(sb) Donne sull’orlo di un attacco di nervi. In bilico tra il lavoro, la casa, l’amore e soprattutto la cura dei figli. Acrobazie al limite della resistenza umana. Non c’è da stupirsi se le mamme cominciano a ribellarsi. Dopo gli anni Settanta e l’emancipazione femminile negli ultimi decenni si sono fatti numerosi passi indietro. Non solo dal punto di vista del ruolo della donna, in Italia ancora ai margini del mondo del lavoro e della politica (se non per qualche dubbia eccezione), ma anche da quello della considerazione sociale del ruolo di mamma.
La definizione comunemente accettata della figura materna racconta di una serena e pacifica dedizione ai figli, completa, totale. Una sorta di sacrificio estremo sull’altare della procreazione. Sono sempre di più le donne che interrogandosi su questi temi si definiscono “mamme imperfette”, o “cattive mamme”, proprio per rivendicare il diritto a esistere in quanto persone con dei bisogni e delle necessità a prescindere dalla prole. Proliferano quindi libri, blog e spettacoli sull’argomento come il volume “Le conflit, la femme, la mère” di Elisabeth Badinter. La filosofa francese parla di un vero e proprio “mito della buona madre” collegandolo al fenomeno della drastica riduzione delle nascite nei paesi in cui questo è più radicato. Più è pesante da sopportare il modello di riferimento in fatto di maternità e meno saranno le donne che accetteranno l’idea di avere un figlio.