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INCHIESTA/1. La manovra anticrisi impoverisce gli italiani,
ma salva partiti, politicanti e galoppini. Ecco come viene diviso il bottino

di Salvatore Parlagreco
28 luglio 2010 10:49
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Sul pacchetto di sigarette possiamo leggere che il fumo uccide, su alcuni prodotti alimentari la filiera viene tracciata per farci sapere da dove arriva il pomodoro o il formaggio, sulle bottiglie di vino le informazioni sono esaustive. La legge impone la tracciabilità, che non preserva dagli imbrogli ma rende più difficile la vita degli imbroglioni.

 

Ascoltando e leggendo ciò che avviene in Parlamento in queste ore – l’esame ed approvazione della manovra anticrisi che impoverisce tanti italiani (quelli che sono già “poveri” soprattutto), ci siamo chiesti perché non fare altrettanto con la bolletta delle tasse: quelle statali, regionali e locali. Sul retro della bolletta dovrebbero scrivere come vengono spesi i nostri soldi, magari con due o tre voci essenziali: il debito pubblico accumulato dal governo in carica ed i costi della politica: Palazzi, comuni, enti. Tre o quattro cifre, insomma, in maniera da darci il polso della situazione ed esprimere un giudizio, seppure superficiale, sulla qualità degli amministratori. Le truffe sopravvivrebbero a questo espediente, naturalmente, ma ne guadagnerebbe il diritto di essere informati sulle questioni essenziali.

 

Volendo si può fare ancora di più, per esempio scrivere quanto costa mantenere i partiti ad ogni italiano: 3,38 a testa circa (in caso di scioglimento anticipato del Parlamento, circa cinque euro), molto di più di un cittadino francese (1,25), tedesco (1,61), spagnolo (2,58). Negli Usa la campagna per le presidenziali, ogni quattro anni, costa mezzo euro.

Gli italiani spendono una montagna di quattrini più degli altri perché mantengono mille parlamentari, mille consiglieri regionali, 119 mila consiglieri comunali, 25 mila consiglieri circoscrizionali e di comunità montane.

La folla di “miliziani” della politica è cresciuta a vista d’occhio e i tetti non vengono nemmeno rispettati, quando ci sono. La legge richiede che i comuni con un numero di abitanti superiore a 100 mila non abbiano più di otto assessori nelle giunte. A Roma sono dodici, a Milano 16.

I miliziani e i loro partiti – ben 156 dal 1994 a oggi – litigano su tutto ma non sul numero degli amministratori e su emolumenti, indennità, bonus eccetera. Si calcola che siano stati 150 mila i parlamentari e gli amministratori pagati profumatamente dagli italiani nel periodo sopra indicato, e ben 300 mila coloro che a qualunque titolo (consulenze e servizi) hanno dato loro una mano.

La Corte dei Conti ha calcolato – i dati sono stati riferiti dall’Espresso – che per mantenere questa pletora di miliziani sono stati spesi tre miliardi di euro in quindici anni circa (dal ’94 al 2008). Seicento milioni di euro sono finiti nelle tasche dei partiti per le loro attività editoriali, vere o fasulle. Ci sono giornali che, di fatto, non hanno niente a che vedere con gli schieramenti politici, ma prendono ugualmente i soldi pubblici (ben 600 milioni di euro). Come fanno? Semplice, operazione di affiancamento. Prima era necessario che appartenessero al partito, poi al gruppo parlamentare ed ora nemmeno questo. Con il tempo si sono allentati i freni.

E’ accaduta la stessa cosa con la fetta di torta più grossa, i rimborsi ai partiti, la cui origine dovrebbe mandare in bestia anche un santo, perché la manna è cominciata a piovere all’indomani di un referendum (aprile 1993), promosso dai radicali, cui spettava di decidere se lasciare in vita o meno il finanziamento pubblico dei partito. Ebbene, più del novanta per cento degli italiani, si espresse negativamente. Nei giorni successivi il Parlamento tradì gli italiani, li truffò in modo plateale e mostrò l’arroganza della politica in modo plateale. Fu subito approvata una legge che rimborsava i partiti per le spese elettorali, ben 1.600 lire per ogni cittadino avente diritto al voto. Sei anni dopo il contributo venne triplicato, nel 2002 venne deciso un aumento di proporzioni inaudite e fu previsto che il rimborso sarebbe spettato ai partiti anche in caso di decadenza anticipata del parlamento.

 

Sulle procedure di consegna dei bottino, meglio non entrare in dettaglio, c’è da rabbrividire. Non c’è alcun bisogno di conteggiare le spese ed i soldi vengono dati al presidente del gruppo parlamentare che ha il compito, ma non la responsabilità, di consegnarli a sua volta al segretario del partito. Un sistema che ha fatto sparire i partiti, perché i cordoni della borsa sono stati affidati ai parlamentari.
La parte del leone l’ha fatta Forza Italia, in testa alla graduatoria, con 638 milioni di euro di rimborsi, pari a 235 miliardi di lire; in due anni il partito democratico ha ricevuto 235 milioni di euro, ma sia nel Pdl quanto nel PD i conti sono rimasti separati. Gli uomini del Pds-Ds hanno messo in tasca 184 milioni alla voce “contributi dello stato per rimborso delle spese elettorali”. Oggi anche i partiti scomparsi, come la Margherita e AN, vantano un tesoretto cospicuo, che non permette loro di chiudere bottega, almeno formalmente. La liberalità della legge, infatti, incoraggia la permanenza dei partiti, anche quando è stata abbassata la saracinesca. Degli zombie, dunque.


A fronte di circa 2 miliardi e trecento milioni di euro dati ai partiti, dal 94 al 2008, le spese riconosciute raggiungono i 580 milioni circa. A che cosa è servito il miliardo e settecento milioni residuo, non contabilizzato come spesa elettorale?
Se la legge prescrive che i soldi debbano rimborsare le spese effettuate dai partiti, com’è che si permette esattamente il contrario?
Le risorse pubbliche, grazie al meccanismo dei rimborsi, sono finiti anche nelle tasche di partiti che non hanno raggiunto il quorum per accedere al parlamento. Grazie a quei soldi molti piccoli partiti sopravvivono alla sconfitta elettorale. Non solo, a conti fatti, la campagna elettorale potrebbe diventare un business anche quando si perde, perché viene generosamente premiata la partecipazione. Bengodi, non c’è che dire.


La manovra anticrisi che fa pagare lacrime e sangue a quella fetta di italiani che non vive nella bambagia, non limita in alcun modo questo flusso di denaro pubblico non regolamentato. E dire che tutto è cominciato con la proposta del Ministro Calderoli di un taglio alle paghe dei parlamentari (10 per cento), ed un’alzata di scudi del Ministro dell’Economia, Tremonti, il quale aveva promesso che avrebbe tagliato le unghie ai politici, promettendo nientemeno un taglio del cinquanta per cento.

(continua)

 

 

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Anonimo 15 agosto 2010   18:19

Noi nel continente non siamo abituati a fare delle analisi cosi' concrete, acute ed incisive! Complimenti per questo articolo di eccellente fattura.

 

Un italiano "nordista" immigrato

 

Francesco Preti

Bruxelles

Anonimo 01 agosto 2010   10:47
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 agosto 2010. Visualizza »

Buongiorno,

in Gran Bretagna,nazione dove io vivo,tutti i comuni,ogni anno presentano ai cittadini Il budget di come verranno spesi i soldi delle tasse pagate,facendo anche il resoconto dell'anno precedente.

In Italia,i comuni,fanno questo?Se non lo fanno,come mai?Si parla tanto di trasparenza etc....etc....tante belle parole,ma purtroppo,come sempre,tali rimangono.

Cordianmente

Un siciliano che vive in Gran Bretagna

Bello il Suo articolo sulla " manovra " appena approvata. Complimenti. Gradirei però che scrivesse un analogo articolo centrato sui conti della Regione Sicilia ( ..... non bastano i 20.000 dipendenti già acquisiti, se ne preannunciano altri 4500 ex- precari!). Notizia luttuosa per me, come l'altra dell'inaugurazione dell'asse attrezzato di CT, dopo 30 anni......

Altro che festeggiare. Saluti, P-G

Anonimo 30 luglio 2010   22:31
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 luglio 2010. Visualizza »

Buongiorno,

in Gran Bretagna,nazione dove io vivo,tutti i comuni,ogni anno presentano ai cittadini Il budget di come verranno spesi i soldi delle tasse pagate,facendo anche il resoconto dell'anno precedente.

In Italia,i comuni,fanno questo?Se non lo fanno,come mai?Si parla tanto di trasparenza etc....etc....tante belle parole,ma purtroppo,come sempre,tali rimangono.

Cordianmente

Un siciliano che vive in Gran Bretagna

Come? In Gran Bretagna non avete CHIU PILU PI TUTTI ? Da noi in Sicilia .... PILU PILU PILU e precari! tutti regolarizzati alla faccia dei lavoratori licenziati nel privato, questi andranno a scaldare le sedie alla regione e nei municipi! Bravo Presidente, Brava Chinnici!
Anonimo 29 luglio 2010   10:13

Buongiorno,

in Gran Bretagna,nazione dove io vivo,tutti i comuni,ogni anno presentano ai cittadini Il budget di come verranno spesi i soldi delle tasse pagate,facendo anche il resoconto dell'anno precedente.

In Italia,i comuni,fanno questo?Se non lo fanno,come mai?Si parla tanto di trasparenza etc....etc....tante belle parole,ma purtroppo,come sempre,tali rimangono.

Cordianmente

Un siciliano che vive in Gran Bretagna

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