(clap) Buone notizie per la prima generazione americana del ventunesimo secolo. Il National Children's Study ha dato il via in queste settimane ad un progetto di monitoraggio della crescita e sviluppo fisico e psicologico di 100 mila bambini.
Dai primi mesi di vita nel grembo materno i futuri cittadini americani passeranno visite e controlli continui fino all'età di 21 anni. I medici impegnati in questo progetto sono suddivisi in 105 centri di riferimento nel territorio americano e i dati verranno archiviati fino al 2025 quando verrà tracciato il primo ritratto completo di una generazione.
Non verrà trascurata la condizione sociale e di salute dei genitori e appena questi bambini vedranno la luce saranno sottoposti a una vera e propria batteria di test ed esami medici, studiati e organizzati in modo da non trascurare nessun particolare della loro crescita e maturazione. Quindi sangue, dna, saliva, urine, unghie, ormoni, vista, udito, intelligenza, memoria, emotività, abilità linguistiche, attività fisiche e, inoltre, per non perdere nulla del quadro completo, saranno oggetto di esame anche l'aria respirata, l'acqua bevuta, l'uso di alcol, il fumo, gli amici frequentati, le eventuali tendenze a comportamenti violenti e la loro abilità nei videogiochi. Oltre ai risultati di questi test, entreranno nei dati del progetto anche questionari, interviste telefoniche e visite a domicilio alle famiglie della carica del 100 mila.
L'iniziativa è paragonata, per costi e ambizioni, a quelle organizate dalla Nasa oppure a quella sull'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. Per i nati dal 2010 al 2014 verranno spesi circa 6,7 miliardi di dollari che si presume lieviteranno alla fine del progetto nel 2025. Le madri che sono state contattare dai medici hanno espresso non poche perplessità e l'adesione al progetto non è stata incondizionata. Inoltre anche il Congresso, che deve trovare i soldi, fa trapelare qualche perplessità.
Ma perchè il National Children's Study si è inventato questo progetto? Dalla osservazione delle malattie più comuni come il diabete, l'obesità, le allergie e l'autismo, per esempio, che conta un numero sempre maggiore di bambini, non viene fuori come dato fondamentale la predisposizione genetica e neanche i fattori ambientali come causa scatenante. Quindi il direttore del National Institute of Health, Francis Collins, vuole andare oltre i due fondamenti della medicina moderna, che sono lo studio dei geni e dell'ambiente. E prova da oltre dieci anni ad ottenere l'autorizzazione e il finanziamento dal Congresso, dopo avere incassato la cifra "zero" durante il governo di George W. Bush. Ma in questi mesi Collins può finalmente segnare l'inizio della straordinaria impresa.
Dal mese di gennaio sono iniziati i colloqui con donne incinte per reclutare i bambini da tenere sotto osservazione e questa attività andrà avanti ancora per quattro anni. Ai genitori viene promesso che i loro figli parteciperanno a un "progetto storico che influenzerà la salute di generazioni future di americani" e l'obiettivo è ancora tutto da definire. Tracciare un collegamento finora sconosciuto fra le cause ambientali, acqua, aria, stress e quelle genetiche delle malattie.
Sono cinque i grandi enti governativi americani specializzati in medicina e ambiente che cercheranno di intercettare i punti di incontro fra le diverse migliaia di voci. Infatti i 100 mila bambini verranno sottoposti a esami ogni tre mesi, compresi padre e madre durante la gravidanza. Fino a 3 anni di età, a scadenza trimestrale, verrà analizzata anche la composizione chimica della pittura sui muri, la densità abitativa dei quartieri e la loro rumorosià e inquinamento.
Dai 6 ai 9 anni, con visite ogni due anni, vengono valutate la socievolezza, la litigiosità dei genitori, la cultura e le pratiche religiose, più gli esami precedenti. In seguito, invece, la frequenza delle visite sarà ogni tre anni e gli esami riguarderanno la velocità della crescita, la resistenza all'insulina, la capacità polmonare, eventuali episodi di bullismo a scuola, abitudini alimentari, fumo, alcol e abilità linguistiche. Infine dai 12 ai 14 anni sempre considerando tutti quanti gli esami precedenti le visite saranno ogni quattro anni e si punterà sulla capacità di attenzione, sulle attività della giornata, il livello di intelligenza e di una eventuale depressione.
Ma cosa ne dicono i pediatri italiani? Per alcuni il progetto è solo presuntuoso e azzardato, dice Rossana D’Eredità, “noi medici di base e pediatri facciamo queste osservazioni sui nostri assisititi e sono meno costose e più capillari. Il nostro sistema sanitario è il migliore del mondo se venisse applicato in tutti gli ambiti“, Per la pediatra Dora Butera invece il progetto può essere realizzato solo in America e non qui dove risulta complicato anche fare solo quello che spetta. Per Angelo Alongi invece gli studi italiani sulle patologie non producono informazioni di rilievo perchè durano per troppo poco tempo.
“Quindi - dice - si confondono le varianti e i conseguenti risultati. Sono più utili gli studi osservazionali su comunità chiuse o isole per un arco di tempo molto ampio. Inoltre questi di solito sono commissionati da case farmaceutiche per piazzare i prodotto che ancora non sono sul mercato, e questo senza troppe ingerenze da parte del sistema Sanitario Nazionale. I risultati della ricerca italiana ci sono ma sono frammentati e di solito si arriva a quattro risultati diversi. Noi per esempio mandiamo i nostri dati ad un server e all’occorrenza le case farmaceutiche li richiedono per studi su determanate malattie o sintomi da curare con i loro prodotti. In ogni caso vedremo nel 2025 cosa verrà fuori da queste analisi“.
Il progetto del National Children's Study è imponente e scioglierà molti interrogativi ancora non risolti della medicina contemporanea. L'interesse scientifico prima di tutto, perchè lo screening di una intera generazione sembra proprio l'occhio indiscreto di un Grande Fratello.
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