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Televisione digitale/10. Tv private: finanziamenti pubblici sempre indispensabili

03 novembre 2009 18:46
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(Salpu) Fatta una rapida analisi del settore e viste le difficoltà economiche che si prospettano (leggi articolo precedente), appare evidente come - anche nel futuro sistema digitale - per l’editoria televisiva privata sarà difficile svincolarsi dal sistema dei contributi pubblici: il mercato pubblicitario tende a ridursi, il numero delle emittenti è destinato a raddoppiarsi e per ciascuna le spese sono destinate a gonfiarsi.

Questo il parere di Renato Stramondo (Antenna Sicilia):

“Assolutamente si! Esattamente come oggi, le emittenti locali vivranno e potranno continuare a sopravvivere esclusivamente per la presenza dei contributi pubblici.”

Anche Carmelo Carpentieri (Video Mediterraneo), conscio delle difficoltà che bisognerà affrontare, ritiene che i contributi pubblici saranno ancora a lungo indispensabili:

“Le aziende saranno ancora più dipendenti dai contributi e non sarà facile in assenza di finanziamenti stabili e svincolati dagli esiti elettorali. Secondo me ogni assessorato regionale alle attività produttive dovrebbe avere stabilmente in capitolo una somma da destinare all’editoria regionale.

Inoltre sarebbe necessario poter accedere facilmente al credito d’imposta finalizzato a nuovi investimenti. Nel 2000 c’è stata la corsa al digitale terrestre e il Governo ha concesso contributi per l’acquisto delle attrezzature, questi impianti lavorano da nove anni e nel 2012 saranno già obsolete.”

I contributi ai privati sono previsti dalla legge n.448 del 23/dicembre/1998 e distribuiti dal Ministero delle attività produttive alle varie Regioni, ad esempio, con il Decreto del 12 novembre 2003 sono stati stanziati alle emittenti televisive locali più di 65 milioni di euro da ripartire tra i bacini di utenza televisiva regionale. Alla Sicilia ne sono arrivati quasi 8 milioni, superata - in questa speciale classifica - soltanto dalla Puglia e dalla Lombardia.

In ogni regione, questi fondi, sono poi distribuiti dai rispettivi Corecom alle emittenti che ne fanno richiesta, in base ad una graduatoria istruita con criteri che tengono conto della qualità del servizio reso, del territorio servito e del personale occupato.

Per farsi un’idea della consistenza attuale di questi contributi è possibile consultare la graduatoria e la delibera dei contributi alle emittenti televisive locali per gli anni 2007 e 2008 sul sito del CO.RE.COM. siciliano, questi i rispettivi link:

http://www.presidenzaregione.it/documenti/SgArea1Corecom/CorecomDel_8.4.09+grad.contr.2008.pdf

http://www.presidenzaregione.it/documenti/SgArea1Corecom/Corecom_Graduatoria_e_DeliberaContributi2007.pdf

Lorenzo Alessi Presidente del Corecom della Sicilia, ritiene che i contributi non siano adeguati alla realtà siciliana e precisa:

“In Sicilia esistono 118 televisioni private di cui 77 chiedono i contributi, in Lombardia, che ha un’estensione territoriale simile alla nostra, lo chiedono solo in 36; hanno quindi meno televisioni, ma sono più solide e riescono a produrre di più in termini di impresa. Noi siamo meno bravi a produrre profitto.”

Sembra incredibile che in Sicilia operino un numero di TV private più che doppio rispetto ad una regione notoriamente più produttiva come la Lombardia, ma il Presidente subito rilancia e sorridendo ne approfitta per smentire un noto stereotipo sui siciliani:

“Pensi che abbiamo più di 300 emittenti fra radio e televisioni e siamo la Regione in assoluto più affollata e questo smentisce la figura stereotipata del siciliano - uomo di pancia - perché invece in Sicilia si comunica e si comunica molto.”

Sulla indispensabilità dei contributi, il Alessi è molto chiaro, condivide le preoccupazioni che anche gli editori avevano manifestato e riconosce l’importanza del ruolo da questi svolto:

“Nel 2012 la DTT nascerà con gli impianti già vecchi e questo è un problema per noi prioritario. Noi ci prepariamo per governarlo lo switch-off, non vogliamo subirlo. Razionalizzeremo prima l’esistente per capire cosa fare in futuro. Siamo per un approccio ai problemi pragmatico e realistico, quindi più che guardare alle carte, andremo a constatare i fatti sul territorio e lo faremo assieme agli operatori, quelli che operano da 25 o 30 anni. Dopotutto sono loro gli attori veri, noi abbiamo solo un mandato a tempo limitato, loro invece restano. Sono loro che rappresentano la nostra realtà territoriale, quella vera e non quella stereotipata; noi possiamo solo essergli di assistenza.”

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