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Televisione digitale/11. Rai: canone tv e servizio pubblico

16 novembre 2009 17:51
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(salpu) L’articolo 45 del Testo Unico della radiotelevisione prevede che il servizio pubblico generale sia svolto dalla società concessionaria - la Rai - sulla base di un Contratto nazionale di servizio di durata triennale, che ne definisce diritti e obblighi, stipulato con il Ministero delle Comunicazioni.   

 

Viene, però, da chiedersi se l'abbondanza di network di cui dovremmo disporre nel futuro sistema digitale possa rendere

superfluo il servizio finora svolto dalla Rai. Vario il parere dei telespettatori sull'opportunità di mantenere il servizio pubblico e di continuare a finanziarlo attraverso il canone, ne abbiamo incontrati molti mentre visitavano lo stand della Rai durante l'ultimo Expobit, il salone Euromediterraneo dedicato alle nuove tecnologie dell'informazione o mentre si accingevano all'acquisto di decoder e televisori presso un grande centro commerciale.

 

Ne riportiamo i pareri più significativi.

 

“Il servizio pubblico è la soddisfazione di un interesse generale, la gente vuole un po’ di tutto e la televisione glielo deve dare. L’importante è che sia fatto in maniera intelligente”. 

 

“Il servizio pubblico è prezioso e indispensabile, sia per l’informazione che per l’intrattenimento, è fondamentale che ci sia”.

 

“Propongono solo serie A, formula 1 e moto GP, ma questi  sport sono praticati anche da un sacco di gente in competizioni minori e nessuno li propone. E’ la Rai, che dovrebbe farlo, però noi paghiamo e non abbiamo niente in cambio! Del servizio pubblico inteso come si fa oggi, potremmo anche farne a meno. Se aumentano la qualità, propongono nuovi film e nuovi programmi, allora se ne può discutere”.

 

“Il servizio pubblico è utile, ma i palinsesti non  dovrebbero inseguire quelli delle private. La Rai non dovrebbe inseguire i gusti che fanno tendenza, ma imporre una nuova tendenza nei gusti”.

 

Molti hanno sostenuto la necessità che la Rai mantenga il servizio pubblico ma senza pubblicità, almeno finché si paga il canone. A nulla è valsa l'osservazione che la concessionaria di Stato, a differenza dei privati ha un tetto pubblicitario limitato e insuperabile.

 

“Sarà, ma io non noto la differenza, per cui se la Rai si finanzia con la pubblicità  e insegue gli stessi generi delle private, pur di accaparrarsela, non vedo perché io devo pagare un canone”.

 

Sul ruolo delle TV private sono emersi pareri di segno opposto “Anche i privati svolgono un servizio pubblico, trovo  che svolgono un servizio molto utile. Io privatizzerei tutto ed eliminerei il servizio pubblico”.

 

“Il privato non per forza sarà meglio”.

 

Critico il parere di Orazio Costa, Caposervizio di RTP: “Il servizio pubblico deve rimanere, ma con una sola rete  e senza pubblicità, le altre due devono essere messe sul mercato e privatizzate […] e poi bisogna finirla con queste reti politicizzate e con questi conduttori che esprimono le loro idee dai microfoni della Rai”.

 

Renato Stramondo, direttore di Antenna Sicilia,  si pone decisamente fra chi sostiene che in questo delicato settore il servizio pubblico sia necessario, ma sottolinea il ruolo che anche i privati svolgono. “Non è assolutamente discutibile! E non solo nel nostro paese, tale ruolo è necessario in qualsiasi paese democratico. Anche l’emittente locale, però, svolge un ruolo di servizio pubblico, i contributi pubblici si giustificano proprio in funzione del servizio che svolge, legato al territorio. Purtroppo il servizio pubblico interviene sul mercato pubblicitario con gli stessi criteri valutativi dell’emittenza privata, spendendo in questo mercato la stessa moneta, cioè gli ascolti, ponendosi così sullo stesso piano delle private e ponendosi in concorrenza con essa. Ecco che allora viene fortemente messo in discussione l’interesse di produzione verso aree e settori di nicchia che possono determinare cadute d’ascolti e conseguentemente di ritorni economici. Io non dovrei sentirmi in concorrenza con il servizio pubblico e non mi ci sentirei se questo vivesse solo di canone”.

 

Mauro Vergari, responsabile del settore media digitali di Adiconsum, solleva il problema dei bilanci della Rai:  “Devono essere trasparenti e al momento non lo sono, anche il  CNU - il Consiglio Nazionale Utenti, organo dell’Agcom istituito abbastanza recentemente - sta facendo una battaglia proprio sulla trasparenza del bilancio della Rai. In pratica negli attuali bilanci non si distingue ciò che è finanziato dal canone da ciò che grava sugli introiti pubblicitari. Noi siamo a favore di una rete Rai priva di pubblicità che faccia veramente servizio pubblico e lasciare che per il resto se la giochi a tutto campo sul piano commerciale in competizione con i privati. Tra l’altro, le capacità ci sono eccome! Basta che venga svincolata dalle questioni politiche. Noi, anche in considerazione del fatto che nessuna famiglia può essere esentata dal finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo, vedremmo meglio un apposito budget stornato dalla tassazione ordinaria, fisso e non ritoccabile dai vari governi che si avvicendano, se non al rialzo seguendo l’andamento dei mercati. Tra l’altro questo sistema sarebbe più equo ed economico, perché pagheremmo tutti e tutti di meno”.

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