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Svolta epocale all'Università di Catania
Introdotto il numero chiuso in tutte le facoltà

03 settembre 2010 14:20
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L'Università di massa al capolinea: a Catania è arrivato il numero chiuso in tutte le facoltà. A segnalare il caso è il portale Ustation aggiungendo che è la prima volta in Italia che un ateneo introduce un test obbligatorio per tutti i neodiplomati. Per l'anno accademico 2010-2011 l'ateneo siciliano - riferisce Ustation - ha stabilito il numero programmato per l'accesso a tutte le facoltà: i 12.263 neodiplomati che hanno fatto domanda per iscriversi al primo anno dovranno quindi contendersi i 9.270 posti complessivamente disponibili attraverso una prova di ingresso. Gli studenti che non riusciranno a superare il test - circa tremila - dovranno andare altrove. Il professor Giuseppe Cozzo, delegato alla didattica, spiega a Ustation che "non ci sono risorse per fornire un servizio a tutti coloro che ne fanno richiesta". Non c'é alcuna preclusione, ogni studente può partecipare ai test di ammissione che vuole, ma per ogni prova si pagano 40 euro.

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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Anonimo 04 settembre 2010   09:16

Rispondo al commento che precede questo. Non è esattamente come descrivi anche se l'origine del restringimento è individuata correttamente. Il legislatore ha fissato i limiti della didattica sostenibile. Ogni corso di laurea ha un limite di iscritti e necessita di un certo numero di docenti incardinati con una proporzionalità tra prima, seconda fascia e ricercatori. un numero limitato di insegnamenti può essere impartito ricorrendo a contratti di diritto privato con esterni.  Di fatto, a partire dal numero di docenti esiste un limite alle immatricolazioni. Fino ad oggi, nel mio ateneo, questo numero è sempre stato inferiore alle richieste di immatricolazione e quindi nessuno si è mai accorto dell'esistenza di questo limite (per altro più volte da me segnalato negli organi collegiali di cui faccio parte). A Catania invece è successo che avessero più richieste che disponibilità. Scrive l'articolista: "l'Università di massa è finita". Fin qui niente da dire, con i continui tagli alle risorse la principale voce di bilancio delle università pubbliche (gli stipendi dei dipendenti) viene costantemente decurtata: i pensionamenti non vengono rimpiazzati e il corpo docente è in costante decremento e continuerà certamente così per altri anni. Meno docenti = meno studenti dal momento che esistono i parametri che determinano la didattica sostenibile. Resta nvece aperto il discorso sul diritto allo studio. Se immaginiamo che diritto allo studio significhi che chiunque può iscriversi alla facoltà che vuole, allora l'esistenza dei limiti sopra descritti costituisce, di fatto, una limitazione a tale diritto (sancita per altro dal ministro più "rosso" che l'Università abbia mai avuto). Se invece riteniamo che diritto allo studio significhi garantire una formazione adeguata, la possibilità di incontrare e conoscere i propri docenti, spazi per frequentare i laboratori, sedie disponibili in biblioteca, poter svolgere tesi di laurea per le quali c'è effettivamente stato un lungo e continuativo rapporto con professori e ricercatori allora l'esistenza dei parametri dididattica sostenibile rappresenta un passo avanti.

Se non vogliamo ripensare a questa scelta radicale (il vero mutamento antropologico dell'Università italiana, avvenuto prima che l'attuale ministro cominciasse a sputare quotidianamente veleno sull'ente che amministra ogni volta che apre bocca -GULP-!) allora è comunque possibile garantire sostenibilità alla legittima richiesta di istruzione delle fasce giovanili della popolazione restituendo risorse all'Università. Ma di questo nessuno parla. Abbiamo in parlamento stuoli di ballerine e sento salumieri sparare a zero sulla qualità della nostra università. Triste. Per fortuna chi, come me, sta dentro la balena poco si cura del chiasso e continua a dare il massimo per garantire un'adeguata preparazione a che si è rivolto all'Università come trampolino per obiettivi di vita importanti

stefano

Anonimo 03 settembre 2010   16:32

Dall'anno accademico 2010/11, e quindi dalle immatricolazioni in corso, tutti i corsi di laurea di tutte le università italiane sono obbligatoriamente a numero chiuso per effetto della previsione contenuta nel DM Mussi 31.10.2007 n. 544, che determina il numero massimo di immatricolazioni (nonché il numero minimo per l'attivazione dei singoli corsi). Pertanto quello che ha fatto l'Università di Catania lo hanno dovuto fare tutti gli atenei italiani, nessuno escluso. Si tratta perciò di una delle solite bufale che l'Università di Catania è solita vendere nella comunicazione pubblica.

Anonimo 03 settembre 2010   16:01

buono solo per chi è già dentro...ma negativo in generale.

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