Berlioz riletto da Gilliam al Teatro Massimo
Un visionario Faust “dannato” dal Nazismo
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di Giulio Giallombardo
27 gennaio 2012 15:53
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L'uomo: macchina perfetta in potenza, angelo caduto in atto. La chiave de "La damnation de Faust” di Berlioz, riletta da Terry Gilliam, è racchiusa tutta nel disegno di Leonardo da Vinci che, proiettato sullo spazio scenico, accoglie l'ingresso del pubblico in teatro. L'Uomo vitruviano con le sue auree proporzioni è destinato a cadere e capovolgersi, fagocitato dal suo stesso delirio di conoscenza.


È un allestimento complesso e visionario, quello pensato dal più “europeo” regista statunitense attualmente in circolazione (non a caso Gilliam ha preferito essere “adottato” dalla Gran Bretagna e perdere la sua cittadinanza di nascita) ed ancora in scena, fino al 29 gennaio, al Teatro Massimo di Palermo, dove ha inaugurato la Stagione 2012.


La firma dell'ex Monthy Python è molto ingombrante e pervade ogni angolo della scena. Tutto parte dall'idea, non poco pretenziosa, di attraversare simbolicamente quasi un secolo di storia tedesca, individuando un fil rouge che lega lo spirito del Romanticismo al delirio nazista. Così Faust-Siegfried, con la complicità di Mefistofele, da scienziato idealista che vive in uno sghembo cubo pieno di formule matematiche, si trasforma in gerarca, assaggiando appena l'amore di Margherita, vagheggiata come una Valkiria, per poi sprofondare nelle fiamme dell'inferno, appeso sottosopra ad una svastica, dopo aver “firmato” la pergamena dannata. Gilliam scrive così una storia parallela all'originale per infondere una luce del tutto nuova sia sul libretto, il cui testo si piega alla sua funambolica immaginazione, sia alla perturbante musica di Berlioz.


Tante le fantasmagorie visive portate sulla scena dal regista. Dalle citazioni dei paesaggi simbolici di Friedrich, alla Marcia Ungherese come sottofondo della Grande Guerra; dal coro di studenti e soldati trasformato in una grottesca parata ginnica, al salto indietro nel tempo per preparare l'incontro tra Faust e Margherita. Per non parlare, poi, dell’infernale corsa in sidecar con gli “uccellacci notturni” che diventano aerei da guerra, fino allo struggente finale con il coro di spiriti celesti trasfigurato in un cumulo di corpi su cui scende la macabra cenere dei forni crematori.


Notevole l’intensità del cast vocale tra cui spicca il Méphistophélès di Lucio Gallo, sornione e ironico, il sofferto Faust di Gianluca Terranova, dal fraseggio trasparente e calibrato, e la vibrante Marguerite disegnata da Anke Vondung. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo, l’esperta bacchetta di Roberto Abbado ha ammorbidito certe asperità berlioziane, rendendo a tratti l’incubo di Gilliam un sogno un po’ più conciliante.
 

 

 

 

 

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Anonimo 28 gennaio 2012   13:10

 Unforgettable opera night in Teatro Massimo in Palermo on the 22nd January 2012! We are now back at home, but still are under the influense of this magnificent event of `La Damnation de Faust` from Hector Berlioz, thank to the great Terry Gilliam, Maestro Roberto Abbado and the wonderful singers, first of all the Tenor Gianluca Terranova as Faust (just splendid!), Bariton Lucio Gallo as Mephisto and Mezzo-Soprano Anke Vondung as Marguerite! It was real magic!!

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