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Figli? No, grazie. La ribellione delle mamme “cattive”
Donne imperfette alla ricerca della felicità

24 agosto 2010 08:48
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(sb) Donne sull’orlo di un attacco di nervi. In bilico tra il lavoro, la casa, l’amore e soprattutto la cura dei figli. Acrobazie al limite della resistenza umana. Non c’è da stupirsi se le mamme cominciano a ribellarsi. Dopo gli anni Settanta e l’emancipazione femminile  negli ultimi decenni si sono fatti numerosi passi indietro. Non solo dal punto di vista del ruolo della donna, in Italia ancora ai margini del mondo del lavoro e della politica (se non per qualche dubbia eccezione), ma anche da quello della considerazione sociale del ruolo di mamma.

La definizione comunemente accettata della figura materna racconta di una serena e pacifica dedizione ai figli, completa, totale. Una sorta di sacrificio estremo sull’altare della procreazione. Sono sempre di più le donne che interrogandosi su questi temi si definiscono “mamme imperfette”, o “cattive mamme”, proprio per rivendicare il diritto a esistere in quanto persone con dei bisogni e delle necessità a prescindere dalla prole. Proliferano quindi libri, blog e spettacoli sull’argomento come il volume “Le conflit, la femme, la mère” di Elisabeth Badinter. La filosofa francese parla di un vero e proprio “mito della buona madre” collegandolo al fenomeno della drastica riduzione delle nascite nei paesi in cui questo è più radicato.  Più è pesante da sopportare il modello di riferimento in fatto di maternità e meno saranno le donne che accetteranno l’idea di avere un figlio.



Nel nostro Paese ha da poco visto la luce “Quello che le mamme non dicono” di Chiara Cecilia Santamaria. Quante donne di fronte a dover scegliere per l’ennesima volta tra andare in palestra o a  un aperitivo con le amiche e dover restare a casa con i figli non hanno avuto voglia di scappare via? Ma dirlo a se stesse e ammetterlo pubblicamente è una cosa difficile soprattutto perché ci si espone alla critica feroce degli altri, soprattutto delle altre donne che in questo campo risultano le più agguerrite e severe.

In Inghilterra Stephanie Calman ha fondato un blog tra i più popolari “Bad mothers club” (il club delle cattive mamme) che raccoglie le frustrazioni e le rivendicazioni di tutte le donne che vogliono prendersi cura dei propri figli ma  si sentono imbranate come mamme o non accettano di dover sopportare a tutti i costi il peso sociale che questo comporta.

Studi recenti indicano che quando una donna è incinta cambia non soltanto il suo corpo ma anche la struttura stessa del suo cervello. Si attivano delle zone sovrapponibili a quelle di una persona innamorata.

Il legame che si instaura alla nascita dura per sempre. Ciascuna donna poi  ha il diritto di vivere la maternità a modo suo. Anche quelle che vogliono  per se stesse, nonostante tutto, ancora una esistenza appagante e piena di stimoli.

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