(Salpu) Se gli operatori di rete intravedono un futuro interessante lo stesso non sembra potersi dire per i fornitori di contenuti. Per Renato Stramondo, direttore di Antenna Sicilia, c’è il rischio concreto che le risorse economiche, almeno in Sicilia, non siano sufficienti per garantire a tutte le emittenti di crescere:
“Se ogni MUX potrà trasmettere i contenuti di 4 o 5 fornitori diversi, saranno possibili un numero di fornitori di contenuti ancora maggiore di prima, tutti questi soggetti poi dovranno trarre sostentamento da un’unica risorsa, che è il mercato pubblicitario. Quindi sicuramente si apre uno scenario di grande incertezza, bisognerà verificare se il mercato pubblicitario regionale ha una congruità adeguata, per dimensioni ed opportunità, a sostenere tutti i soggetti che tenderanno ad insistere sul territorio. E’ chiaro che queste risorse andranno verso quelle emittenti che risulteranno più appetibili e più interessanti, quelle che sapranno comunicare meglio, per cui la concorrenza sarà certamente alta e porterà le emittenti a concentrarsi sugli ascolti, che sono il principale criterio con cui vengono valutate”.
Con l’avvento del digitale gli operatori del settore si aspettano anche un salto di qualità dei dati auditel, poiché le verifiche sugli ascolti dovrebbero diventare più precise e puntuali. L’auditel potrebbe quindi decretare la chiusura di molti fornitori di contenuti, il direttore di Antenna Sicilia, rincara:
“Ma questo è fatale! Non potrebbe essere altrimenti, la capacità dell’emittente di produrre informazione valida e di qualità è chiaramente collegata alle risorse disponibili; se questo mercato è asfittico, e le imprese devono fare i conti con bilanci di tipo familiare, è chiaro che non avranno la possibilità di farlo!”
Anche Carmelo Carpentieri, editore di Video Mediterraneo, è dello stesso avviso:
“A mio avviso il mercato è già saturo, nel campo commerciale c’è già un certo equilibrio fra domanda ed offerta e siccome non vedo possibilità di far crescere la domanda di spazi pubblicitari, è ovvio che, se cresce l’offerta, le risorse del mercato saranno insufficienti per tutti”.
L’editore Carmelo Carpentieri sottolinea una particolare difficoltà che ogni TV locale incontra nella raccolta della pubblicità:
“La TV locale anche se copre tutto il territorio regionale, trae le risorse pubblicitarie quasi unicamente nella provincia di radicamento; per esempio noi nasciamo a Modica e siamo seguitissimi nella provincia di Ragusa, dove racimoliamo la quasi totalità dei proventi pubblicitari. Abbiamo investito notevolmente in tutte le province ed uniformato la qualità del servizio offerto, siamo riusciti a migliorare gli ascolti anche fuori della nostra provincia di radicamento, ma i fatturati non crescono di pari passo. D’altronde basta curiosare fra la pubblicità che passa anche sulle altre emittenti, per notare che ciascuna trasmette quasi esclusivamente pubblicità della propria provincia”.
Questo paradossale fenomeno è conosciuto anche da Renato Stramondo, che però si sforza di spiegarlo meglio:
“E’ vero. D'altronde la storia, anche pioneristica, di come si è formata l’emittenza locale è una storia di campanili, quindi l’emittente locale viene identificata con l’emittente cittadina. Per quanto si riesca a raggiungere la dimensione regionale, ognuna resta leader nel proprio bacino d’origine nella raccolta di pubblicità. Questo è un vissuto fortissimo, di fatto circa il 90% della pubblicità di ogni emittente regionale viene raccolto nella provincia d’origine. Anche Antenna Sicilia ha fatto investimenti per sterritorializzarsi ma il mercato pubblicitario risponde in maniera ancora più lenta del telespettatore.
Bisogna dire però che non sempre c’è mancanza di attenzione da parte dell’operatore commerciale, c’è in gioco pure la capacità di marketing dell’emittente, che deve sapere investire anche nella rete vendite. In genere questi uffici vengono poco formati, sono gestiti a livello locale ed hanno conoscenza del tessuto commerciale limitatamente all’area d’origine”.
Mauro Vergari, di Adiconsum, trova che questo fenomeno sia un’altra stranezza che caratterizza la piattaforma digitale terrestre:
“Anche questo fatto dimostra che il mercato non è
Comunque è abbastanza verosimile che molti dei nuovi soggetti che avranno accesso sulla piattaforma DTT non riusciranno a ritagliarsi risorse economiche sufficienti per costituire una valida alternativa nel panorama televisivo. Viene da chiedersi come faranno a sopravvivere ed il dirigente di Adiconsum è stato lapidario:
“Facendo altro! Non si potrà tutelare le emittenti che non vengono viste. Sicuramente avremo uno sviluppo delle televisioni monotematiche e della PAY TV.
Il futuro della DTT - ma anche della SAT TV - nei confronti dell’incalzare della IP TV, sta nell’alta definizione. E’ l’HD l’arma che consentirà alla televisione classica, quella confezionata per essere fruita comodamente sdraiati sul sofà, di sopravvivere”.