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Assemblea regionale, come fare ciò che si vuole
e non risponderne nemmeno al Padreterno. Il caso del call center

25 maggio 2010 10:19
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Un esempio, uno solo per capire come funziona. Un bel mattino qualcuno ha una bella pensata. Perché non mettiamo il call center anche da noi, ce l’hanno tutti. L’interlocutore ascolta ed esprime qualche perplessità: come facciamo a realizzare il call center se abbiamo un servizio che funziona magnificamente, personale addestrato, che ha fatto il concorso per fare quello che fa, e perfino dipendenti videolesi? Per avere questo servizio abbiamo speso un sacco di soldi, e tutto funziona che è una meraviglia. Non se n’è lamentato nessuno, non c’è bisogno.

 

Chi ha avuto la pensata non demorde e si gioca l’asso: quanta gente ti chiede un posto di lavoro e quanti nei hai accontentati? Domanda bruscamente. L’altro allarga le braccia sconsolato. E allora? Incalza il primo. Ed aggiunge: la batteria.

 

Che cosa sia la batteria ve lo spieghiamo subito. È un collegamento privilegiato che nelle stanze dei bottoni viene usato per cercare qualcuno in situazioni di emergenza o particolare urgenza. Linea telefonica dedicata, dunque. Il fatto che sia nata per ragioni di emergenza, al Viminale, Palazzo Chigi e qualche altro palazzo “sensibile” non significa che sia utilizzata solo se c’è una catastrofe naturale. Nel tempo la duttilità è prevalsa e non è escluso che i parlamentari in passato l’abbiano utilizzata per avvertire la moglie che stavano arrivando e si poteva buttare nella pentola la pasta. Siamo fatti così, no?

 

Il bisogno, dunque, fu creato da chi ebbe la pensata e la illustrò in un consiglio di presidenza molto attento sia alla batteria quanto ai problemi occupazionali. Il call center divenne il prototipo di una tendenza ormai prevalente nella pubblica amministrazione, le esternalizzazioni. Invece che assumere direttamente ed appesantire i bilanci, il servizio viene esternalizzato, concesso a ditte esterne, e si vive contenti e felici. Sulla carta, però.

 

Le esternalizzazioni si possono pagare a peso d’oro ed agli esecutori dei servizi ci vanno le briciole. E quando questo avviene nei Palazzi in cui i “residenti” hanno stipendi da nababbi, la cosa è oltremodo ingrata.

 

Affidare il servizio ad una ditta di fiducia, saltando lo scoglio della gara. Ma a tutto c’è riparo, specie se si governano le risorse in un luogo in cui nessuno può mettere il naso nelle scelte.

 

Il centralino viene smantellato per introdurre la “batteria”, il call center viene affidato ad una azienda che si occupa di telefoni, grazie al fatto che chi sta dentro la pubblica amministrazione può continuare a starci se la sua proposta è buona. Certo, l’alibi non regge: chi fornisce oggetti, telefoni, o altri strumenti informatici per la telefonia non ha niente a che vedere con il call center. La legge consente di affidare a chi già si occupa del settore, altre incombenze similari, non altro. A questo punto viene posto un quesito ad un esperto, un notaio importante di Palermo, il quale spiega come e percome si può utilizzare l’effetto trascinamento.

 

Va tutto all’aria, secondo voi? Nemmeno per sogno, il parere viene letto ad uso e consumo degli esternalizzatori.

 

Il sindacato interno chiede conto e ragione di ciò che sta avvenendo, silenzio, non si possono sbirciare le carte perché il luogo privilegia gli interna corporis, come al tempo dell’Imperatore Carlo Magno.

 

Ma i problemi non sono finiti, il capo dell’amministrazione, cui spetta di firmare il contratto per il call center, che in verità passa di mano in mano ed arriva ad una cooperativa, si rifiuta di firmare. Fino a che si tratta di “assistere” e mandare avanti l’iter, va bene, ma mettere nero su bianco non se ne parla.

 

L’intoppo è duro da superare, ma a tutto c’è rimedio. Sicché si ricorre all’avvocatura dello Stato: quesito e risposta immediata, che dà ragione al capo dell’amministrazione. Il rifiuto è possibile, corretto. Ma chi firma il contratto? Il Presidente, naturalmente. È o non è il rappresentante legale? Va bene, gli spetta di vigilare e controllare, non di firmare i contratti di servizio. Ancora ostacoli, superabili però, perché per ogni regole ci sono le deroghe e tutte perfettamente legittime.

 

Conclusione: le esternalizzazioni entrano a vele spiegate, il call center sostituisce il servizio interno, il personale specializzato viene distribuito per i vari servizi, e l’amministrazione spende 750 mila euro l’anno in più.

 

Ne valeva la pena, ora l’Assemblea regionale siciliana ha la batteria, di notte i deputati regionali possono chiamare chiunque e parlare fra loro. Chissà quante emergenze avranno dovuto affrontare?

 

Questa che vi abbiamo raccontato non è una favola, né una fiction, ma una steria vera. Dove poteva accadere se non nel Parlamento regionale della Sicilia, il luogo in cui i costi della politica aumentano invece diminuire mentre si predica il risparmio.

 

Una avvertenza: se ritenete che siano state compiute scorrettezze amministrative, se pensate che affidare una commessa ad una cooperativa mezza catanese e mezza ennese attraverso “terzi” susciti più d’una perplessità, siete fuori strada. Le carte dell’Assemblea regionale siciliana sono sempre a posto. O presunte tali. Non possono essere viste da alcuno, ma sono lì e mostrare la legittimità degli atti. Le carte hanno gli stessi diritti dei deputati regionali: godono della presunzione di presenza durante le sedute dell’Assemblea. Perché si faccia la conta del presenti, ci devono essere cinque membri del Parlamento a chiederlo, altrimenti è come se ci fossero 46 deputati. Il problema, perciò, non si pone se in Aula ci sono quattro deputati, meno di cinque dunque. In questo caso, i vostri occhi vi ingannano, sono tutti e 46 presenti e non c’è niente che possa cambiare le cose.

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Anonimo 06 giugno 2010   23:44

é ora che L'ARS si dia una regolata.Essa è vista come la casa dei privilegi a danno dei siciliani.

 

 

Ufficio stampa PSI

Anonimo 06 giugno 2010   23:42
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 giugno 2010. Visualizza »

Ma cosa c'entra Miccichè ?? il call center remotizzato ha avuto un big sponsor in un ex parlamentare regionale componente  dell'allora consiglio di presidenza ed attuale  parlamentare nazionale del PD (avete capito bene). L'operazione, naturalmente, ha avuto il benestare dell'intero consiglio di presidenza di quei tempi (sotto la presidenza crediamo Lo Porto) e la collaborazione fattiva dei soliti "azzeccagarbugli" dell'assemblea regionale, che nel frattempo hanno fatto carriera e magari i prossimi concorsi che stanno per essere banditi sono fatti ad hoc per loro per farli avanzare ulteriormente! 

UNA vergogna per chi l'ha proposto e per tutti quelli che non si sono opposti.

 

 

   SEgreteria Regionale PSI

Anonimo 27 maggio 2010   01:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 maggio 2010. Visualizza »

Perchè omettete di scrivere che tutta questa operazione fu voluta da Miccichè quando era Presidente dell'ARS?

Ma cosa c'entra Miccichè ?? il call center remotizzato ha avuto un big sponsor in un ex parlamentare regionale componente  dell'allora consiglio di presidenza ed attuale  parlamentare nazionale del PD (avete capito bene). L'operazione, naturalmente, ha avuto il benestare dell'intero consiglio di presidenza di quei tempi (sotto la presidenza crediamo Lo Porto) e la collaborazione fattiva dei soliti "azzeccagarbugli" dell'assemblea regionale, che nel frattempo hanno fatto carriera e magari i prossimi concorsi che stanno per essere banditi sono fatti ad hoc per loro per farli avanzare ulteriormente! 

Anonimo 26 maggio 2010   16:12

la vera cosa mi da fastidio, ma fastidio veramente, sono i deputati regionali. Ma c'è ne una che mi infastidisce di più, molto di più: è il fatto di non essere uno di loro.

Anonimo 26 maggio 2010   13:12

E' proprio dal far mantenere o togliere tutti questi privilegi che si vede la credibilità del Governo Lombardo. Certo, nessuno prima di lui aveva messo in squadra due magistrati, e che magistrati, ma Lombardo DEVE andare sulla sua strada del risanamento dando anche questi segnali, limando giorno dopo giorno i privilegi accumulati da una classe di parlamentari tanto ladri quanto inefficienti. La prova che la strada è irta e difficile la danno l'opposizione dell'Unione Dei Carcerati e dei loro  simili in tutto Firrarello & Co.

 

M.Rizza

Anonimo 26 maggio 2010   11:23

Comunque le persone che lavorano sul serio si indignano sentendo parlare di sacrifici!!!!!!!!!

Noi siciliani ci sacrifichiamo da tempo.

Sentiamo solo parlare di corruzzione.

Trovati i corrotti, facciamo in modo che restituiscano quanto ci hanno rubato - potremo così pagare il deficit accumulato.

I nostri politici non sono da galera ma da lavori forzati.

Vergogna - Miccichè etc.....

Anonimo 26 maggio 2010   10:13
L'utente ha risposto al commento anonimo del 26 maggio 2010. Visualizza »

E' questa l'autonomia siciliana, Fare il c...zo che gli pare!
Complimenti.

 

Gabriele Miele.

Ma il call center è una cosa utilissima alle persone "importanti". Ormai abbiamo capito a cosa serve: a creare  un muro di gomma, una barriera insormontabile tra l'utente (in questo caso il cittadino) e le persone che istituzionalmente dovrebbero ascoltarlo, in modo che le derivanti "rotture di scatole" vengano dirottate sulla povera ragazza, precaria e sottopagata, del call center e non arrivino mai alle importantissime segretarie dell'importantissimo destinatario, il quale, dovendosi fare gli affari suoi non ha tempo né voglia di ascoltare i problemi altrui, anche se questo farebbe parte delle sue funzioni e dei suoi doveri.

parlagreco 26 maggio 2010   08:42
L'utente ha risposto al commento anonimo del 26 maggio 2010. Visualizza »

Perchè omettete di scrivere che tutta questa operazione fu voluta da Miccichè quando era Presidente dell'ARS?

Non lo scriviamo perché non è affatto così, fu pensata e messa in cantiere nella legislatura precedente

Anonimo 26 maggio 2010   06:29

Perchè omettete di scrivere che tutta questa operazione fu voluta da Miccichè quando era Presidente dell'ARS?

Anonimo 25 maggio 2010   17:21

E' questa l'autonomia siciliana, Fare il c...zo che gli pare!
Complimenti.

 

Gabriele Miele.

Anonimo 25 maggio 2010   17:17

vorrei chiedere al cal center se si possono occupare anche delle mie telefonate (mi darebbe un certo tono . . )

Anonimo 25 maggio 2010   11:41

Spett.le redazione,

 

A volte è  vero che le carte sono sempre a posto, ma non è affatto vero che non possono essere viste da alcuno.

Diversi casi di affidamento di servizi a terzi (uno su tutti assistenza tecnica sul POR), dovrebbero far gridare allo scandalo. Sono così trasparenti le incongruenze con i bandi pubblici che basterebbero due minuti di un attento cronista a svelare altri misfatti. Mica per forza Report deve banchettare sulle notizie scandalo siciliane. Fatelo pure voi.

Se oltre a questo volete pure approffittarne  e dare uno sguardo alla vicenda delle assunzioni dei rinnovi e presunte tali, nonchè dei pareri del commissario dello stato che vanno anche essi interpretrati in funzione della congiunzione degli astri, senza bisogno di faticare troppo e leggendo attentamente la gazzetta della reg. Siciliana e verbali dell'ARS che  lo  smascheramento è bello che fatto.

Sono notizie che magari non fanno presa sui vostri lettori  ma almeno si mette in evidenza che le carte sono pubbliche  ma spesso e volentieri  non sono a posto.

GM

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