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Si è rotto il silenzio sull'urbanistica a Palermo. Faraone e Bevilacqua: "Sì al nuovo piano portuale, no alle aree bersaglio"

di Ignazio Panzica
08 marzo 2010 17:53
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Si è  incrinata la congiura del “ silenzio” a palazzo delle Aquile. Così,finalmente, il futuro urbanistico di Palermo - “l’affaire” per antonomasia di alcuni miliardi di euro – è uscito dai conciliaboli sottotraccia delle “segrete stanze” del potere. E’ successo nel week-end per merito di un dibattito su “Piano Regolatore del Porto” e “le aree bersaglio”, promosso dal gruppo consiliare del PD al Comune di Palermo.

 

Al centro del dibattito la “delibera contenitore” inventata da Cammarata, che da diciotto mesi dormicchia nell’odg del Consiglio comunale. Ossia avere tentato di mischiare ben 15 aree bersaglio, - vere e proprie varianti al Piano Regolatore Generale dal prevedibile complesso iter amministrativo - con il prevedibilmente “liscio e semplice” voto di intesa, con un colpo secco, tra Comune ed Autorità Portuale, per l’approvazione del PRP. La legge sulla portualità nazionale, infatti, attribuisce alla “Autorità” l’esclusiva competenza in materia di urbanistica portuale.

Ma cominciamo a spiegare punto per punto la questione.

 

Ma quante sono queste aree bersaglio ? Sarebbero solo nove ( ndr. e non più 12 o 15) le “aree bersaglio”, attualmente, esplicitamente riconosciute dall’Assessore Carta come oggetto del dibattito e della polemica sulla delibera in questione: area Foce Oreto; area Fiera del Mediterraneo; area dell' ex Gasometro; area Borgo Vecchio; area stazione ferroviaria via Sampolo più Mercato ortofrutticolo; area Ospizio marino ; area Ucciardone; Acquasanta ed ex manifattura tabacchi; borgata Arenella ed area Chimica Arenella.

 

Poi vi sono altre “sei aree”sulle quali,per ora, apparentemente, la Giunta parrebbe aver rinunciato a “riplasmarle” alla luce della sua furia modernizzatrice :  il porticciolo di Sant' Erasmo e l’area dell’ex deposito locomotive e la Cala (perché si sostiene di competenza dell’Autrorità portuale); piazza Marina e la Kalsa; la stazione ferroviaria di piazza Lolli; la stazione ferroviaria di via Notarbartolo; l’area di Danisinni.

 

Ma cosa sono queste aree bersaglio? In origine, sono state una sorta di eredità del PRG di Leoluca Orlando. All’epoca le chiamavano “aree risorse”, ossia spazi urbanistici di pregio, ancora libere dal punto di vista edilizio, che si sarebbero dovute convertire in “aree di servizi”per la città (Chimica Arenella, Stazione Lolli, Stazione Sampolo e Mercato ortofrutta,etc) : in zone di verde attrezzato, zone museali, servizi pubblici comunali strategici in genere. Cose che a Palermo non si realizzano più, in via di programmazione urbanistica, dal lontano 1972. Un tema “in sonno” dal 1997 quando fu approvato definitivamente il PRG. Perciò, Cammarata, con indubbia “genialità”, le ha ripescate, ribattezzandole “aree bersaglio”. Dichiaratamente destinate ad essere riconvertite in aree residenziali con annessi centri commerciali,più qualche pezzettino di verde. Una follia urbanistica, che ha allertato, da mesi,speculatori e mafiosi. Mentre, questa “scelta enorme” era, di fatto, “ignorata” dalla stragrande maggioranza dei palermitani.

 

Nella prima Repubblica l’urbanistica era spesso oggetto di chiari ed ampi dibattiti pubblici. Quasi, “l’argomento principe” del confronto politico : ne parlavano tutti, e ognuno poteva dire la sua. Nella seconda Repubblica, invece, l’urbanistica è diventata materia “riservata” al di fuori del controllo della pubblica opinione. Di cui, se ne debbono occupare solo gli addetti ai lavori : tecnici comunali, le imprese ed i gruppi politici consiliari. In Italia tutto ciò ha favorito la lievitazione folle dei prezzi degli immobili, l’imbruttimento delle città e la creazione di nuove e più grandi lobby dell’edilizia (ndr. Li Gresti, Caltagirone, etc). In Sicilia, ed a Palermo, se si dovesse continuare con questo andazzo “sottotraccia”, oltre a sfigurare quel poco di bel patrimonio storico urbanistico salvato sinora ,  potrebbe riportarci, in ogni caso, ad un clima di tipo libanese come è già successo negli anni 60’ e 70’.

 

“La delibera sul PRP va alleggerita dalle “aree bersaglio” e va approvata al più presto. Ne ha bisogno il Porto, ne ha bisogno la città per i cospicui investimenti, pubblici e privati, che il PRP dovrà necessariamente innescare” (ndr. si parla nell’ordine di 400 milioni di euro, in un triennio). Così, Davide Faraone, capogruppo PD in Consiglio comunale ha ufficializzato la decisione finale del suo partito di far passare presto il PRP a condizione che si proceda allo “spacchettamento” della “delibera contenitore”, riallineandosi, parrebbe così, all’indirizzo in tal senso già espresso, mesi fa , dai capogruppo di MPA, IDV, PDL-Sicilia, “Un'altra storia”.

 

“Votiamo il PRP entro la fine di marzo – ha detto Faraone – senza nessuna opposizione preconcetta. Ma tiriamo via le aree bersaglio dalla delibera, che con il PRP non c’entrano nulla. Queste 15 aree, di scelte strategiche future per la città, devono avere, ciascuna, un proprio iter amministrativo-urbanistico, con una loro specifica delibera. A tal proposito, credo che anche il Presidente dell’Autorità portuale, Nino Bevilacqua, sia d’accordo a separare i destini di queste due materie urbanistiche. Dico questo, dandogli atto, che mai ha provato a voler influenzare opzioni urbanistiche la cui titolarità è del Consiglio comunale”.

 

A stretto giro, a Faraone, ha risposto il Bevilacqua : “È grave che il Consiglio non abbia avuto, dal lontano 12 agosto 2008, il senso di responsabilità di votare il PRP, bloccando, così, lo sviluppo dell'area portuale. L’aula deve riparare agli errori fatti e approvare il documento entro marzo. Altrimenti, chiederò alla Regione di intervenire con un commissario ad acta. Comunque, le aree bersaglio, immesse da Cammarata nella delibera del PRP, non c'entrano nulla con il Piano. Si tratta di progetti urbanistici  che devono viaggiare con tempi e modalità diverse”.

 

Non la pensa così l’Assessore comunale all’Urbanistica, l’ing. Maurizio Carta - fiduciario tecnico alla Tremonti dell’asse politico Cammarata più UDC di Saverio Romano - per il quale tra i punti cardine di una rinnovata strategia per il centro storico, c’è proprio quello di una visione unitaria tra il porto ed una realtà urbana che deve essere ricondotta in una visione d' insieme. Ragionamento, apparentemente logico ed ineccepibile, ma che però declinato con i soliti sistemi delle scelte concrete dalla Giunta Cammarata porterebbe da tutt’altra parte. Quale ? Anzitutto, all’abiura del PRG lasciato dalla sindacatura Orlando, ed alla “centralità” del disegno del “centro storico recuperato”. Al disegno di una città modernista, senza né anima né storia, piena di nuove centinaia di palazzi residenziali, ed ancora nuovi centri commerciali; stavolta entro la cinta urbana. A tutto scapito delle piccole imprese commerciali e del , già, complicato sistema del traffico e della viabilità cittadina. Infatti, non  a caso, Carta ha preannunciato la determinazione della Giunta Cammarata di andare avanti sulla redazione della “piano strategico dell’urbanistica cittadina”, per avviare , così, una nuova definizione del PRG.

 

Su questo tema, è insorto Davide Faraone : “ Il PD dice con chiarezza no!, all’ipotesi ventilata dagli assessori Milone e Carta, di rifare il Piano Regolatore della città. Questa Amministrazione comunale in carica e questa legislatura di Consiglio comunale, non hanno né la forza politica, né il tempo, ma neanche l’autorevolezza necessaria, per dare alla città un nuovo PRG”. E su questo si capisce che le parole di Faraone non si possono “leggere”con la sua prevalente tendenza a privilegiare la “tattica politica” alle strategie; tendenza tanto cara al gemello pieddino palermitano di D’Alema. Oggi, è indubbio , che solo a parlare di un nuovo PRG,  si rischierebbe di evocare una tale mole di temi irrisolti e di interessi esagitati (piccoli e grandi) , che l’odierna confusa e parcellizzata società palermitana non sarebbe, effettivamente , in grado, concretamente, di gestire e sopportare. Se solo si pensi che Orlando, pur tenendo conto delle opinioni di parecchi, riuscì a procedere senza soverchie concessioni ai terzi, mettendoci, però, più di 15 anni per far approdare al traguardo finale l’attuale PRG.

 

“Naturalmente, Giunta e Consiglio possono indirizzarsi e deliberare sull’urbanistica di Palermo come meglio credono – puntualizza Aldo Carano, oggi esperto del PD , ieri uno dei papà del PRG orlandiano – ma per superare il Decreto regionale di approvazione dell’attuale PRG vigente, ci vuole un altro nuovo PRG. Nelle more, ogni intermedia scelta urbanistica è necessariamente vincolata a tenere conto di quel disegno di città. Piaccia o meno. Si tratta solo di rispetto della legalità, prima ancora che di esercizio della coerenza urbanistica.”    

 

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Anonimo 09 marzo 2010   12:31
L'utente ha risposto al commento anonimo del 09 marzo 2010. Visualizza »

L'architetto Aldo Carano è una persona mite che dà suggerimenti utili avendo collaborato con la giunta Orlando a rovesciare i meccanismi decisionali di questa città concentrati in poche mani, strategie, interessi e determinanti più da obiettivi di  gestione del potere che da finalità di crescita reale e ordinata. Poi sono arrivate le amministrazioni Cammarata  e siamo tornati allo spettacolo quotidiano che abbiamo sotto gli occhi: uno scatenarsi incontrollato di forze criminali strettamente legate all'edilizia, agli appalti e alla riconversione turistica che ci hanno riportati al caos urbano, al degrado dell'ambiente e della qualità della vita, all'emigrazione giovanile. Sena nessuna azione per incentivare lo sviluppo delle attività produttive sane autonome e indipendenti. E' il frutto avvelenato della cultura dell'illegalità. Inconsapevole?

Giuseppe Maritati       

maritati,non ti conosco, ma sei un grande !

Anonimo 09 marzo 2010   10:35

L'architetto Aldo Carano è una persona mite che dà suggerimenti utili avendo collaborato con la giunta Orlando a rovesciare i meccanismi decisionali di questa città concentrati in poche mani, strategie, interessi e determinanti più da obiettivi di  gestione del potere che da finalità di crescita reale e ordinata. Poi sono arrivate le amministrazioni Cammarata  e siamo tornati allo spettacolo quotidiano che abbiamo sotto gli occhi: uno scatenarsi incontrollato di forze criminali strettamente legate all'edilizia, agli appalti e alla riconversione turistica che ci hanno riportati al caos urbano, al degrado dell'ambiente e della qualità della vita, all'emigrazione giovanile. Sena nessuna azione per incentivare lo sviluppo delle attività produttive sane autonome e indipendenti. E' il frutto avvelenato della cultura dell'illegalità. Inconsapevole?

Giuseppe Maritati       

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