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I dieci master del nuovo universo
Dalla medicina narrativa all'ingegneria dell'auto pulita

20 gennaio 2010 18:50
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(Michele Calascibetta) Sono “i dieci master del nuovo universo”, così li ha definiti il New York Times, utili per potere affrontare nel migliore dei modi il futuro prossimo, facendo leva sulla “conoscenza”, fondamentale risorsa che consente di scorgere la mappa del “mondo che verrà”. I titoli e i contenuti sono stimolanti e, per certi versi, sorprendenti, come la “medicina narrativa”, per umanizzare con la letteratura una disciplina sempre più tecnologica, la “sicurezza interna” e quella “informatica”, sorte dall’emergenza del terrorismo, i “nuovi media interattivi”.

 

Sono anche avviati i master ambientali sulla “sostenibilità culturale” e quella “urbana”, nonché sulla “ingegneria dell’auto pulita”, sui “business creativi” e sul “manager verde delle costruzioni”. C’è anche un master sulla “leadership dell’educazione”, per formare i docenti motivati ad elaborare nuovi metodi didattici ed organizzativi. Non è un caso che le parole chiave siano le stesse evocate dall’amministrazione Obama: sanità pubblica, sicurezza, ambiente, istruzione.

 

In tutti i corsi c’è una significativa presenza di materie umanistiche; infatti, dalle aziende non viene richiesto uno “specializzato”, con un percorso ben definito e a senso unico, bensì una “persona” con una “cultura” che gli consenta, soprattutto, di gestire le relazioni con creatività, fantasia e flessibilità. Chiarito che il master corrisponde alla nostra laurea specialistica e che sono 21 milioni gli studenti iscritti con un costo medio di 16 mila dollari, perché negli USA è così alta la qualità della formazione superiore? Il segreto di questa leadership sta nella capacità del sistema universitario americano di rinnovarsi costantemente, adattandosi all’evoluzione dell’economia e alle richieste del mercato del lavoro, in uno scenario di lifelong learning.

 

Ed in Italia, il master è utile per trovare più facilmente lavoro? Storicamente nasce per iniziativa dei privati, con attivazione di corsi in tandem con le aziende. Successivamente, in questo settore formativo, si inseriscono le università, spesso replicando, in un primo tempo, gli stessi difetti di tanti corsi curriculari, teorici e accademici, recuperando, poi, in un secondo tempo, caratteristiche di concretezza, più vicine alle esigenze delle imprese. Non è un caso che nell’anno accademico 2009/2010, i corsi – con un totale di 40 mila iscritti – sono 1850, l’8% in meno rispetto a quelli dell’anno precedente, che aveva già visto un taglio del 12%. Il calo ha, così, eliminato i master di primo livello, più deboli e astratti. Ma come si fa una scelta giusta, dopo aver conseguito una laurea specialistica o magistrale? Molto dipende dalle inclinazioni ed ambizioni del singolo studente nonchè dalla sua disponibilità economica (costo medio 5800 euro). Ma attenzione all’offerta: occorre leggere il programma del master, il curriculum dei docenti, la lista di sponsor industriali e le testimonianze di imprese.

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