Libriamo
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“Noi siam come le lucciole.”
Le canzoni che hanno narrato l’amore di strada.

di Marcello Sajeva
21 novembre 2008 10:05
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‘……………

 

brilliamo nelle tenebre

schiave di un mondo brutal

noi siamo i fior del mal.’
 

Per la nostra ricerca sulle canzoni che hanno narrato l’amore mercenario, siamo partiti dagli anni venti. Gli anni venti sono stati sul piano del costume uno dei periodi più trasgressivi della storia italiana. La canzone è uno degli specchi che più riflette le sfaccettature di un’epoca. Molte canzoni di quegli anni sono piene di malizia, di peccato e di donne perdute, di donne che al mondo, come si cantava in ‘Come pioveva’, la purezza ed il candor.’

Lucciole vagabonde, datata 1927 e scritta da Cherubini e Bixio è l’inno, la colonna sonora di quegli anni brucianti, del rapporto tra la donna, soprattutto quella di strada, e il falso moralismo dei benpensanti. Donne che ‘Quando più fitta l'oscurità scende sulla città’, lasciamo i bassifondi e senza una meta precisa s’incamminano e quando sotto ad un lampion incontrano la ronda cantano la loro canzone. Sono donne costrette a sorridere anche quando vorrebbero piangere, a danzare sui marciapiedi finché la luna c’è, quando invece vorrebbero stare ferme da un’altra parte. Quella luna che vede sfiorire lentamente la loro gioventù. I suoi più importanti interpreti della canzone sono stati Achille Togliani, Claudio Villa, Aurelio Fierro, Gigliola Cinguetti e Milva.

Chi ha cantato e narrato, in lungo e in largo, chi ha dato un volto umano alle prostitute nelle sue canzoni/poesie è il compianto cantautore genovese Fabrizio De Andrè. Anche la canzone che suggellò il suo primo successo, ‘La canzone di Marinella’, sembra sia stata ispirata all'omicidio di una prostituta.

‘La chiamavano bocca di rosa

metteva l'amore, metteva l'amore,

la chiamavano bocca di rosa

metteva l'amore sopra ogni cosa.’

Con Bocca di Rosa, La città vecchia e Via del Campo Fabrizio esce allo scoperto rendendo omaggio quelle donne che, a quanto pare hanno contribuito alla sua crescita intellettuale e umana. In Bocca di rosa ci canta di una donna libertina che con il suo comportamento scombussola la quiete del "paesino di Sant'Ilario.

‘Appena scese alla stazione

Nel paesino di Sant'Ilario

tutti si accorsero con uno sguardo

che non si trattava di un missionario.’

Ma più che per professione e noi per Bocca di rosa l’amore era una missione, lo faceva per passione. Viene presa di mira la mentalità perbenista e bigotta della popolazione, che non tollerandone l'arrivo riesce a farla espellere.

‘quella schifosa ha già troppi clienti

più di un consorzio alimentare.’

La notizia della partenza di Bocca di rosa è trasmessa di bocca in bocca, sicché all'arrivo della donna al luogo di destinazione, questa è accolta in maniera trionfale.

‘Persino il parroco che non disprezza fra un miserere e un'estrema unzione il bene effimero della bellezza la vuole accanto in processione.’ In una strada di Genova sempre De Andrè ci canta che, ‘c'è una graziosa gli occhi grandi color di foglia tutta notte sta sulla soglia vende a tutti la stessa rosa’, perché

in Via del Campo

‘c'è una puttana

gli occhi grandi color di foglia

se di amarla ti vien la voglia

basta prenderla per la mano.’

Ma l’amore mercenario e le sue ambasciatrici hanno ispirato artisti come Dario Fo ed Enzo Jannacci che, con Veronica, hanno ironicamente descritto la figura di una prostituta di periferia.

'Veronica,

da giovane, per noi eri l'America:

davi il tuo amore

per una cifra modica

al Carcano, in pé, ma...'

I Nomadi vanno invece più sul sociale e nel ‘L'Angelo Caduto’ ci hanno cantato la morte di una vittima del raket della prostituzione.

‘Sei un angelo caduto

dietro il ciglio di una strada

tra l'asfalto e la pietra

dove l'erba si dirada

ho contato le tue ossa,

misurato ogni ferita resistito all'amarezza

con stretta delle dita

a quell'uomo che è venuto

a cercare la tua pelle

per due soldi hai regalato

la tua polvere di stelle

una vittima immolata

alle fantasie di un pazzo

giace immobile, indifesa,

assomiglia ad un pupazzo

hai prestato il corpo a ore

per poter tirare avanti hai subito

la condanna di tutti i benpensanti

che ridono godendo del rumore dei coltelli.'
Ricordiamo anche una canzone delle Orme che ci parlano della serata di una prostituta:

‘Ogni notte ti prepari

Sempre bella sorridente

Un' attrice che non cambia scena.

La tristezza della luna

Nella mani della gente

Che possiede la tua finta gioia.’

Con ‘Ebano’ invece i Modena City Ramblers, affrontano i problemi legati alla prostituzione importata dai paesi africani. Alla canzone per il suo alto valore morale e sociale è stato assegnato il premio Amnesty – Voci per la libertà, assegnato da Amnesty International.

Permetteteci di finire con una battuta che De Andrè in una sua canzone, scritta con la collaborazione di Paolo Villaggio, mette in bocca a Carlo Martello che, tornando dalle gloriose gesta belliche contro i mori, non trova di meglio che comportarsi da perfetto maschio cialtrone con una povera ragazza del popolo per soddisfare i suoi appetiti sessuali:

« E mai possibile o porco di un cane

che le avventure in codesto reame

debban risolversi tutte con grandi puttane

anche sul prezzo c'è poi da ridire

ben mi ricordo che pria di partire

v'eran tariffe inferiori alle tremilalire ».

Ogni riferimento al nostro reame è involontario e casuale.

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