Le vecchie antenne continueranno a trasmettere ed a ricevere segnali elettromagnetici, ma questi trasporteranno le informazioni non più sotto forma di onde sinusoidali ma sotto forma di sequenze di numeri binari.
Chi trasmette dovrà sostituire i vecchi trasmettitori analogici con i nuovi multiplex digitali in grado di inserire nella stessa larghezza di banda non più
Gli utenti dovranno soltanto acquistare dei nuovi decoder - ricevitori in grado di decodificare i segnali digitali - da frapporre fra la vecchia antenna ed i vecchi televisori, oppure acquistare dei nuovi televisori già predisposti, l’antenna in ogni caso rimarrà la stessa.
I vecchi tre canali della concessionaria pubblica, per esempio, diventeranno tre nuovi bouquet da cinque canali ciascuno e tutti in SD, cioè di qualità paragonabile ai precedenti, l’ing. Sabino Mantovano del centro ricerche Rai di Torino - che si occupa proprio della qualità della trasmissione digitale degli audiovisivi - spiega come ciò sia possibile:
“Abbiamo sperimentato quanti bitrate - velocità di trasmissione dei dati misurata in bit/secondo - sono necessari per trasmettere immagini e suoni con una qualità paragonabile al vecchio canale analogico e abbiamo visto che per un canale SD - Standard Definiction - ne servono 6÷8 Mbit/secondo, con l’attuale sistema di codifica detto MPEG2 (Moving Pictures Experts Group, che è un comitato tecnico internazionale, incaricato di definire standard per la rappresentazione in forma digitale di contenuti multimediali). In un Multiplex statistico della Rai possono entrare 5 canali SD, codificati in MPEG2 ed a bitrate variabile a seconda della complessità dei contenuti. L’insieme di questi 5 canali formano un bouquet digitale che prenderà il posto di un vecchio canale analogico”.
Oltre ai vecchi tre canali che si trasformeranno in altrettanti bouquet digitali, secondo il nuovo piano di ripartizione delle frequenze la Rai disporrà di ulteriori tre bouquet che irradieranno altri sette canali di cui due in HD cioè in Alta Definizione. Un canale HD occuperebbe per intero il bouquet digitale.
Tutto questo con l’attuale sistema di compressione MPEG2. Ma non è tutto. L’ing. Mantovano racconta che presso il centro di ricerche Rai stanno già sperimentando un nuovo sistema di codifica, detto H264:
“Con questo nuovo sistema che presto verrà adottato dalla Rai, l’H264 - che è un sottoinsieme del sistema MPEG4 - riusciamo a raddoppiare il rendimento di trasmissione perché, a parità di qualità, consente di dimezzare il numero dei bitrate necessari; di conseguenza consentirà di raddoppiare il numero di canali inseribili in un bouquet”.
Salpu