Oh mia bela Madunina, parole e musica di Giovanni D’Anzi, il più grande autore di canzoni in milanese, ancora oggi rappresenta la canzone simbolo del capoluogo lombardo. I cori di Oi mia bela Madunnina si possono ascoltare ogni domenica a San Siro, dalle curve degli ultras sia interisti che milanisti. Per la cronaca la Maduninna citata non è che la Statua posta in cima al Duolo di Milano e che per i milanesi rappresenta il logo dell’intera città.
E’ vero cantano i suoi versi che
‘..diesen la canzon la nass a Napuli
e francament g'han minga tutti i tort
Surriento, Margellina
tucc'i popoli i avran cantà on milion de volt’
-ma -
‘sota a ti se viv la vita,
se sta mai coi man in man canten tucc
"lontan de Napoli se moeur"
ma po' i vegnen chi a Milan’
- ed è anche vero che -
‘Ades ghè la canzon de Roma magica
de Nina er Cupolone e Rugantin
se sbaten in del tever,
roba tragica esageren, me par on cicinin’
- e allora non ci resta che cantare
'O mia bela Madunina
che te brillet de lontan tuta d'ora e piscinina,
ti te dominet Milan’-
-e concludere-
‘Si vegni senza paura,
num ve songaremm la man tucc el mond
a l'è paes e semm d'accord
ma Milan, l'è on gran Milan!’
Su! venite senza paura noi vi daremo una mano tutto il mondo è paese, siamo d'accordo ma Milano è una grande Milano!
Spesso la canzone milanese si è identificata con la canzone "cittadina" che si confronta con le condizioni di vita della metropoli europea e con l'affermarsi della cultura di massa. Le canzoni di Roberto Bracchi (paroliere) e di Giovanni D’Anzi, in questo contesto appaiono abbastanza efficaci innalzando la canzone milanese ai più alti livelli poetici e musicali.
Di D’Anzi e Bracchi è ‘Quand sòna i campan’ che traccia un quadro dell’operaio felice che lavora contento e spera di sposarsi e di andare ad abitare in ‘doo stanzett con trii o quatter mascett….ch’el ciamen papà’ ‘. Chiaro il messaggio della propaganda fascista per la campagna d’incremento demografico.
Di D’Anzi e Bracchi anche "I tosann de Milan" che altro non è che un inno alle ragazze milanesi, alla loro bellezza e fanno vedere un amore pulito e semplice ove l'emozione del primo bacio conta e il ballo è il divertimento della gioventù di allora.
‘Gh'è vegnuu de gran mòda sposass
con la dònna straniera de class
che la parla con l'erre strisciada
come i nòster gagà de strapazz.
A sti dònn che te parlen frances
preferissi i tosann milanes.
I tosann de Milan
che bellèzza!
Gh'hann la bocca
che par on bèll fior.
Se te dann on basin
che dolcèzza!
Te va giò tutt in gola
el savor.’
In contrapposizione, nelle osterie di Milano nascerà una canzone popolare, mista in dialetto e in lingua che è"Porta Romana bella" che, alle strofe di base, i milanesi sono soliti aggiungere delle altre con il passare degli anni. Da allora è un "cavallo di battaglia" dei milanesi che non perdono occasione per cantarla con variazioni sempre più divertenti e salaci, in quanto rappresenta un cero modo di vivere la Milano piò popolare perché a
‘Porta Romana bella Porta Romana
Ci stan le ragazzine che te la danno
Ci stan le ragazzine che te la danno’
-ma cosa avete capito?-
‘Prima la buona sera e poi la mano.’
Giorgio Gaber negli anni '60 prenderà spunto da questa versione di base per scriverne una con variante più dolce.
Per Memo Remigi, altro grande chansonier milanese, anche se potrà sembrare strano a Milano ci si può pure innamorare, anche
‘Senza fiori, senza verde, senza cielo, senza niente fra la gente, (tanta gente)’ Tutti i luoghi sono buoni per darsi un appuntamento a Milano:
‘In un grande magazzino,in piazza o in galleria, che pazzia.
Eppure, in questo posto impossibile tu mi hai detto ti amo,
io ti ho detto ti amo. ti amo’ Perché una vecchia canzone parla non di Milano ma di
‘S.T.R.A.M.I.L.A.N.O.
Piano piano
Montemerlo confondi col Pincio e il navigli col Po
Vai lontano
A Parigi sull’autostrada a Berlino in metro
Stramilano’
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Non dimentichiamo le canzoni che nacquero negli anni cinquanta ispirate ai valori della lotta di liberazione grazie ai vari Giorgio Strehler, Dario Fo e Fiorenzo Carpi, per la composizione musicale, q quelle degli anni sessanta che segnarono la nascita di una canzone da cabaret, la cosiddetta "stagione del cabaret milanese" che ha dato a Milano un nuovo, staordinario repertorio poetico-musicale. Le canzoni di Gino Negri, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Nanni Svampa, Walter Valdi, sempre intesi, beninteso, come autori, oltre che come straordinari interpreti, hanno contribuito ad aggiornare la tradizione della canzone milanese ad un presente che fa del continuo mutamento, non sempre in meglio. Canzoni come ‘Ma mi, (grande interprete Ornella Vanoni), El purtava i scarp i tennis (Enzo Iannaci), tutto il repertorio di Cochi e Renato, le canzoni dei Gufi e tanti altri grandi interpreti. |
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‘Oh mama mia
mì son lontan,
ma gh'hoo la nostalgia
del mè Milan;
mi voraria
tornà doman
t'el giuri, coraria
col coeur in man!
Vedè la Madonina,
sentì el mè dialètt,
svegliass ona matina
in del mè lètt!
Oh mama mia
inscì lontan,
t'el giuri, piangiaria
pur de vèss a Milan!’
e consentiteci con un omaggio ad un grande poeta siciliano, Salvatore Quasimodo, che volle rappresentare il dramma di Milano e dei milanesi dopo il bombardamento del 20 ottobre 1943. Morirono 200 bambini, i loro insegnanti e molti genitori che nel frattempo erano accorsi.
"Invano cerchi tra la polvere, / povera mano, la città è morta. / È morta: s'è udito
l'ultimo rombo / sul cuore del Naviglio. E l'usignolo / è caduto dall'antenna, alta sul
convento, / dove cantava prima del tramonto. / Non scavate pozzi nei cortili: / i vivi
non hanno più sete. / Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: / lasciateli nella terra
delle loro case: / la città è morta, è morta".