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Le province e basta? Il colpo d’ala del Lombardo quater è l’autonomismo o non è niente. Meglio tornare alle urne, altrimenti

13 luglio 2010 08:33
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www.siciliainformazioni.com

A metà degli anni sessanta, ma non ne sono affatto sicuro, lessi un editoriale di Indro Montanelli sul Corriere della Sera. Era scritto meravigliosamente ed era dedicato alla Sicilia, o meglio allo Statuto speciale della Regione siciliana che concedeva al Presidente della Regione la competenza sull’ordine pubblico. Credo che fossero accaduti fatti di mafia tremenda e Montanelli se ne lamentava. La responsabilità di ciò che avveniva, secondo lui, era una sola: la specialità siciliana, la sconsiderata norma che affidava ad un siciliano le forze di polizia, come fosse il capo dello Stato, a capo delle Forze armate.

Montanelli non aveva dubbi, era stato un errore concedere ai siciliani l’autonomia. La mafia avrebbe fatto quello che voleva per chissà quanto tempo, affidando il compito di combatterla al Presidente della Regione.
 
Le motivazioni erano corrette, non si poteva che convenire con Indro Montanelli che la specialità non aveva funzionato o aggravato alcuni problemi. Ma c’era un dettaglio, affatto trascurabile, che non faceva stare in piedi il ragionamento di Infro Montanelli: la norma dello Statuto che affidava al Presidente della Regione l’ordine pubblico in Sicilia, non era stata attuata, così come tre quarti della Carta autonomistica.



Com’era possibile che il Presidente della Regioone fosse responsabile del disordine pubblico se non era responsabile dell’ordine pubblico, rimasto nelle mani dello Stato attraverso il Ministero dell’Interno, le prefetture e le questure da esso dipendenti?

Avrebbe dovuto esserci un Istituto di credito che batteva moneta, l’Alta Corte, la Corte di cassazione, mentre non avrebbero dovuto esserci le prefetture e le province. Insomma lo Statuto era rimasto lettera morta e nessuno ne sapeva niente al di là dello Stretto. E siccome questa circostanza veniva ignorata, l’Autonomia subiva anche l’affronto di dovere discolparsi anche per responsabilità che non aveva.

Se si affidasse ad un istituto demoscopico una ricerca sulle conoscenze che gli italiani, (ma anche i siciliani) hanno dello stato dell’arte, quanta parte dello Statuto è stato attuato, non credo affatto che scopriremmo qualcosa di diverso rispetto a mezzo secolo fa.

Ma la questione importante non è affatto scoprire quanta ignoranza ci sia, sebbene quale sia la causa di essa. E qui non ci sono proprio dubbi, le responsabilità sono siciliane, a cominciare da quei siciliani che avrebbero dovuto governare la Sicilia “usando” la Carta autonomista e non l’hanno fatto. Certo, i nemici erano tanti ed agguerriti, le stanze dei bottoni dei partiti erano a Roma (e lo sono ancora oggi), ma lo spirito autonomistico, quello che obbligò il governo nazionale nel dopoguerra e il Luogotenente del Re a promulgare lo Statuto, si è perso per strada, cedendo il passo ai bisogni delle botteghe politiche e delle ideologie della prima repubblica.

L’autonomismo non è stata la bandiera di tutti, forse non lo è stata di pochi, molto pochi.

Oggi ci sono tanti buoni motivi perché la Sicilia abbia un colpo d’ala e s’impadronisca di ciò cui ha diritto ed abbia finalmente gli strumenti per governarsi da sé, ma ci sono altrettanti motivi per ritenere che questo colpo d’ala non avvenga. I nemici sono tanti e non si nascondono nemmeno, non si trovano da una parte e solo da una parte e non è perciò difficile stanarli ed averne ragione. Abitano ovunque ed hanno grande potere. Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, non è amato dai comuni cittadini perché è uno scrigno di privilegi, Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione viene percepito come terra di conquista, causa d’instabilità, luogo di dissidi e contenziosi infiniti.

L’autonomia non piace e non interessa che a pochi. E perché ci si dovrebbe battere per essa se è l’icona del privilegio invece che uno strumento di sviluppo, equità e buon governo?

Eppure, il nostro tempo concede alcune opportunità importanti per quel “colpo d’ala”. I partiti siciliani stanno conoscendo una stagione autonomistica senza precedenti. Un pezzo del partito di maggioranza, il Pdl Sicilia, fa dell’autonomismo un cavallo di battaglia, il Partito democratico rivendica autonomia, il Presidente della Regione è il leader del partito autonomista, perfino l’area di destra confluita nel PDL, seguace di Gianfranco Fini, affida all’autonomia interna e della Regione, il compito di riformare l’Isola.

Il federalismo in Sicilia, sulla carta, c’è sempre stato. E’ il momento di farne uno strumento di governo a patto che la Carta autonomista siciliana sia attuata per le parti di maggior rilievo. Perché sia possibile bisogna avere le carte in regola, occorre applicarlo per le parti di competenza – esclusiva o concorrente - della Regione (istruzione, formazione, università, ambiente, ricerca ecc) e pretendere che il governo di Roma, che fa del federalismo la principale ragione politica, lo attui e lo rispetti. Il Presidente della Regione ha rango di ministro, i gradi di giurisdizione privisti dallo Stato devono essere realizzati, i poteri trasferiti unitamente alle risorse che alla Sicilia spettano. E così via, dall’ordine pubblico ai consorzi dei comuni.

Se la scommessa è l’autogoverno, essa va accettata fino in fondo.

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Anonimo 08 maggio 2011   23:24
L'utente ha risposto al commento anonimo del 08 maggio 2011. Visualizza »

Informazione sullo Statuto siciliano

Per quanto riguarda la poco conoscenza dello Statuto, credo che la STAMPA regionale abbia una percentuale di colpa. Se mi posso permettere, chiedo alla Redazione di SICILIAINFORMAZIONI di colmare la carenza di informazione, pubblicando - in più spezzoni - il testo dello Statuto commentato, in modo da rendere chiaro il significato giuridico e politico dell'autonomia siciliana. Di nessuna utilità per i cittadini siciliani sono i rifeimenti propagandistici fatti dai politici siciliani, i quali si vestono di autonomismo e d i sicilianità, ma non sembra che gradiscono migliorare la cultura autonomista.

Grazie

Giovanni Tornesi

Wow! That's a raelly neat answer!
Anonimo 21 aprile 2011   21:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 aprile 2011. Visualizza »

visto che nonostante siano state abolite esistono ancora, si potrebbe accorparle nelle 3 Province originarie della sicilia

VAL DI MAZARA, VAL DEMONE, VAL DI NOTO

 

That's way more clever than I was expecting. Thnaks!
Anonimo 27 luglio 2010   23:44
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 luglio 2010. Visualizza »

la persona giusta potrebbe essere Massimo Costa.

Noto soltanto ora questo commento e ringrazio l'anonimo estimatore.

Per la cronaca forse è utile aggiungere che sono stato di recente nominato consulente (a titolo gratuito, meglio specificarlo coi tempi che corrono) della Commissione speciale ARS per la Revisione e l'Attuazione dello Statuto insieme ad altri studiosi e professionisti siciliani.

Cercherò quindi di dare anche in quella sede il mio modesto contributo in difesa delle prerogative della nostra Regione e, quindi, del nostro Popolo.

Ma certamente se non si conosce lo Statuto non se ne può pretendere l'attuazione che, oggettivamente, costituisce il più difficile ed urgente dei compiti della Commissione, anche rispetto al tema stesso della revisione sul quale invece non ho la competenza politica per intervenire.

Mi metto dunque a disposizione per ogni azione di divulgazione e commento che Codesto Giornale volesse porre in essere.

Massimo Costa

Anonimo 27 luglio 2010   17:46
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 luglio 2010. Visualizza »

visto che nonostante siano state abolite esistono ancora, si potrebbe accorparle nelle 3 Province originarie della sicilia

VAL DI MAZARA, VAL DEMONE, VAL DI NOTO

 

L'abolizione delle provincie e l'istituzione dei liberi consorzi è nel programma del PSI Sicilia.I liberi consorzi potrebbero

assolvere alle funzioni degli Ato idrici e rifiuti che hanno creato un danno all'erario di oltre un miliardo di euro ed altre funzioni

ancora eliminando istituti obsoleti come case popolari ed altri enti inutili.Ma un autonomismo che vuole mantenere lo status quo è condannato al fallimento!!

 

 Giovanni Palillo Segretario Regionale PSI

Anonimo 13 luglio 2010   20:13
L'utente ha risposto al commento di parlagreco del 13 luglio 2010. Visualizza »

Gentile signor Tornesi, la Sua sollecitazione è giusta, assumiamo l'impegno di affidare a qualcuno che abbia la competenza adatta, di spiegare lo Statuto. E' una iniziativa audace, in controtendenza rispetto ai giornali on line, che pretendono ben altro. Ma noi siamo un poco diversi, lo avrà notato, spero.

la persona giusta potrebbe essere Massimo Costa.

Anonimo 13 luglio 2010   19:24
L'utente ha risposto al commento di parlagreco del 13 luglio 2010. Visualizza »

Gentile signor Tornesi, la Sua sollecitazione è giusta, assumiamo l'impegno di affidare a qualcuno che abbia la competenza adatta, di spiegare lo Statuto. E' una iniziativa audace, in controtendenza rispetto ai giornali on line, che pretendono ben altro. Ma noi siamo un poco diversi, lo avrà notato, spero.

Egr. Direttore,

apprezzo e godo da tempo della presenza di SICILIAINFORMAZIONI e anche se ho avuto solo pochissime occasione di parlare con Lei, non dubitavo della Sua audacia. Ma parlerei anche di vero giornalismo.

La ringrazio

Giovanni Tornesi

parlagreco 13 luglio 2010   18:50
L'utente ha risposto al commento anonimo del 13 luglio 2010. Visualizza »

Informazione sullo Statuto siciliano

Per quanto riguarda la poco conoscenza dello Statuto, credo che la STAMPA regionale abbia una percentuale di colpa. Se mi posso permettere, chiedo alla Redazione di SICILIAINFORMAZIONI di colmare la carenza di informazione, pubblicando - in più spezzoni - il testo dello Statuto commentato, in modo da rendere chiaro il significato giuridico e politico dell'autonomia siciliana. Di nessuna utilità per i cittadini siciliani sono i rifeimenti propagandistici fatti dai politici siciliani, i quali si vestono di autonomismo e d i sicilianità, ma non sembra che gradiscono migliorare la cultura autonomista.

Grazie

Giovanni Tornesi

Gentile signor Tornesi, la Sua sollecitazione è giusta, assumiamo l'impegno di affidare a qualcuno che abbia la competenza adatta, di spiegare lo Statuto. E' una iniziativa audace, in controtendenza rispetto ai giornali on line, che pretendono ben altro. Ma noi siamo un poco diversi, lo avrà notato, spero.

Anonimo 13 luglio 2010   18:19

Informazione sullo Statuto siciliano

Per quanto riguarda la poco conoscenza dello Statuto, credo che la STAMPA regionale abbia una percentuale di colpa. Se mi posso permettere, chiedo alla Redazione di SICILIAINFORMAZIONI di colmare la carenza di informazione, pubblicando - in più spezzoni - il testo dello Statuto commentato, in modo da rendere chiaro il significato giuridico e politico dell'autonomia siciliana. Di nessuna utilità per i cittadini siciliani sono i rifeimenti propagandistici fatti dai politici siciliani, i quali si vestono di autonomismo e d i sicilianità, ma non sembra che gradiscono migliorare la cultura autonomista.

Grazie

Giovanni Tornesi

Anonimo 13 luglio 2010   16:09

visto che nonostante siano state abolite esistono ancora, si potrebbe accorparle nelle 3 Province originarie della sicilia

VAL DI MAZARA, VAL DEMONE, VAL DI NOTO

 

Anonimo 13 luglio 2010   11:09
L'utente ha risposto al commento anonimo del 13 luglio 2010. Visualizza »

speriamo proprio di no

Perchè?

Anonimo 13 luglio 2010   10:42

Da sottoscrivere dal primo all'ultimo rigo, anche perché non c'è alternativa.

II sottogoverno dipendente da Roma ha strafallito e comunque non c'è aria di centralismo. Non ci resta che prenderci le nostre responsabilità e le nostre prerogative e ricominciare proprio da dove avevamo interrotto il discorso nel 1946, dimenticando questo pessimo sessantennio quasi del tutto uguale agli ottanta anni precedenti di Regno d'Italia, anch'essi pessimi per la Sicilia.

Anonimo 13 luglio 2010   10:17

speriamo proprio di no

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