Chi volesse toccare con mano, non deve fare altro che leggere l’art.15 dello Statuto siciliano, che sopprime le province e affida alla Regione siciliana le relative competenze. Siccome le norme dello Statuto fanno parte della Costituzione, le province siciliane, ancora oggi vive e vegete, sono organi incostituzionali. Non dovrebbero esserci, non avrebbero dovuto esistere nemmeno un giorno. E invece sono vecchie quanto l’autonomia siciliana. Giuseppe Alessi se ne rammaricò al punto da farne una questione politica forte, ma senza successo.
Le province avrebbero dovuto essere sostituite dai consorzi di comuni, organismi che avrebbero dovuto nascere liberamente fra i comuni allo scopo di risparmiare sulla gestione dei servizi. Sulla carta una pensata intelligente che, se concretizzata, avrebbe fatto risparmiare un sacco di soldi, ma fra il dire e il fare in politica c’e’ di mezzo il mare (e non solo in politica, in verità), sicché la Costituzione è stata ignorata, messa sotto i piedi, dagli stessi siciliani anzitutto con il beneplacito dei potenti capipartito di Roma, i quali per mezzo secolo hanno fatto l’agenda politica siciliana in pieno accordo con i siciliani.
Le amministrazioni provinciali hanno modificato più volte le loro regole, ma sono rimaste in sella perché una volta creato un ente non c’è verso di abbatterlo anche quando, come nel nostro caso, non ha diritto di esistere. Le amministrazioni provinciali hanno fatto nascere e crescere una classe politica, hanno creato posti di lavoro, dispongono di competenze e svolgono compiti “intermedi” fra la Regione e i comuni. Sono tutto il contrario dei Consorzi di comuni, perché ripropongono i confini disegnati dal fascismo sulla base di valutazioni di carattere storico-politico. Tanto per fare un esempio, il fascismo scelse Enna come capoluogo invece che Piazza Armerina, di gran lunga più importante della prima, e Ragusa invece che Modica. La mappa delle province è un nonsenso un poco ovunque. Nelle province di Agrigento e Caltanissetta si trovano delle “isole” esterne al territorio.
Non si sono tenuti in alcun conto la omogeneità territoriale , le vocazioni del territorio, la comunanza di interessi. Non è stato data alcuna importanza alla realizzazione di sinergie, alla gestione comune dei servizi. In definitiva le amministrazioni provinciali hanno aumentato la spesa invece che migliorare la qualità dei servizi e favorire le vocazioni del territorio.
Tutto questo è risaputo, ma che si sapesse non ha significato nulla Le amministrazioni provinciali hanno aumentato le loro competenze, si sono irrobustite e metterle in discussione è diventato sempre più difficile. Al pari di tanti altri enti, soppressi sulla carta, sono rimasti in vita. Anzi, ci sono stati tanti tentativi di fare nascere altre province, tutte conclusesi con un nulla di fatto.
I consorzi fra comuni, secondo la legge vigente, sono un terno al lotto perché la normativa è di fatto impraticabile e le resistenze da parte dei capoluoghi sono insuperabili. Le conseguenze elettorali, infatti, nel caso di modifica dei territori provinciali, penalizzerebbero i gruppi dirigenti legati all’attuale mappa. Insomma, è più facile che un asino vinca il palio di Siena che si faccia un consorzio di comuni in Sicilia.
Da qualche mese a questa parte, in concomitanza con la manovra anticrisi, si è sparsa la voce che si vogliano sopprimere le province, che in Sicilia si chiamano regionali ma sono uguali a quelle del resto d'Italia, piiù o meno. Fossero state soppresse sul serio, non ci sarebbero le Prefetture, che non hanno niente a che fare con lo Statuto.
Appena si è fatto cenno a questa eventualità a Roma, - la soppressione delle province - che avrebbe fatto risparmiare un bel poco di quattrini allo Stato, i leghisti hanno fatto barricate: non si toccano. Passano come gente parsimoniosa, in guerra con le burocrazie, federalisti e tutto il resto, ma appena si tocca qualcosa a casa loro, fanno quadrato, bisogna passare sul loro cadavere. Ma non c’e bisogno di arrivare a tanto, perché Umberto Bossi può contare sulla comprensione del ministro dell’Economia e del Presidente del Consiglio. Ogni parola sua è legge, di fatto.
Sull’abolizione delle province c’è stata una marcia indietro convinta, invece che le province, a quanto pare, saranno aboliti i treni per i pendolari e i servizi per gli invalidi, che sono troppi e talvolta non lo sono per niente. Ed è a questo punto che la questione arriva in Sicilia, dove c’è un governatore autonomista che ha nel suo dna il rispetto dello Statuto. E’ stato presidente della provincia di Catania, inoltre: chi meglio di lui può sapere quanto servono le amministrazioni provinciali?
C’e’ dell’altro. Il patto riformista, schieramenti politici, come il Pd, che aspirano all’autonomia politica e vorrebbero organizzare il territorio come meglio ritengono. Inutile fare l’analisi del sangue alle motivazioni reali, questa è la volontà e bisogna prenderne atto.
Che cosa c’è di meglio, per provare questa vocazione autonomista, che quella di rispettare finalmente la specialità siciliana, cioè lo Statuto, la Costituzione e quindi, abolire le province. Sarebbe una bella dimostrazione di efficienza e di lotta agli sprechi in considerazione di ciò che è avvenuto a Roma. Servirebbe a dimostrare che il partito nordista grida contro gli sprechi ma non li elimina, mentre in Sicilia…
Chi vivrà, vedrà.
E se, sempre nell'Isola, "abolissimo" Lombardo?!?!
Infatti quelle provincie di cui proclama Lombardo non possono essere abolite perchè non esistono più:da una decina di anni (o forse di più) sono state istituite le provincie regionali, che sono altro.
"Un v'ammuccati i balluottuli" !
A sentire qualcuno, sembra che la lottizzazione prima di Lombardo non esistesse.
Vorrei vedere come avrebbe fatto Lombardo a governare la macchina pubblica se avesse lasciato al loro posto gli uomini di Cuffaro: a quest'ora staremmo subendo l'aumento delle addizionali regionali per coprire il disavanzo sanitario creato dal vasa-vasa.
Leggendo i commenti scopro con sorpresa che c'è gente che, invece di apprezzare le intenzioni del governatore, su un argomento ormai ampiamente condiviso, fanno dietrologia spicciola.
Il fatto che le province sono un ente superato era già chiaro 64 anni fà, e la loro presenza si deve solo ad una cattiva politica, oggi come allora. Si tratta della stessa cattiva politiche che non pensa ad altro che a mettere le mani nelle tasche dei cittadini per pagarsi la campagna elettorale distribuendo cariche e "lavoro".
Metto la parola lavoro fra virgolette, perchè il lavoro vero è quello che crea ricchezza, mentre quello creato artificiosamente dalla politica distrugge la ricchezza che potrebbe essere destinata a migliorare il benessere della società.
Mi dispiace per i precari che rischiano il loro posto, ma non dimentico che sono stati assunti senza concorso e con modalità che è un eufemismo definire "poco trasparenti", mentre la loro assunzione ha sottratto a chi realmente lo meritava la possibilità di lavorare correttamente per la macchina pubblica.
La "provincia regionale" è il peggiore esempio di gattopardismo, per cui si cambia il nome per lasciare tutto come prima. Spero che il presidente Lombardo avra la forza di portare avanti questa idea. Dopo i buoni risultati sulla sanità sarebbe auspicabile che continuassimo a dare lezioni di civiltà e maturità politica a tutto il paese.
Purtroppo condividiamo il destino di un sud Italia in cui l'ignoranza diffusa permette alla cattiva politica di approfittare dei bisogni della gente e di illuderla con il miraggio di un posto pubblico a spese dei fessi che pagano le tasse. Solo che i fessi sono anche quelli che si credono furbi.
Maurizio Trapani
ALESSI un gigante se rapportato ai politici odierni. Un giorno gli chiesi " sai vogliono abolire le Province" e lui...."non può abolirsi ciò che non è, pertanto per paradosso dovremmo istituirle per avera la sagacia di abolirle per sempre".
Io sono convinto che ciò che è avvenuto debba essere evidenziato col giusto disgusto che merita ma immediatamente dopo cominciare doverosamente a sbracciarsi e meditare come intervenire per risanare. Si perché la parola d'ordine oggi è risanare e considerando che è appunto più semplice tagliare un servizio sociale anziché prendere una decisione seria sui precari che magari è più semplice chiudere un'istituzione culturale anziché tagliare le province e così via, si continua a rimandare le riforme strutturali più complicate da risolvere a beneficio di interventi diretti più semplici e meno impegnativi dal punto di vista politico ma sicuramente più deprimenti dal punto di vista dell'evoluzione civica.
Allora per evitare di continuare a fare filosofia delle riforme, sarebbe opportuno intervenire su riforme strutturali che richiedano un impegno serio, dignitoso, responsabile che se da un lato possa esporre politicamente, dall'altro dovrebbe garantire un consenso da parte di quegli elettori che credano con convinzione che il cambiamento possa essere realizzabile anche nella terra del gattopardo.
Una bella scommessa no?
Un caro saluto
MX
Sono compaesano di Giuseppe Alessi.
Ho sempre ritenuto inutile le provincie. Pensate le scuole ed i professori stipendiati dai comuni e dalle provincie la differenza di trattamento economico per lo stesso servizio, ritengo, almeno qui in Sicilia, un modo per far lavorare. Hanno inventato le provincie, hanno inventato i forestali, hanno inventato tanti altri impieghi per noi Siciliani non è mai esistito un vero lavoro duraturo. Cosa faranno i ventimila precari a casa, gli operai di termini che faranno a casa. La crisi dovuta alla globalizzazione delocalizzazione. A scuola, anni 70, studiavo che i nostri politici lavoravano per creare gli stati uniti d'europa, che gioia e me la immaginavo una grande nazione. No in Francia le tasse sono diverse dalla Polonia dall'Italia. Le auto verranno prodotte in China e noi non avremo nemmeno i soldi per comprare una bicicletta, dove andremo a guadagnarli ?
a mio avviso è l'ennesima bordata che Lombardo vuole dare al suo "nemico" Castiglione. Dopo tutte le epurazioni che ha fatto per eliminare uomini politicamente distanti da lui (Dirigenti generali, ecc. ecc. ecc.), vi immaginate quale somma soddisfazione per Lombardo sopprimere un Ente (la Provincia di Catania) alla cui guida c'è Castiglione?
Francesco Catania
Io sono convinto che ciò che è avvenuto debba essere evidenziato col giusto disgusto che merita ma immediatamente dopo cominciare doverosamente a sbracciarsi e meditare come intervenire per risanare. Si perché la parola d'ordine oggi è risanare e considerando che è appunto più semplice tagliare un servizio sociale anziché prendere una decisione seria sui precari che magari è più semplice chiudere un'istituzione culturale anziché tagliare le province e così via, si continua a rimandare le riforme strutturali più complicate da risolvere a beneficio di interventi diretti più semplici e meno impegnativi dal punto di vista politico ma sicuramente più deprimenti dal punto di vista dell'evoluzione civica.
Allora per evitare di continuare a fare filosofia delle riforme, sarebbe opportuno intervenire su riforme strutturali che richiedano un impegno serio, dignitoso, responsabile che se da un lato possa esporre politicamente, dall'altro dovrebbe garantire un consenso da parte di quegli elettori che credano con convinzione che il cambiamento possa essere realizzabile anche nella terra del gattopardo.
Una bella scommessa no?
Un caro saluto
MX
ma non c'è nient'altro di più serio di cui discutere a parte le sparate di Lombardo?
E se, sempre nell'Isola, "abolissimo" Lombardo?!?!
A raga... Ma vi è, per caso, sfuggito che - nell'Isola - le "Provincie" sono state abolite.
Che lo Statuto è stato rispettato, è il caso di dire "alla lettera"!!!
POI... - nell'Isola - come da prerogative autonomistico-statutarie sono state istituite le "Provincie regionali"!
E che "cassarola" è ovvio che sono un'altra cosa!
Mica le orrende Provincie "sabaudo-romanocentriche".
Sul piano formale lei ha perfettamente ragione, la soppressione c'è stata ma non se n'è potuto accorgere nessuno, perché sono rimaste in piedi le prefetture e le province regionali sono la fotocopia delle nazionali. O non è così? I liberi consorzi sarebbero altra cosa se ispirate a criteri di funzionalità e risparmio.
In questo articolo c'è un evidente contraddizione, Giuseppe Alessi primo presidente della regione siciliana "se ne rammaricò al punto da farne una questione politica forte, ma senza successo." Quindi ci fu una resistenza da parte di un
politico siciliano che, comunque si è dovuto piegare ai voleri di Roma.
" Sicchè la costituzione è stata ignorata,messa sotto i piedi, dagli stessi siciliani anzitutto con il beneplacito dei potenti
capipartito di Roma, i quali per mezzo secolo hanno fatto l'agenda politica siciliana in pieno accordo con i siciliani. "
NON E' VERO ! Semmai la costituzione è stata ignorata e messa sotto i piedi dalla politica romana e i siciliani hanno dovuto piegarsi per non andare incontro a spiacevoli metodi di persuasione. Se il presidente della regione siciliana Lombardo vuole veramente fare qualcosa per lo statuto speciale della regione siciliana deve subito nominare i membri dell'Alta Corte che spettano alla sicilia, tutto il resto, provincie etc. vengono da soli. I siciliani sono stanchi di essere presi in giro, forse finalmente i tempi sono maturi e si comincia a vedere un po di luce dentro il tunnel della sopraffazione.
I siciliani sono la classe dirigente prevalente, non sono Giuseppe Alessi, che si dimise per protestare contro Roma che non intendeva appliicare le norme statutarie.
In questo articolo c'è un evidente contraddizione, Giuseppe Alessi primo presidente della regione siciliana "se ne rammaricò al punto da farne una questione politica forte, ma senza successo." Quindi ci fu una resistenza da parte di un
politico siciliano che, comunque si è dovuto piegare ai voleri di Roma.
" Sicchè la costituzione è stata ignorata,messa sotto i piedi, dagli stessi siciliani anzitutto con il beneplacito dei potenti
capipartito di Roma, i quali per mezzo secolo hanno fatto l'agenda politica siciliana in pieno accordo con i siciliani. "
NON E' VERO ! Semmai la costituzione è stata ignorata e messa sotto i piedi dalla politica romana e i siciliani hanno dovuto piegarsi per non andare incontro a spiacevoli metodi di persuasione. Se il presidente della regione siciliana Lombardo vuole veramente fare qualcosa per lo statuto speciale della regione siciliana deve subito nominare i membri dell'Alta Corte che spettano alla sicilia, tutto il resto, provincie etc. vengono da soli. I siciliani sono stanchi di essere presi in giro, forse finalmente i tempi sono maturi e si comincia a vedere un po di luce dentro il tunnel della sopraffazione.
CON DOLORE DEVO CONFERMARE QUANTO DETTO!
è vero, la ns. classe politica lascia molto a desiderare, ma è stata l'Italia, prima ancora dei ns politici, a SMINUIRE IL NOSTRO STATUTO!
ancora i piedi in faccia dobbiamo farci mettere????
COM'è LONTANA LA CATALOGNA...
A raga... Ma vi è, per caso, sfuggito che - nell'Isola - le "Provincie" sono state abolite.
Che lo Statuto è stato rispettato, è il caso di dire "alla lettera"!!!
POI... - nell'Isola - come da prerogative autonomistico-statutarie sono state istituite le "Provincie regionali"!
E che "cassarola" è ovvio che sono un'altra cosa!
Mica le orrende Provincie "sabaudo-romanocentriche".
In questo articolo c'è un evidente contraddizione, Giuseppe Alessi primo presidente della regione siciliana "se ne rammaricò al punto da farne una questione politica forte, ma senza successo." Quindi ci fu una resistenza da parte di un
politico siciliano che, comunque si è dovuto piegare ai voleri di Roma.
" Sicchè la costituzione è stata ignorata,messa sotto i piedi, dagli stessi siciliani anzitutto con il beneplacito dei potenti
capipartito di Roma, i quali per mezzo secolo hanno fatto l'agenda politica siciliana in pieno accordo con i siciliani. "
NON E' VERO ! Semmai la costituzione è stata ignorata e messa sotto i piedi dalla politica romana e i siciliani hanno dovuto piegarsi per non andare incontro a spiacevoli metodi di persuasione. Se il presidente della regione siciliana Lombardo vuole veramente fare qualcosa per lo statuto speciale della regione siciliana deve subito nominare i membri dell'Alta Corte che spettano alla sicilia, tutto il resto, provincie etc. vengono da soli. I siciliani sono stanchi di essere presi in giro, forse finalmente i tempi sono maturi e si comincia a vedere un po di luce dentro il tunnel della sopraffazione.