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David Malin, il grande fotografo dell’Universo

29 agosto 2010 11:44
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(Aldo Gagliano) Chi è un “addetto ai lavori” o comunque semplicemente appassionato di astronomia, non può non conoscere David Malin. Credo, senza offesa per altri grandi nomi, tra i più grandi astrofotografi del nostro pianeta.

 

Malin ha pubblicato oltre 120 articoli scientifici e un numero simile di articoli popolari di astronomia e fotografia , oltre a ben nove libri. Per 26 anni ha svolto la sua attività di scienziato ed astronomo presso l'Osservatorio anglo-australiano (sino al 2001). Nella sua brillante carriera ha sviluppato processi di ipersensibilità che hanno dato enormi vantaggi in termini di velocità per i materiali fotografici utilizzati in astronomia. Ha anche inventato nuovi metodi per la rilevazione di informazioni sulle immagini astronomiche, specialità che gli ha conferito una reputazione di gran prestigio a livello internazionale.

 

Le diverse tecniche fotografiche sviluppate per il lavoro di ricerca si fondono in un metodo per fare fotografie astronomiche a dir poco rivoluzionario. I suoi studi sono stati ampiamente pubblicati sulle copertine di centinaia di libri e riviste, dalla National Geographic ad una serie di francobolli australiani. Le sue mostre personali sono state ospitate in gallerie internazionali d'arte in Australia, Gran Bretagna, Cina , Francia, Italia, India e Stati Uniti. I suoi contributi alla scienza e alla fotografia astronomica hanno ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui due lauree honoris causa dalle università australiane; sarebbe troppo lungo elencare tutti i riconoscimenti ricevuti. Oggi è anche professore aggiunto alla RMIT University di Melbourne , presso il Dipartimento di Fisica Applicata.

 

Le tecniche di miglioramento dell'immagine utilizzate da Malin hanno portato alla scoperta di due nuovi tipi di galassia. Le galassie “shell galaxies” Malin-Carter a basso contrasto ma con caratteristiche di grandi dimensioni, mentre nel 1987 ha scoperto una proto-galassia estremamente debole ma decisamente massiccia, battezzata dalla comunità scientifica “Malin -1”. Questi sono alcuni degli oggetti più deboli mai scoperti da un telescopio terrestre e rappresentano il risultato di un processo fotografico che è stato soprannominato “Malinisation”. La sua scoperta ha rappresentato un significativo passo avanti in astrofotografia, oltre ad essere un importante contributo per la ricerca di galassie. Le sue “opere d’arte” si possono ammirare in molti siti, tra cui questo. Tra parentesi le “opere” di Malin non sono esclusivamente circoscritte nell’ambito astronomico; si potranno ammirare fotografie di paesaggi, di eventi atmosferici (consiglio di vedere la foto che immortala un meraviglioso fulmine) di tramonti e persino di costellazioni.

 

Persona amabile e di grande modestia e gentilezza, ha messo a disposizione di chiunque i suoi studi e i suoi “trucchi di mestiere”, compreso diversi saggi (in inglese) dove spiega accuratamente le sue tecniche e le sue scoperte.

 

 

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