(essepì) “Ringrazio gli organizzatori l’opportunità che mi è stata offerta, l’argomento…”. Oppure: “Sono grato a chi ha voluto esprimere il suo apprezzamento/alla nostra iniziativa, è grazie alle vostre presenze che…”.
L’apertura dei convegni è dedicata ai saluti, al benvenuto e al ringraziamento. E’ una questione di galateo, normale che sia così. Con il passare degli anni però il galateo si è preso il dito con tutta la mano, i ringraziamenti hanno occupato sempre più spazio fino a invadere l’intero meeting. Finisce che ci si ringrazia l’un l’altro all’infinito e nelle pause fra un grazie e l’altro, magari ci si scambia targhe ricordo.
Ammesso che le cose stiano così, sarà bene rivolgere lo sguardo al presente invece che indugiare sui conquistadores per spiegare l’autoreferenzialità di costosissimi meeting finanziati con risorse pubbliche. La Spagna di oggi, peraltro, non indulge affatto nei ringraziamenti, mira al sodo delle questioni. E’ per questo che ha tagliato tanti traguardi.
Ci è capitato di assistere per ore a ringraziamenti prolungati, durante i quali non si è riusciti a trovare tempo per affrontare l’argomento del convegno, e di i e di sospettare, a causa di ciò, che non sia tanto il bisogno di gratificazione a provocare questa pratica ma all’assenza, o comunque, alla modesta degli argomenti. Insomma, più tempo ai ringraziamenti, meno tempo al tema del meeting.
E’ pacifico, infatti che le parole per ringraziare i promotori, finanziatori (con soldi altrui), i personaggi importanti ed illustrarne meriti veri e fasulli si trovino molto facilmente, mentre è più impegnativo entrare nell’argomento, esprimere posizioni, confrontarsi con gli altri.
Ringraziando ed apprezzando ci si guadagna sempre e comunque. Può capitare che ci si dimentichi di qualcuno, ma in tal caso non succede niente, il rischio è trascurabile, perché ci si dimentica solo di coloro che contano poco e non possono perciò permettersi ritorsioni per l’omissione subita.
Il parterre “vero” è sempre presente nella memoria dell’oratore che ringrazia.
Il vocabolario dei ringraziamenti non è ricco, ma questo non è uno svantaggio. Quando le parole sono poche non bisogna ricordarne tante, si usano con maggiore speditezza e la proprietà di linguaggio ne guadagna. Affrontare un tema, illustrare un problema, smontare la tesi altrui magari senza fare male ad alcuno, richiede un vocabolario più ampio e una priorità diversa dei bisogni.
In definitiva il tempo sempre più ampio concesso ai ringraziamenti ed ai saluti nei meeting non è dovuto tanto ad una vocazione retorica ereditata dagli spagnoli ma da una convenienza spicciola.
La situazione è tale che richiede, tuttavia, che bisogna correre ai ripari. La convegnistica costituisce una delle voci più pesanti del bilancio pubblico siciliano; se essa si dedica ai saluti ed ai ringraziamenti, riesce davvero impossibile giustificarne la permanenza.
Se proprio non si può fare a meno di convegni, seminari, tavole rotonde, si facciano sfrondandoli dei ringraziamenti. Abolendoli se necessario con una norma di legge. Soldi solo a coloro che non danno spazio ai ringraziamenti. E chi non rispetta la legge, non riceve nemmeno un euro.
propongo un convegno per ringraziare l'autore dell'articolo.
spesso si mettono nel menu dei ringrazianti di prestigio che però, per sopravvenuti impegi di lavoro, non possono intervenire. Ed uno pensa "meno male, ci siamo risparmiati questa camurrìa". Eh no! il ringraziamento non si può saltare. Semplicemenet lo fa un'altro in rappresentanza dell' illustre assente.