Lo scrittore napoletano Alberto Saviano, da Los Angeles - dove presenta il film tratto dal suo film, Gomorra - ci invia un invito a riflettere su un argomento tabù. “Basta glamour, il crimine non è i Soprano”, ammonisce.
Perché lo fa? Le opere cinematografiche, teatrali, letterarie fanno diventare boss sanguinari eroi da imitare, i malandrini degli uomini veri e la prepotenza una forma di giustizia.
Ho considerato tante volte la rilevanza dell’argomento e mi sono posto alcune domande.
Ci si può innamorare dei cattivi? E amare i padrini, i boss? Assolverli delle nefandezze che commettono e addirittura farne dei miti?
Sì che si può, e non c’entra niente la sindrome di Stoccolma: non è necessario essere la vittima del carceriere o del mostro per esserne affascinati, basta sedere in poltrona e assistere ai capolavori del Grande Schermo dedicati al crimine organizzato ed ai suoi “eroi”.
Il cinema ha regalato milioni di proseliti a una mafia cattiva ma geniale, inesorabile ma giusta, ignobile ma affascinante. Il mafioso uccide, intimidisce, minaccia, violenta, ma resta un Vero Uomo.
Il teatro ha proposto pochi capolavori dedicati a questo tema, ma ce n’è uno che vale quanto mille pièces teatrali. Recentemente ho visto Il sindaco del rione sanità; anzi l'ho rivisto, grazie al cartellone proposto dal teatro Al Massimo di Palermo. Non so se sia la commedia più importante di Eduardo De Filippo, ma è certo quella che racconta meglio i siciliani e i napoletani, l'Italia dalla cintola in giù.
Il talento di Eduardo è immenso, ma la sua opera è insidiosa: un capolavoro da amare e di cui aver paura. Insegna a diffidare della giustizia con argomenti saggi, convincenti. Il protagonista, Antonio Barracano, è un uomo vero quanto Don Mariano ne Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia. Un gemellaggio perfetto.
Il camorrista Don Antonio divide l'umanità in due parti, gente di buona fede e gente carogna; il mafioso Don Mariano fa l’inventario accurato dell'umanità: in testa gli uomini, quelli veri, una sparuta minoranza, in coda gli uomini di niente.
Don Antonio impartisce giustizia in sala da pranzo fra un caffè e l’altro, i piccoli problemi di ogni essere umano e l’ossequio di coloro che l’abitano; anche l’amore dei figli e ossequioso, e l’amicizia del medico-giudice a latere: è qui che don Antonio, circondato da affetto e rispetto, riceve delinquenti e gente per bene. I quali gli riconoscono il diritto-dovere di comminare pene, assolvere, dirimere liti.
L’autorità di Antonio Barracano è indiscussa. L’esercizio della giustizia è una missione: proteggere gli ignoranti, cioè i deboli, gli emarginati, i derelitti. Proteggerli da chi? Dalla giustizia dei tribunali, perfetta nella forma ma ingiusta nella sostanza. Se sei un ignorante e vai in tribunale senza avere santi che ti proteggono, subisci i torti dei prepotenti e dei delinquenti. I quali presentano tre o quattro testimoni falsi e riescono a farsi ragione. L'ignorante, invece di correre il pericolo di andare in tribunale può andare di persona dalla parte avversaria per farsi giustizia con le sue mani e che succede? "Lui va carcerato…, ma la parte avversaria se ne va al camposanto".
Né il tribunale né la giustizia fai da te, quindi, sono buona cosa. La soluzione è Antonio Barracano, il camorrista che protegge i deboli, punisce i colpevoli e mette pace nei conflitti, imponendo la sua legge con la forza, la sanzione severa. Incutendo paura in chi non l’osserva.
Nonostante gli neghi la capacità di proteggere i deboli, rispetta la giustizia formale. Lo steso sentimento che si deve avere per la fede e i buoni sentimenti. Un magistrato che cosa può fare? , riflette Don Abtonio. "Queste sono le prove, questi sono i documenti e questi i testimoni. Anche se come un uomo lui è convinto della colpevolezza o dell'innocenza del dell'imputato, la sentenza deve rispondere come una totale di una operazione di matematica". E’ questo il limite."La legge è fatta bene”, riconosce Don Antonio, “sono gli uomini che si mangiano tra di loro... l'astuzia che si mangia l'ignoranza ". Perciò proclama: “Io difendo l'ignoranza". La legge dello Stato non lo può fare.
Nel rione Sanità tutti hanno capito. Don Antonio è riconosciuto come un’autorità indiscussa.
Don Antonio non si dimetterà mai da giudice sopra ogni legge. Manterrà intatto il suo carisma, inalterata la fiducia nella “sua” leggeal punto da lasciarsi morire. Dopo avere subito una coltellata nel tentativo di evitare una tragedia fra padre e figlio, rifiuterà di recarsi in ospedale e farsi curare. Facendolo, avrebbe dovuto riferire l’accaduto e denunciare l’ assassino, provocando altri morti e tradendo il suo credo. L’omertà, dunque, per ragioni di giustizia. Impone così al suo fedele amico e medico una menzogna: dovrà scrivere sul referto che la causa della morte è l’infarto. Quando Don Antonio spira, il medico per la prima volta si ribella alla logica del camorrista e lo tradisce, scrivendo la verità. La giustizia di Don Antonio trionfa ugualmente, gli sgherri di Don Antonio non conoscono altre regole che quella della violenza, e uccidono l'accoltellatatore. Giustizia è fatta, dunque.
Il destino sovrasta la vita dei personaggi. Antonio Barracano prima di diventare un boss della camorra è stato un giovane tranquillo: perseguitato da un prepotente, costretto a subire angherie, incapace di sopportare la violenza, diventa violento e uccide il suo carnefice. Sarà assolto grazie a testimoni falsi. La morte “eroica”è il tragico epilogo di una vita segnata da quell’omicidio per ragioni di giustizia. Vive da un uomo vero, muore da un uomo vero.
Il teatro, come la cinematografia e la letteratura, invia l'immagine di una mafia forte austera onnipotente, legata alle regole dell'onore e della giustizia, e concede eguali virtù a chi si oppone ad essa. Il vero uomo si arruola indifferentemente nell'esercito del bene o in quello del male, non gli sono negati il rispetto, l'ammirazione e la pietà popolari
L'uso parco dei sentimenti, il pudore delle parole e dei gesti suggeriscono saggezza, il carattere di alcune manifestazioni simboliche delle mafie creano il carisma, concedono un il valore ideologico alla ribellione al potere formale: incantano sia il popolo minuto e affascinano il letterato e l’uomo di teatro.
"... io non sono la legge, che giustizia di pochi, ma sono la forza, Ë la legge di tutti ", esclama il mafioso Rasconà, protagonista della commedia " La mafia " di Giovanni Alfredo Cesareo. "Quando i deboli, i traditi, gli oppressi si sono accorti che la giustizia era inganno e violenza, hanno detto: e allora scambiamo le parti, e la violenza e l'inganno sia la nostra giustizia "..
L'arte non ha bisogno della realtà per essere vera.
Vedendo " Il sindaco del rione sanità", si rimane affascinati dal suo protagonista, Antonio Barracano (Carlo Giuffrè l’ha riproposto con bravura). Un fascino da cui è difficile sottrarsi. Ma è il genio di Eduardo a guadagnarlo quel fascino, non il capo camorra del rione Sanità. Bisogna far sì che gli spettatori, di qualunque età, lo comprendano. La superba opera teatrale di Eduardo De Filippo deve essere vista, gustata, amata. E capita.