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Televisione digitale/7. Il caso Europa 7

13 ottobre 2009 15:25
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(SALPU) Europa7, è il network che da quasi dieci anni attende l’assegnazione di una frequenza nazionale da utilizzare in tecnologia analogica e/o digitale.

Nel 1999, l’emittente, si è aggiudicata una concessione nazionale televisiva, ma finora non ha potuto trasmettere perché nessun governo - indipendentemente dal colore politico - le ha mai assegnato la frequenza di trasmissione. Si sarebbe dovuta sfrattare Rete4, da sempre priva di una concessione nazionale e in possesso soltanto di un’autorizzazione transitoria, che quindi si sarebbe dovuta trasferire sul satellite o sul digitale terrestre. Uno sfratto che non è mai stato fatto e che ha condannato Europa7 a dieci anni di inattività forzata, di cause e ricorsi - poi vinti - alla Corte di Giustizia Europea. Un caso senza precedenti in Europa.

Europa7 nel frattempo si è dotata di studi e impianti all’avanguardia (studi per tremila metri quadrati alle porte di Roma usati anche dalla Rai per molte sue produzioni); una struttura con significativi costi annuali di gestione, che impegna molti free-lance e tanti dipendenti a tempo indeterminato e part-time.

L’editore Francesco Di Stefano, proprietario della rete, ha chiesto un risarcimento danni sul quale, a suo tempo, il Consiglio di Stato si è riservato di decidere e sul quale ha emesso sentenza soltanto a gennaio di quest’anno.

A togliere il Governo dall’imbarazzo ci ha pensato nel frattempo lo switch-off digitale. Infatti, con il progressivo trasferimento delle emittenti analogiche sulle piattaforme digitali, la cessione di alcune frequenze da parte della Rai e un contemporaneo lavoro di razionalizzazione del sistema, è stato possibile liberare alcune frequenze di trasmissione.

Evitando restrizioni - rese a questo punto inutili - su imprese ormai affermate e produttive, il Sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha così potuto comunicare di avere assegnato la frequenza a Centro Europa 7. Fatto che consente di sanare il lungo contenzioso con l’editore.

Sul sito del Ministero, una nota del 22/01/2009 comunicava che:

 

    “Una sentenza del Consiglio di Stato ha messo la parola fine sul caso di Centro Europa 7. L’assegnazione della frequenza Canale 8 da parte del Ministero con provvedimento dell’11 dicembre 2008, frutto della ricanalizzazione della banda VHF per il passaggio al digitale terrestre, è stato ritenuto l’atto fondamentale e conclusivo di una vicenda che si trascina da dieci anni.

    Il tribunale ha riconosciuto un limitato risarcimento per un importo complessivo pari a euro 1.041.418,00 a fronte di una richiesta di euro 2.175.213.315,00 in ipotesi di attribuzione, benché tardiva, delle frequenze (e nella maggiore somma di euro 3.500.000.000,00 in caso di accertata impossibilità di assegnazione delle frequenze)”.

     

Il provvedimento del Ministero prevedeva inoltre che le trasmissioni iniziassero dal 1° luglio 2009 e comunque non oltre il 30 giugno 2011.

Centro Europa 7, quindi, potrebbe già accendere i propri trasmettitori sul canale 8 VHF e assurgere a pieno titolo al tanto rivendicato ruolo di operatore di rete e di fornitore di contenuti, ma la telenovela non sembra essere ancora conclusa, ci sarebbe un problema di copertura del territorio e di interferenze.

Francesco Di Stefano considera l’assegnazione di questa frequenza un’ennesima presa in giro e a suo tempo si era riservato di verificarne le reali potenzialità. L’editore sostiene (anche sul blog di Beppe Grillo) che la concessione vinta nel 1999 prevedeva la copertura dell’80% del territorio, di tutti i capoluoghi di provincia e del 95% della popolazione; mentre il canale assegnato dal Ministero - secondo una perizia tecnica svolta dalla IRTE, azienda che si occupa di radiodiffusione - non soddisferebbe questi parametri e soffrirebbe di problemi interferenziali notevoli e diffusi.

Secondo indiscrezioni - apparse anche su numerosi blog - Europa7 non sarebbe affatto intenzionata a trasmettere e dopo aver ottenuto il mega risarcimento intenderebbe rivendere la frequenza conquistata.

D’altra parte è evidente il disagio della nuova emittente che, per essere visibile subito da tutti, dovrebbe trasmettere contemporaneamente anche in analogico con spese non ammortizzabili entro il 2012 e può darsi che solo allora avremo il piacere di sintonizzarci sul nuovo network.

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