(Salpu) Il testo unico della radiotelevisione, la legge quadro che dal 2005 regolamenta tutto il settore, prevede che la vecchia emittente, nel nuovo sistema digitale, dovrà sdoppiarsi in due società distinte e con interessi contabili separati: una svolgerà le funzioni di operatore di rete che installa e gestisce gli impianti di radiodiffusione, l’altra diventerà fornitore di contenuti e si occuperà di produrre i contenuti da diffondere e ne avrà
Gli operatori di rete potranno e dovranno veicolare all’interno dei propri bouquet anche i contenuti di eventuali nuovi fornitori consorziati e a differenza del passato si vedranno assegnare le frequenze dal ministero delle comunicazioni in accordo con l’Autorità Garante per le Comunicazioni, in sigla Agcom, il cui presidente Corrado Calabrò nella relazione del 2008 al Parlamento, ha così dichiarato:
Nei fatti lo switch-off - spegnimento di tutti i trasmettitori analogici in favore di quelli digitali - già effettuato in Sardegna ha consentito di individuare ventinove frequenze, corrispondenti ad altrettanti bouquet digitali; ventuno delle quali, che coprono sufficientemente il territorio, sono state così suddivise: quattordici per le emittenti nazionali e sette per quelle locali. Le rimanenti otto, a copertura territoriale limitata, saranno anch’esse destinate ad emittenti nazionali.
Ai due maggiori operatori, Rai e Mediaset, sono state assegnate sei frequenze ciascuno per altrettanti bouquet digitali; quattro le frequenze per Telecom Italia Media; due per Rete A; una per gli altri e due a disposizione del Ministero per consentire l’ingresso a nuovi operatori.
Tale distribuzione delle frequenze ha il difetto di non concedere molto spazio a nuovi operatori di rete e riproduce di fatto, almeno in questo campo, lo stesso problema di concentrazione duopolistica già riscontrata e contestata nell'analogico.
A livello regionale, dove le emittenti locali che già trasmettono sono in numero maggiore rispetto ai sette bouquet digitali possibili, sarà impossibile assegnarne uno ciascuno; per cui le emittenti più piccole dovranno consorziarsi o chiedere e pagare l’ospitalità ad un operatore di rete assegnatario di frequenza.
L’operatore di rete, autonomo e sganciato dall’altra sua metà, sarà tenuto a garantire uniformità di servizi a tutti i propri clienti, vecchi e nuovi.
La legge antitrust limita le concentrazioni, anche per facilitare l’ingresso sui nuovi canali di nuovi fornitori di contenuti, nuovi e indipendenti. L’obiettivo dichiarato, lo si può leggere sul sito dell’
“Favorire lo sviluppo del settore televisivo attraverso una promozione di contenuti che valorizzi la creatività e la proprietà intellettuale e che sia percepita dagli utenti come un arricchimento di qualità e diversificazione.”
Questi nuovi soggetti avranno diritto ad accedere sui MUX degli Operatori di Rete con costi controllati dall’Agcom.
Intanto, però, alcune emittenti nazionali stanno utilizzando i nuovi bouquet per trasmettere contenuti a pagamento (pay per view); vedi le partite di calcio, che comunque costituiscono un servizio gradito a gran parte della popolazione.