E' sempre piu' difficile trovarlo, sempre piu' facile perderlo e, soprattutto oggi, sempre piu' complicato gestirlo. Risultato: troppo stress e allora la psiche va 'in tilt'. E' il lavoro, che oggi in misura crescente diventa, anche per chi ce l'ha, causa principale di disturbi psichiatrici e psicologici: il fenomeno riguarda ben 4 milioni di lavoratori italiani, soprattutto donne, ed a portarlo a galla ci ha pensato l'Istituto per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (Ispesl).
Con un altro dato allarmante: e' in aumento, proprio per il maggiore stress connesso ai luoghi lavorativi, anche il consumo di psicofarmaci tra i lavoratori, soprattutto i piu' giovani. I numeri diffusi dall'Ispesl descrivono, dunque, una realta' preoccupante: 10 milioni di lavoratori percepiscono un fattore di rischio per la propria salute; di questi, 8 milioni e 706mila rilevano fattori di rischio per la salute fisica e ben 4 milioni e 58mila ritengono di essere esposti a rischi per l'equilibrio psicologico. Oltre 2 milioni e 797mila riconoscono inoltre nell'attivita' lavorativa le cause dei propri problemi di salute e le donne, con il 5,4%, mostrano una maggiore esposizione degli uomini (4,1%) a fenomeni di prepotenza e discriminazione. Le classi di eta' piu' esposte ai rischi per fattori di natura psicologica risultano essere quelle centrali (35-44 anni). I disturbi depressivi, ansiosi e il disturbo dell'adattamento di tipo cronico sono quelli che piu' spesso compaiono in conseguenza di grave stress lavorativo.
Il quadro, spiega il direttore del Dipartimento Medicina del lavoro dell'Ispesl, Sergio Iavicoli, ''emerge sulla base dei dati rilevati dall'Istat ed anche dall'Agenzia europea per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro negli ultimi due anni: emerge che circa il 20% dei lavoratori europei riferisce di un carico mentale e di stress eccessivo in relazione al proprio impiego''. E l'impatto si fa sentire anche in termini di costi sociali: lo stress, afferma Iavicoli, ''a livello europeo e' la seconda causa per assenze dal lavoro, per un costo totale di 20 mld annui''. I piu' colpiti dal fenomeno sono i paesi dell'est Europa: ''Qui - rileva l'esperto - la riorganizzazione complessiva della gestione del lavoro verso un'economia di mercato e' avvenuta in modo celere, con forti ripercussioni in termini di adattamento per i lavoratori''. E l'Italia? E' in linea con i dati europei, afferma Iavicoli, ''anche per quanto riguarda l'allarmante fenomeno, anche se dati numerici non sono ancora disponibili, dell'aumento di uso di psicofarmaci tra lavoratori soprattutto giovani''. Quanto alle professioni piu' a rischio di disturbi psichici, in testa figurano le 'professioni di aiuto' o di pubblica utilita': infermieri, forze dell'ordine, insegnanti e controllori di volo. Ed a rischio sono anche i lavoratori precari, flessibili e quelli piu' anziani meno capaci di adattarsi alle innovazioni anche tecnologiche.
La crisi economica in atto, poi, ha sicuramente acuito il fenomeno: ''Si lavora con meno personale a causa dei tagli, si attuano grandi riorganizzazioni, ed aumentano competitivita' e carichi di lavoro, con forte stress ed aumento di sintomi di disturbi psichici tra i lavoratori'', avverte Iavicoli. Insomma, stanno cambiando in modo sempre piu' repentino le mansioni e la tipologia del lavoro richiesti e, soprattutto, i lavoratori ''stanno pagando il prezzo della crescente domanda di flessibilita''', sottolinea lo psichiatra Giovanni Pozzi del Policlinico universitario Gemelli di Roma. Risultato: oggi i fattori di maggiore rischio sul lavoro sembrano non essere piu' i tradizionali tre finora conosciuti, ovvero rischio fisico, chimico e biologico. La parte del leone la fa, infatti, la 'new entry' ribattezzata come 'IV rischio': il rischio psico-sociale.
Manuela Correra