Abbiamo proprio la memoria corta oppure quelli che c’erano e sapevano hanno liquidato la questione con un’alzata di spalla, come la stupidaggine dell’estate? Sul banco degli imputato – per volontà dell’Autority- e per un’inchiesta della Guardia di Finanza (vedremo più avanti di che si tratta), il Power Balance, ovvero il braccialetto miracoloso, ha conquistato gli onori della cronaca e ha rubato anche le prime pagine.
Eppure, alcuni decenni addietro, - 40 anni circa – il braccialetto spopolava in Italia ed erano in tanti ad indossarne uno al polso, persuasi, come oggi, che potesse risolvere tanti problemi, di natura fisica e psicologica.
Basta andare indietro con la memoria e ritroverete il braccialetto fra i vostri ricordi. Non potete non trovarlo, era a casa vostra, nel condominio, nelle feste con gli amici, fra persone di una certa età e ragazzi. Quindi, niente di nuovo. Semmai, il materiale di cui era fatto, era diverso di quello che oggi è stato adottato dal Power Balance, nato da una felice intuizione di due californiani. Silicone stavolta, ed è per questo che arriva appunto dalla Sylicon Valley, e tanta faccia tosta.
Le proprietà del Power Balance, sono identiche a quelle dei braccialetti degli anni sessanta: migliorano la forza, l’equilibrio e la capacità di coordinazione. Di diverso hanno l’aspetto estetico, i braccialetti hanno un buon design e sono allegri e multicolori. Quanto alla “resa”, i dubbi rimangano in piedi tutti quanti. Il primo a dubitarne è stato proprio il capo dell’Autority, Antonio Catricalà, che ha ordinato un’ispezione, affidandola a uomini di scienza e – speriamo – di coscienza, cui tocca di sperimentarlo e capire se mantiene ciò che i suoi inventori promettono.
L’indagine dovrebbe concludersi entro quindici giorni, nel frattempo la Guardia di Finanza, non sappiamo se per ordine della magistratura o meno, ad Ascoli Piceno, se non andiamo errati, ha ritirato dal mercato un migliaio di braccialetti, sospettati di falso, cioè non sarebbero stati prodotti dalla Power Balance Italy e Sport Town, le aziende che ne sono proprietari.
L’episodio induce qualche perplessità, perché si tratterebbe di falsificare un oggetto falsamente utile (questo il sospetto dell’Autority). Certo, le vetrine abbondano di cose inutili, acquistate da un numero enorme di consumatori, e l’inutilità con il falso c’entra poco. Resta però in piedi il paradosso.
L’improvvisa notorietà del braccialetto ha fatto sì che coloro che lo indossino, se hanno un nome importante, siano stati avvicinati dai cronisti. Così si è scoperto che ad usare il braccialetto di gomma siliconata sono persone con la testa sulle spalle e dotate per conto loro di forza d’animo e capacità di coordinamento ed equilibrio invidiabili.
Leggendo qua e là si ha la sensazione che il braccialetto piaccia più a chi ci sa fare ed ha un curriculum importante. Un’impressione, forse errata, perché gli intervistati sono tutti Vip e quindi la percentuale di personaggi con un “retroterra” di successi è piuttosto alta.
E gli altri?
Niente, gli altri ci sono e non hanno voce. Magari s’aggrappano al braccialetto in mancanza d’altro e si persuadono – tanto che male può fare – che potrà contribuire a ad aiutarli, a risolvere qualche problema.
Autosuggestione, effetto placebo. Come prendere un bicchiere d’acqua credendo che abbia dentro la medicina giusta. Resta il fatto che gli ingegnosi californiani, considerando il braccialetto un oggetto prodigioso, finiscano con lo sfruttare la credulità di tante persone semplici e guadagnino illecitamente da questo. Senza giurarci attorno, circonvenzione. D’incapaci? No, di capaci, la qualcosa fa cadere le braccia ed una sanzione da comminare.
Come si incide sulla forza, la flessibilità e sulla resistenza fisica? Il braccialetto ha virtù terapeutiche, espande un’aura magnetica di indefinibile provenienza?
Alcuni, i più scettici, sono convinti che si tratti di una moda, un replay, un deja-vu, che ritorna di tanto in tanto e che va messo nel paniere degli oggetti taumaturgici, come i pendenti.
Non crediamo sia necessario attendere le conclusioni dell’istruttoria per emettere il nostro verdetto. Avvertendo che facciamo professione di scetticismo in materia, riteniamo che bisogna lasciare andare il mondo per la sua strada quando si tratta di braccialetti. Ne abbiamo visti tanti ai polsi di persone con la testa sulle spalle – come gesto votivo o vecchia consuetudine, tradizione etnica o religiosa – e nessuno si è mai lamentato della loro inutilità. Ognuno, insomma, deve poter concedersi un pizzico di mistero se non fa male a nessuno. Magari senza prendere troppo sul serio l’oggetto “miracoloso”.
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