L’ultima è davvero sorprendente: Berlusconi è “preoccupato” per “le reazioni di piazza che potrebbero esserci da parte del suo popolo” sul caso delle elezioni regionali. Così viene descritto il premier da chi ha partecipato alle riunioni di ieri sera a Palazzo Grazioli. O meglio, così è stato suggerito di fare sapere. Non si tratta di dichiarazioni ufficiali, non possono essere riportate fra virgolette. Chi lo fa se ne assume la responsabilità. Il messaggio deve arrivare intonso all’opinione pubblica senza che alcuno se ne assuma la paternità.
Secondo la "soffiata" giunta da Palazzo Grazioli, Berlusconi riterrebbe di non potere fermare il suo popolo, teme che gli sfugga di mano, che la rabbia provocata dal sopruso patito gli faccia perdere autorità e carisma, e la voglia di ottenere giustizia sia così forte da scardinare le porte del buonsenso, e possano verificarsi disordini e Dio sa che cosa. La preoccupazione è una confessione di debolezza ed insieme una dichiarazione di forza. Debolezza perché non può tirare le briglia al popolo, forza perché il popolo, nonostante lui, è disposto a misurarsi con la sordità delle istituzioni. Qual è il messaggio giunto alle redazioni? Proviamo a decifrarlo: “State attenti che qui ci scateniamo, scendiamo in piazza, mettiamo a ferro e fuoco il Paese. I
l popolo freme, non vede l’ora di misurarsi con coloro che vogliono cacciare via dall’urna il Pdl. Datevi una mossa, perché noi non possiamo restare fuori dalla campagna elettorale in Lombardia e nel Lazio”. E’ la prima volta che Berlusconi ammette di non potere controllare gli eventi. E ciò avviene in una circostanza “favorevole” al Premier. Il popolo, secondo quanto viene addebitato al Premier, A chi è diretto?
Naturalmente all’autorità giudiziaria, in prima istanza. Quindi alle forze politiche di opposizione, quindi il Pd e l’Idv, le quali devono mettersi in testa che non sarà loro consentito di lasciare fuori il Pdl. Devono considerare con grande attenzione le responsabilità che si assumono altrimenti.
Scendere in piazza, stavolta, non è solo manifestare il proprio dissenso, la qual cosa è perfettamente legittima, ma è fare pressioni perché i giudici – amministrativi e non – passino sopra alle regole e guardino alla sostanza del problema. Codificare un messaggio così scoperto non è difficile. Se l’interpretazione non fosse corretta, pazienza, sarebbe una traduzione sbagliata di un messaggio senza paternità, arbitrariamente attribuito, per mera ipotesi, al Presidente del Consiglio. La comunicazione informale non finisce però qui. Il Premier fa sapere altro. Ecco che cosa battono le agenzie di stampa: “'Amarezza'' è il sentimento che Berlusconi dice di provare, ma c'e' anche la ''certezza'' di poter ''trovare una soluzione'' per ''garantire la democrazia e il diritto di voto a milioni di elettori''. Dunque, è preoccupato per ciò che potrebbe accadere se il “suo” popolo scendesse in piazza ma è fiducioso sulla possibilità di trovare una soluzione. Quale e grazie a chi?
Una soluzione politica nel caso in cui gli organismi giudiziari ed amministrativi preposti non diano il via libera alle liste. La soluzione politica presuppone un provvedimento legislativo ed il provvedimento legislativo pretende un assenso dell’opposizione, altrimenti diventa impossibile assumerlo. Non ci sono precedenti di questo tipo. La soluzione possibile, dunque, resta quella meno probabile: l’accoglimento del ricorso da parte dei giudici (Tar, Consiglio di Stato).
I documenti sono stati passati a setaccio ed hanno ricevuto finora lo stesso giudizio: non rispettano le regole, non possono essere “approvati”. A conclusione di un vertice nel Pdl e del Pdl con la Lega, è stato dato incarico al Presidente del Consiglio di trovare la soluzione politica. E’ lui la persona giusta? La durezza polemica del Premier non sembra la dote giusta per trovare orecchie sensibili, ammesso che sia possibile l’ascolto e l’accoglimento, dal momento che l’accoglimento significa una deroga alla normativa, quindi un precedente che potrebbe innescare un meccanismo inarrestabile di ricorsi nei casi analoghi (e pare che ce ne siano un bel po’).