con la bandiera rossa

E la Madonna con il mitra in man

E San Giuseppe con la motocicletta

 

Che porta ordini ai partigian

Deh, benedici o Stàlin i nostri partigian,

vogliam Togliatti ch'è nostro padre

vogliamo Lénin ch'è nostro re.’

Nel dopoguerra Ivan della Mea descrive la rabbia dei giovani bergamaschi per la sconfitta del Fronte popolare nel ’48 nella canzone 'Sent un po’ Giuan te se ricordet, facendo cantare loro:

‘l’ha vinta il pre co le su beghin

La vinta il pre cu so bale e orazion’

e per le elezioni del 53, per dimostrare che una cosa è la Chiesa dei preti una cosa e la Religione, fa cantare a sua madre:

‘Che cosa voglion dire quegli occhi tristi

Io son di chiesa e voto i socialisti.’

E in Sicilia, dopo lo scandalo dei Frati estortori di Mazzarino, ecco la canzone:

‘Mafia e parrini

Si déttiru la manu

Mafia e parrini

Si déttiru la manu

La mafia e li parrini

Eterna sancisuca

Sidduni nni li spaddi

E corda chi nn’affuca

Unu jsa la cruci

L’autru punta e spara

Unu minaccia ‘nfernu

L’autru la lupara’.

E questo scontro non è finito, Don Camilli e Pepponi ci saranno sempre, ma sotto vesti diversi, il diavolo e l'acqua santa sono duri a morire. La scuola laica e la scuola cattolica, la fecondazione assistita, le nuove regole per l'aborto sono temi che vanno affrontati politicamente. Oltre alle canzoni ci sono tante forme di comunicazione mediatica, come le battutte della Litizzetto nei confronti del Cardinale Ruini, nella popolarissima trasmissioe di Fazio 'Che tempo fa'. 

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