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“Prego, vuol ballare con me?
Grazie, preferisco di no / non ballo il tango col casque,“
Le canzoni che hanno narrato il ballo degli italiani.

di Marcello Sajeva
26 dicembre 2008 22:04
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 Agli italiani piace ballare, in discoteca, nelle balere, in casa per un’allegra e divertente la serata con gli amici. Quali balli? Ma tutti balli. Certamente il tango argentino, il tango figurato, non è alla portata di tutti. Ma chi se ne frega.

One, two, three,four,five, six, seven. Dormire, salutare autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spray, macho, clacson, campana, ok, baciare, saluti, saluti, superman! Ok ragazzi adesso cerchiamo di farlo meglio! Ricordatevi che si parte sempre da dormire. Fate attenzione alla differenza tra camminare e nuotare e nel finale due volte i saluti. Farelo bene! "Gioca Jouer" Dormire, salutare, autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spray, macho, clacson campana, ok, baciare, saluti, saluti, superman! One, two, three, four, five, six, seven, eight! Ok ragazzi, ora più veloce, perché i comandi cambiano ogni due battute, se riuscirete a farlo, d'ora in poi potrete farlo anche solo con la musica, perchè sarete dei veri campioni di "Gioca Jouer!" Dormire, salutare autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spray, macho, clacson, campana, ok, baciare, saluti, saluti, superman! All right!.”

 

Gioca Jouer è un ballo di gruppo portato al successo dal disc-jockey Claudio Cecchetto nel 1981. Tutte le discoteche e i villaggi turistici ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia ed è stata pure la sigla del 31° Festival di Sanremo, presentato dallo stesso Cecchetto. Nel 2007 è stato tradotto in francese, inglese, spagnolo, tedesco e cinese ed è stato girato un video per festeggiare i 25 anni del ballo di gruppo, tra i più diffusi e famosi in Itala e non solo.

Perché attraverso una canzone spesso gli autori hanno lanciato un nuovo ballo, abbinando alla musica e al ritmo un testo volto a suggerire agli improvvisati ballerini il modo di muoversi. Ogni anno si assiste a uno o più tentativi di lanciare nelle discoteche e nei villaggi turistici il "nuovo ballo dell'estate". Moda che è stata in auge soprattutto nella metà degli anni Sessanta. Ma non solo.

Iniziamo allora dagli anni venti quando dalla ‘Vecchia America di Rodolfo Valentino arrivò il charleston che inaugurò, anzi rivoluzionò, un nuovo modo di ballare, una rivoluzione dei vecchi schemi che portava nelle sale da ballo una musica ancora considerata da molti "sconveniente", il jazz. Le movenze improvvisate sui ritmi che nascevano dalla tradizione musicale nera avevano dato origine anche al fox-trot, ma fu il charleston a codificare nuovi passi e a diffondersi rapidamente anche in Europa. Il ritmo veloce, la posizione aperta dei ballerini, una maggiore libertà della donna, sia nell'abbigliamento che nelle figure, la presenza di passi acrobatici, sono stati i precursori del boogie-woogie e, nel secondo dopoguerra, il rock'n'roll. La canzone che lo lanciò il charleston fu “Lola cosa impari a scuola” “manco una parola – proseguiva- sai di charleston” traduzione dell'inglese "That's my baby" di George White. Il charleston In Italia arrivò verso la metà degli anni Venti, sull'onda dei film americani con Joan Crawford e dei successi francesi di Josephine Baker. L'epoca del charleston durò poco più di un decennio per concludesi con la grande crisi del 1929. Il mondo intero si avviava inesorabilmente verso una guerra totale e devastante e nei giovani non c’era molta voglia di balli scatenati. In mezzo agli intramontabili lenti, l'unica novità ad animare le sale da ballo negli anni Trenta e Quaranta fu la "tap-dance" resa famosa dalle esibizioni di Ginger Rogers e Fred Asteir sul grande schermo, che in Italia si diffuse però solo dopo la guerra, con il nome di tip-tap.

Finita la guerra, gli americani non portano soltanto penne a biro, coca cola e gomme da masticare ma un ballo che determinerà una vera rivoluzione musicale in tutto
il mondo: il rock'n'rol. Il rock era, caratterizzato da una musica aggressiva e urlata, e che negli anni sessanta e seguenti sarà la musica per eccellenza della contestazione giovanile anche se rinnovata e contaminata da altri generi. A lanciarlo fu il chitarrista Bill Haley, che compose i famosi brani "Shake, Rattle and Roll" e "Rock Around the Clock,
‘L’orologio matto' nella traduzione italiana di L. Giacobetti.  Ma sarà la spettacolarità di Elvis Presley e di una serie di artisti e complessi a scatenare il pubblico giovanile in tutto il mondo. In Italia, le date storiche furono il 1958, quando al Palazzo del ghiaccio di Milano si svolse il primo festival rock, e il 1965, quando i Beatles vennero per la prima volta in Italia in un breve tour che toccò Milano, Genova e Roma. In Italia fu Adriano Celentano a lanciare il primo rock made in Italy ‘Il tuo bacio è come un rock’ (1959). Il rock non fu solo un ballo, ma un modo di muoversi a ritmo della musica che tradiva una chiara ispirazione afro-cubana, ma lasciava ampia libertà ai ballerini, rompendo lo schema di coppia. Negli anni sessanta furono molti i tentativi di dare un nome al nuovo modo di ballare e, nei primi anni Sessanta, si assiste al fiorire di versioni diverse spesso legate a una canzone.

 

A partire dal twist, dall'inglese "torcersi", "dimenarsi". La sua prima apparizione fu nella commedia musicale West Side Story. Chubbi Checker la lanciò nel 1962 con "The twist" e "Let's twist again"; arrivarono poi i successi dei Beatles "Please please me" e "Twist and shout"; "Speedy Gonzales" cantata da Pat Boone. In Italia le canzoni più popolari furono ‘Stai lontana da me’ (Adriano Celentano), Tintarella di luna e Una zebra a pois (Mina), Guarda come dondolo (Edoardo Vianello),’St. Tropez Twist’ (Peppino di Capri).

L'altro filone musicale che ha dato vita a un'infinità di balli è quello latino-americano. Uno dei primi fu il cha-cha-cha, un ritmo sincopato che alcuni fanno derivare dal mambo, altri direttamente dal danzón cubano. Diffusosi in America intorno agli anni Cinquanta, in Italia apparve nel 1959 con un a simpatica canzone parodia, Dracula cha cha cha, interpretata da Renato Rascel. Ma il cha cha cha vedrà il boom solo nei primi anni Sessanta, grazie alla coppia Xavier Cugart-Abbe Lane, che lo portò in televisione.
Ma in principio era il Tango, conosciuto in Europa fin dagli anni Venti, grazie soprattutto a Carlos Gardel, ed ebbe nuova popolarità negli anni Sessanta e Settanta con Astor Piazzolla e le celebri interpretazioni di Milva. A guardare i titoli delle canzoni con la parola "tango", se ne trovano almeno una ventina. Un tango italiano, Kriminal tango, Tango della gelosia.

Da citare tra i recuperi di balli tradizionali di altre culture europee, come il sirtaki. Il celebre ballo popolare greco era arrivato in Italia nel 1965, insieme al film Zorba il Greco, con Anthony Quinn e Irene Papas, colonna sonora di Mikis Thoedorakis. In una serata in un locale notturno milanese, Marisa Del Frate lanciò una versione del ballo, presentandolo poi alla trasmissione televisiva La Trottola. Subito dopo incise il disco La danza di Zorba ma la versione più famosa rimane quella interpretata da Dalida. Di origine sudamericana è anche l'hully-gully, un ballo di gruppo che nasce da una variante della samba.
In Italia diventa popolare con alcuni celebri brani di Edoardo Vianello: Abbronzatissima (1963), e i Watussi 1964. Le Gemelle Kessler, con le loro affilatissime gambe ci regalarono il letkiss, una versione moderna della polka, cantando in modo sensuale per la televisione di quei tempi Lasciati baciare con il letkiss.

E sempre degli anni sessanta è il surf, un ballo collettivo che prendeva nome dal surfing sulle onde dell'oceano, uno sport polinesiano che negli anni Sessanta stava diventando molto popolare in America.
Le testimonianze italiane sono di Rita Pavone, Datemi un martello 1964 e Catherine Spaak L’esercito del surf. A ritmo di shake la Pavone lanciò pure il geghegè.

Agli inizi degli anni settanta alle discoteche i giovani optano per i grandi concerti nelle piazze e nei centri sociali. A questo riflusso e rifiuto politico del ballo fine a se stesso.
Alla stagione dei grandi concerti seguì quella politica. Si ascoltava ancora la musica rock, ma la musica ballabile era in declino e il mercato discografico, salvo rare eccezioni, non riuscì a imporre nuove mode. Ci riuscirà di tanto in tanto la televisione, che nel 1972, in un'edizione di Canzonissima che vede protagonista Raffaella Carrà con il Tuca tuca. Negli anni ottanta tornano in auge le discoteche e vengono fuori nuovi generi musicali e nuovi stili di danza: discomusic, technomusic, break-dance, hip-hop...
Da allora, anche la televisione, le case discografiche e le varie manifestazioni canore hanno provato puntualmente a lanciare nuovi balli. Il pubblico è sempre più giovane e si coinvolgono anche i bambini.
Nel 1981 Romina Power lancerà per loro 'Il ballo del qua qua' l'anno seguente in vetta alle classifiche. La contaminazione fra culture musicali di diversi paesi ha influito anche sul modo di ballare, dove sono stati introdotti ritmi africani, brasiliani, il più delle volte riproposti in versioni commerciali semplificate. Negli anni Novanta si è assistito anche a una forte ripresa del filone latino-americano, divenuto di gran voga nelle scuole di ballo italiane, che ha riproposto come moda dell'estate mambo, cha-cha-cha, salsa e merengue, fino alla lambada, una derivazione della samba brasiliana, di grande popolarità nel 1989 con la canzone omonima dei Kaoma, e la macarena, portata al successo nel 1995 dai Los del Rio.

Ricordiamo per gli amanti di questi balli:

Salsa: è latina con radici afro – cubane; ha un ritmo lento e armonioso. Nella tradizione cubana è ballato da coppie che si sfiorano, senza mai toccarsi. Può essere ballata sia individualmente sia in coppia: il primo passo è lo step, che consiste nel marcare il tempo a terra con la punta del piede senza appoggiare il tallone.
Mambo: antico ballo cubano, spettacolare e sensuale che si balla su una musica dall'andamento veloce, in cui entrano in scena non solo strumenti a fiato e pianoforte, ma anche le maracas, i bongos e altre sonorità.
Merengue: danza nazionale della Repubblica Dominicana nata su influsso africano. Il passo base prevede un movimento ondulatorio che si esegue con le gambe lievemente divaricate, al fianco sinistro abbassato corrisponde la spalla destra alzata.

E il liscio Romagnolo. A questi balli dedicheremo un altro articolo.

Intanto per queste festività via con il samba, il mambo e il cha, cha, cha.

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