Riceviamo e pubblichiamo un commento di un nostro lettore.
* * *
Al di là delle dissertazioni di diritto o semplicemente di disputa politica, la nostra non credibilità nei confronti dello Stato sta nel fatto che non siamo all'altezza di uno Statuto speciale, di cui si rivendica sempre e comunque la sacca di privilegi che ha consentito in oltre 60 anni ad un parlamento scellerato e a governicchi di persone banali
Ecco come hanno esercitato la specialità dello Statuto.
In Sicilia ci sono circa 2.000.000 di persone occupate, ovvero che hanno un impiego, ma ben vedere i numeri sono questi:
650.000 nelle amministrazioni dello stato in Sicilia (Agenzia delle entrate, Inps, prefetture, vigili del fuoco, esercito, carabinieri, polizia, personale scolastico, uffici giudiziari, ecc.).
80.000 nei comuni siciliani.
15.000 nelle province siciliane.
20.000 alla regione.
120.000 fra ospedali e ausl.
200.000 fra pip, lsu, e precari vari.
200.000 fra società, municipalizzate, enti e aziende pubbliche varie.
Totale, migliaio più migliaio meno, sono oltre 1.300.000 lavoratori, "si fa per dire", pagati dallo Stato. Mentre la differenza a 2 milioni ovvero 700.000 sono gli occupati nel settore agricolo, industriale, del commercio, dei servizi e finanziario.
Poi altri 500.000 fra doppi lavori in nero e lavori principali in nero, non ne vogliono sapere nel brodo di fare altro. In pratica 2/3 della forza lavoro in Sicilia è occupata nella pubblica amministrazione, che costa un'infinità, non fa niente, e quando fa, lo fa male e divora quindi 2/3 della ricchezza siciliana.
Le imprese, spesso microimprese con 5 o 10 addetti, devono contrastare con un talento imprenditoriale mediocre, con il pizzo della mafia, con il pizzo della pubblica amministrazione e con i soldi inghiottiti da un apparato autoreferenziante, una moria che le porta ad una vita media di meno di 5 anni.
Senza contare l'eldorado:
Gli oltre 5000 consiglieri comunali.
Gli oltre 400 consiglieri provinciali.
Gli oltre 2.000 sindaci, assessori e presidenti di Provincia.
Gli oltre 400 deputati e personale dell'Assemblea regionale siciliana e poi le decine di migliaia di autoblu, telefonini, viaggi, pranzi, cene feste e festini. Tutti assatanati a dispensare favori individuali per ottenere consensi per la successiva campagna elettorale.
Questa è la Sicilia, dove ancora ostinatamente si confonde il lavoro con lo stipendio, dove il futuro è un tempo dei verbi a scuola, dove con leggi e leggine o aggiustamenti di leggi dello Stato per la "specialità" siciliana si creano nuovi posti nella pubblica amministrazione, intasando di altre “nullità” quelli che già ci sono.
Si parla sempre della cultura, della storia, della bellezza della Sicilia. Ma a ben pensarci:
La cultura è tutta importata (fenici, greci, arabi, normanni, svevi, angioini, borboni).
Lo stesso vale per la storia e la bellezza del mare, dei monti, del clima che ci ha dato il buon Dio. Natura “sminchiata” dai siciliani, buoni solo a costruire abusivamente pure sopra la tazza del cesso. La famosa casuzza! Pure nella Valle dei templi. Chissà come gli girano a Giunone!
Ma noi siciliani moderni invece ci trastulliamo con il ritornello della mafia dell'anti-mafia e della contro mafia. Finito un funerale si aspetta il prossimo, perché non si ha di che parlare. Nel frattempo si sfornano altre leggi e leggine per gli amici.
Si arriva al paradosso che il figlio di un mafioso raccoglie i verbali dei suoi interrogatori e li fa passare per un libro. Come se un malato dopo aver raccolto gli esami di urina o del sangue, li pubblicasse come un libro di chimica. Poi Pizzo Sella è sempre lì, a Mondello non ci sono le fognature. I quartieri del centro storico ancora bombardati! Urbanisticamente col sacco di Palermo la città è un perfetto bordello. Questo in nome di un padre sindaco che ha devastato una città.
Fare funzionare le cose significherebbe sconvolgere tutto questo caos creato in 60 anni di autonomia sovrana con la spocchia di quattro analfabeti che in questi decenni sono diventati deputati e sono come dei senatori della Repubblica.
Ma noi siciliani, furbi, preferiamo sputare in aria e pensare che sia pioggia.
Tanto cappiddazzu paga!
Compresi i nove fortunati nominati da Lombardo o i dodici di Cuffaro, o gli n+1 di Capodicasa e via dicendo - tanto sono tutti uguali - oppure l'eterno spettacolo dei “topo” manager della sanità. Siamo così bravi che importiamo anche i migliori cogl...ni da Roma, Milano, Firenze, Bologna, dove si fanno crasse risate su quanto siamo un popolo di deficienti!... Fatte le debite eccezioni, così individualmente nessuno si offende.
Alla fin della fiera siamo come i mille cinesi che a morsi uccidono un uomo. Nessuno ammette che il suo morso sia stato letale, quindi ha la coscienza a posto, ma insieme ad altri 999 ha comunque ucciso un uomo. Nel nostro caso la Sicilia.
IN MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO, il cui esempio, i Siciliani, compreso me, non meritano neanche se fossero morti di vecchiaia.
........................E' una caricatura l'immaginare che la Sicilia sia abitata da un popolo di schizofrenici che hanno costruito case fino al 2009 e ora pensano di abbatterle..................................
Mi spiega a cosa servono tutte queste lottizzazioni o costruzioni abusive sanate se in sicilia abbiamo più di cinquemilioni di immobili residenziali e menop di 5000000 di abitanti.
Allora ha ragione lei;
hanno ragione quelli del lungomare di villagrazia di carini con case sulla battigia
hanno ragione quelli delle lottizzazioni fino a punta raisi
hanno ragione quelli di ustica, pantelleria, lipari, ecc.
hanno ragione quelli con i "villini" nella valle dei templi.
hanno ragione quelli di ischia, procida e capri
E perchè no magari qualche mattoncino sul pizzo dell'etna o nell'oasi di vendicari.
Non ci vogliamo togliere dalla testa, questo vezzo tutto siciliano di pulire casa propria buttando l'immondizia sotto lo zerbino del vicino.
La logica immobiliare è sempre stata una logica speculativa e sterile.
In sicilia ci sono persone che hanno anche 1200 appartamenti, sono plurimiliardari, ma non spendono una lira in attività di impresa. Tutti proprietari di prime, seconde e terze case. Le ripeto si fanno le cose solo perchè convengono a livello individuale, del sistema o quello che teoricamente dovrebbe essere il sistema, non gliene frega niente a nessuno.
Prima di costruire, bisognerebbe fare le strade, le fogne, l'illuminazione, dimensionate all'insediamento abitativo interessato, rispetto alla finalizzazione di un'area residenziale. Invece prima si costruisce, poi senza strada si supplisce con il fuoristrada, senza fogne si supplisce con le fosse imof, senza illuminazione con i gruppi elettrogeni.
E poi mi porta l'esempio del ponte sullo stretto. Ma di che parla. Allora a che serve un piano regolatore, per consentire al suo lotto intercluso di costruire come hanno costruito quelli accanto?
Ma cosa ha di bello la lottizzazione di pizzo sella ai fini paesaggistici. Nulla assolutamente nulla. E' bello solo dal suo punto di vista e solo il suo, starsene seduto nella sua terrazza a contemplare il panorama. Ma che diritto ha lei di guardare un panorama se è il primo a sminchiarlo? Se a largo di mondello non ci fossero 700 metri di fondale troveremmo lottizzazioni pure là. Modello Dubhai!
Non a caso, sempre nella logica di aggiustare i piedi ai tavolini, l'unico modo altrettanto allucinante è stato quelle di creare riserve naturali terrestri e marine. Come nel suo caso che a 1000 metri di distanza la collina di capogallo è riserva, la collina di pizzo sella no. Perchè? La roccia di basalto è diversa, o la macchia mediterranea è più pregiata. E' una logica schizzofrenica, tipica del meridione e della sicilia. Poi se vuole negare l'evidenza faccia pure. Ora con la legge regionale di incremento del 35% degli immobili, che fa un'altra terrazza a sbalzo? così ha una lussuosa palafitta di 400 mq di cui metà affittata, così si recupera con il mutuo la spesa dell'altra metà. Questo e solo questo abbiamo in testa. "LA ROBA". Però qualcuno che le viene a prendere l'immondizia la sopra lo vuole! L'Enel pure, la Telecom. E se scoppia un'incendio come lo vengono a spegnere con gli elicotteri. Giusto!
Nel 1700 lo sviluppo urbanistico di Palermo era invidiato da tedeschi, francesi e inglesi. Perchè prima di costruire qualcuno pensava a cosa doveva sviluppare. Oggi mi spiega lei che significa lo sviluppo urbanistico di Palermo. Quali finalità ha avuto il piano regolatore approvato nel 1962 e le varianti successive se non quello di "sminchiare" un centro storico, creare quartieri dormitorio con quelli del centro storico, tipo ZEN, CEP, BONAGIA e intasare Mondello di un fabbisogno inesistente pseudo-residenziale, ma esclusivamente speculativo?
Magari si è scordato la strage di Viale Lazio!
Ma alla fin della fiera perchè ad Alassio, Ventotene, Talamone, Orbetello o Monaco di Baviera, o Ginevra, non la pensano come lei e tutto e lindo e funzionale, con un clima di merda e qui invece con un clima splendido dobbiamo avere queste cagate da favelas brasiliane. E non mi dica che è perchè siamo poveri. SIAMO INCIVILI!
ho sviluppato il tema di via Omero,perche' accennato dall'autore del post,
che ritengo sia persona diversa da quella che letteralmente
esplode con il commento cui sto cercando di dare qualche risposta,
tanta e' la carne al fuoco che e' stata messa assieme.
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Sul numero di 5 milioni di immobili residenziali ho seri dubbi,forse potrebbero essere 5 milioni di vani,comunque
gli immobili soddisfacenti al fabbisogno qualitativo e quantitativo sono certamente minori,c'e' tanta gente che chiede
una casa popolare,che non c'e'.Tanti vivono in zone ed abitazioni non rispondenti alle proprie esigenze.
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In quanto alle costruzioni da lei citate in varie localita' marine e montane,ce' da dire che ci stiamo dimenticando che
in molti comuni negli anni 60 e 70 non c'era nemmeno un ufficio tecnico degno di tale nome,che c'era crisi ieri come c'e' crisi oggi e l'attivita' edilizia era ritenuta un volano all'economia.Quindi si sono tollerate certe scelte.
C'era (e ce ne e' ancora tantissima in giro)un'edilizia fatiscente e pericolosa esposta a grave rischio
(vedi Belice e successivi terremoti).I criteri antisismici sono stati normati dopo il disastro del Belice.
Oggi ci sono oltre alle esigenze antisismiche,esigenze energetiche,e messa in sicurezza .e quindi ci sono veri motivi per
fare anche pesanti ristrutturazioni del patrimonio immobiliare.
.
In Costa Brava o Costa Azzurra l'edilizia e' ritenuta un'industria e ci vanno a trascorrere i loro giorni i pensionati di tutta Europa.Cosa che qui non abbiamo saputo realizzare,sempre pronti ad ostacolare,a porre veti,a distruggere.
Non vorrei che tirassimo le somme con l'ottica di oggi su situazioni che di fatto non esistono piu'.
.
Uno che ha 1200 appartamenti e' proprietario non di III ma di milleduecentesima casa,ma non vedo cosa c'entra questo se e' uno che paga regolarmente le sue tasse.C'e' chi possiede una fortuna imprenditoriale,oppure finanziaria,oppure immobiliare.Ed allora?Uno bravo fa fortuna in una generazione,altri in due o piu' generazioni.Il nostro e' un paese ad economia capitalista.Bisogna portare rispetto a chi ha fatto fortuna,senza rubare.
.
Se nella espansione di un territorio urbano si tracciassero prima le strade,non sarebbero possibili le speculazioni sui terreni,e questa e' una questione politica.
.
Non porto alcun esempio del ponte sullo stretto.A riguardo ho risposto ad un preciso quesito
circa le problematiche geologiche,alle quali ho aggiunto ,rispondendo, anche preoccupazioni piu' estese.
Quindi la mia e' una posizione di riflessione.
.
Cosa hanno di interesse paesaggistico le migliaia e migliaia di costruzioni che stanno sulle colline che circondano Palermo?
Poi mi spiega come si fa "a sminchiare il panorama "di Palermo visto da un residente di Pizzo Sella.
Palermo e' quella che e'
e non e' stata edificata dai residenti di Pizzo Sella.
Anche a me piacerebbe vedere una citta' disegnata piu' a misura d'uomo,ma le assicuro che questa citta' non esiste.Vada su Montepellegrino e guardi la citta' e constatera' che e' cresciuta
senza un disegno preciso,che ha una viabilita' caotica ed insufficiente e che rovina l'esistenza quotidiana a centinaia di
migliaia di palermitani costretti a muoversi per lavoro o per portare i figli a scuola.
.
In quanto alla Riserva di Capo Gallo,non capisco cosa voglia dire.Quando nel 1990 si decreto' la Riserva di Capo Gallo,
le costruzioni di Pizzo Sella,
sulle CONCESSIONI del 1978 e SUCCESSIVI RINNOVI (ANCHE DELLA GIUNTA ORLANDO)
erano definite al punto come lo sono oggi,e messe in vendita sul libero mercato.
Ed allora perche' non inserire nella riserva tutto l'abitato di Mondello paese?
.
Anche io sono d'accordo che l'area di Zen1 e Zen2 era meglio destinarla ad altro,essendo un'area facente parte del
CUORE DELLA CONCA D'ORO
e vi si potevano concentrare gli uffici pubblici,o i centri sportivi,o i grandi alberghi.
.
Nello spazio di un commento,fare il processo all'evoluzione urbanistica di una citta' di 1 milione di abitanti,nell'arco di un
cinquantennio,mi pare pretendere un po' troppo.
Per il resto delle sue considerazioni lasciamo ai lettori di farsi un parere.
.
ma adesso vorrei dire qualcosa sui problemi che vive la via Omero
quando si verificano piogge eccezionali.
Il lettore sappia che via Omero e' una stretta via rettilinea in pendenza ubicata sotto 2 trivii
1.trivio via Omero,via Grotte Partanna,I rampa della salita a Pizzo Sella
2.trivio via Grotte Partanna,via del Semaforo,via Tolomea.
Ora c'e' da dire che mentre il Residence di Pizzo Sella,
TUTTO,
ha una sua rete fognaria(costruita a carico dei costruttori)che convoglia le acque anche piovane,
ed ha terrazzamenti in pietrame e
strade asfaltate
purtroppo via del Semaforo(che e' la via che porta all'osservatorio astronomico su Monte Gallo)
non ha alcuna rete fognaria,
non ha terrazzamenti ed
ha una trazzera in parte afaltata
ed in buona parte in terra battuta,e,
prima della sistemazione di un cancello di accesso alla Riserva di Monte Gallo,
era una via nella quale molti irresponsabili scaricavano sfabbricidi.
Via del Semaforo e' il fondo valle tra 2 colline,ed in casi di eccezionale pioggia scendono detriti (parte da discarica e parte dal versante pietroso di Monte Gallo che e' stato raso al suolo dall'incendio del 18 giugno 2008),
si forma un fiumiciattolo,che si biforca sul dosso di quello che ho indicato come II trivio.
La portata delle acque che va su via Grotte Partanna quindi fluisce su via Omero.
Per riscontro basta osservare la traccia di quello che rimane a terra,che e' una chiara spiegazione di quanto e' accaduto.
IN CONCLUSIONE,I PROBLEMI DI VIA OMERO SI RIDURRANNO QUASI DEL TUTTO
QUANDO VIA DEL SEMAFORO VERRA' SISTEMATA.
Mi spiega a cosa servono tutte queste lottizzazioni o costruzioni abusive sanate se in sicilia abbiamo più di cinquemilioni di immobili residenziali e menop di 5000000 di abitanti.
Allora ha ragione lei;
hanno ragione quelli del lungomare di villagrazia di carini con case sulla battigia
hanno ragione quelli delle lottizzazioni fino a punta raisi
hanno ragione quelli di ustica, pantelleria, lipari, ecc.
hanno ragione quelli con i "villini" nella valle dei templi.
hanno ragione quelli di ischia, procida e capri
E perchè no magari qualche mattoncino sul pizzo dell'etna o nell'oasi di vendicari.
Non ci vogliamo togliere dalla testa, questo vezzo tutto siciliano di pulire casa propria buttando l'immondizia sotto lo zerbino del vicino.
La logica immobiliare è sempre stata una logica speculativa e sterile.
In sicilia ci sono persone che hanno anche 1200 appartamenti, sono plurimiliardari, ma non spendono una lira in attività di impresa. Tutti proprietari di prime, seconde e terze case. Le ripeto si fanno le cose solo perchè convengono a livello individuale, del sistema o quello che teoricamente dovrebbe essere il sistema, non gliene frega niente a nessuno.
Prima di costruire, bisognerebbe fare le strade, le fogne, l'illuminazione, dimensionate all'insediamento abitativo interessato, rispetto alla finalizzazione di un'area residenziale. Invece prima si costruisce, poi senza strada si supplisce con il fuoristrada, senza fogne si supplisce con le fosse imof, senza illuminazione con i gruppi elettrogeni.
E poi mi porta l'esempio del ponte sullo stretto. Ma di che parla. Allora a che serve un piano regolatore, per consentire al suo lotto intercluso di costruire come hanno costruito quelli accanto?
Ma cosa ha di bello la lottizzazione di pizzo sella ai fini paesaggistici. Nulla assolutamente nulla. E' bello solo dal suo punto di vista e solo il suo, starsene seduto nella sua terrazza a contemplare il panorama. Ma che diritto ha lei di guardare un panorama se è il primo a sminchiarlo? Se a largo di mondello non ci fossero 700 metri di fondale troveremmo lottizzazioni pure là. Modello Dubhai!
Non a caso, sempre nella logica di aggiustare i piedi ai tavolini, l'unico modo altrettanto allucinante è stato quelle di creare riserve naturali terrestri e marine. Come nel suo caso che a 1000 metri di distanza la collina di capogallo è riserva, la collina di pizzo sella no. Perchè? La roccia di basalto è diversa, o la macchia mediterranea è più pregiata. E' una logica schizzofrenica, tipica del meridione e della sicilia. Poi se vuole negare l'evidenza faccia pure. Ora con la legge regionale di incremento del 35% degli immobili, che fa un'altra terrazza a sbalzo? così ha una lussuosa palafitta di 400 mq di cui metà affittata, così si recupera con il mutuo la spesa dell'altra metà. Questo e solo questo abbiamo in testa. "LA ROBA". Però qualcuno che le viene a prendere l'immondizia la sopra lo vuole! L'Enel pure, la Telecom. E se scoppia un'incendio come lo vengono a spegnere con gli elicotteri. Giusto!
Nel 1700 lo sviluppo urbanistico di Palermo era invidiato da tedeschi, francesi e inglesi. Perchè prima di costruire qualcuno pensava a cosa doveva sviluppare. Oggi mi spiega lei che significa lo sviluppo urbanistico di Palermo. Quali finalità ha avuto il piano regolatore approvato nel 1962 e le varianti successive se non quello di "sminchiare" un centro storico, creare quartieri dormitorio con quelli del centro storico, tipo ZEN, CEP, BONAGIA e intasare Mondello di un fabbisogno inesistente pseudo-residenziale, ma esclusivamente speculativo?
Magari si è scordato la strage di Viale Lazio!
Ma alla fin della fiera perchè ad Alassio, Ventotene, Talamone, Orbetello o Monaco di Baviera, o Ginevra, non la pensano come lei e tutto e lindo e funzionale, con un clima di merda e qui invece con un clima splendido dobbiamo avere queste cagate da favelas brasiliane. E non mi dica che è perchè siamo poveri. SIAMO INCIVILI!
Ora,rivedendo con piu' attenzione quanto si e' scritto ,vorrei entrare nello spirito del Post,che,
a mio modo di vedere,pone la questione del modello di economia che la Sicilia si e' data.
Lasciamo perdere se i numeri prospettati sono piu' o meno esatti.A me appaiono verosimili.
Quindi,divisa in 3 la forza lavoro,due terzi stanno nel pubblico,ed 1/3 nel privato.
Tolti i servizi,la forza lavoro impegnata in attivita' produttive,nel senso di ricchezza che viene generata in Sicilia,
si riduce ancora di piu',e riguarda agricoltura,pesca,poco turismo e pochissime realta' industriali.
Entrare nel mondo del lavoro e' diventato difficilissimo,per cui l'emorragia di forze fresche e preparate verso paesi
piu' accoglienti e' diventata una costante.Ora un'esperienza di Lavoro all'Estero potrebbe pure essere un episodio
interessante,ma in moltissimi casi l'emigrazione e' una via di non ritorno,per cui andiamo incontro ad un impoverimento
culturale ed ad una dissipazione delle energie migliori.
Oggi mi pare ci sia una consapevolezza diffusa che cosi' non va,che il modello economico della Sicilia non funziona.
la qualita' di vita e' agli ultimi posti.La corruzione dilaga.I fondi FAS che avrebbero dovuto essere impiegati per venire
incontro ai Giovani Disoccupati ,vengono intercettati dai soliti "FURBI",come hanno dimostrato in questi ultimi mesi
i numerosi interventi della Guardia di Finanza che ha messo in luce TRUFFE di varia natura e praticamente in tutte
le province Siciliane,cito a memoria TP,CT,PA,EN,AG e qualcuno mi aiuti se ha altre notizie.In tutti questi casi si
parla di truffe di svariati milioni di euro.
Da una parte la morsa della Mafia,dall'altra quella del malcostume,delle scorrettezze.
ma adesso vorrei dire qualcosa sui problemi che vive la via Omero
quando si verificano piogge eccezionali.
Il lettore sappia che via Omero e' una stretta via rettilinea in pendenza ubicata sotto 2 trivii
1.trivio via Omero,via Grotte Partanna,I rampa della salita a Pizzo Sella
2.trivio via Grotte Partanna,via del Semaforo,via Tolomea.
Ora c'e' da dire che mentre il Residence di Pizzo Sella,
TUTTO,
ha una sua rete fognaria(costruita a carico dei costruttori)che convoglia le acque anche piovane,
ed ha terrazzamenti in pietrame e
strade asfaltate
purtroppo via del Semaforo(che e' la via che porta all'osservatorio astronomico su Monte Gallo)
non ha alcuna rete fognaria,
non ha terrazzamenti ed
ha una trazzera in parte afaltata
ed in buona parte in terra battuta,e,
prima della sistemazione di un cancello di accesso alla Riserva di Monte Gallo,
era una via nella quale molti irresponsabili scaricavano sfabbricidi.
Via del Semaforo e' il fondo valle tra 2 colline,ed in casi di eccezionale pioggia scendono detriti (parte da discarica e parte dal versante pietroso di Monte Gallo che e' stato raso al suolo dall'incendio del 18 giugno 2008),
si forma un fiumiciattolo,che si biforca sul dosso di quello che ho indicato come II trivio.
La portata delle acque che va su via Grotte Partanna quindi fluisce su via Omero.
Per riscontro basta osservare la traccia di quello che rimane a terra,che e' una chiara spiegazione di quanto e' accaduto.
IN CONCLUSIONE,I PROBLEMI DI VIA OMERO SI RIDURRANNO QUASI DEL TUTTO
QUANDO VIA DEL SEMAFORO VERRA' SISTEMATA.
E delle problematiche geologiche del ponte sullo stretto cosa ne pensa? Sempre di natura da sminchiare si tratta, anche se qui la loro buona parte la fanno i "continentali".
mi sottopone un quesito arduo,ma non mi voglio sottrarre.
Il PONTE sarebbe un vanto dell'Ingegneria Italiana,un'opera Tecnologicamente e Stilisticamente ammirevole,e costituirebbe
sicuramente un polo di maggiore attrazione per le correnti turistiche,non tanto per il recupero di 2 ore nel transito,quanto
per vedere da vicino "la meraviglia".
Io ho avuto l'opportunita' di salire sulle Twin Tower's poco tempo prima del disastro,e ricordo la mia istintiva fretta di allontanarmi quanto prima da quegli edifici.
Infatti una volta le vie di fuga dagli incendi erano costituite dalle classiche "scale antincendio",esterne all'edificio,
cosa che era stata del tutto trascurata nel progetto delle torri,ovvero riservata ad una tromba di scale interna.
Ed infatti si e' visto come e' andata a finire.
E' probabile che se verra' costruito il ponte e se ci sara' ancora qualche traghetto in servizio,potrei scegliere il traghetto.
E chiarisco perche'.
VENTI ECCEZIONALI,
TERREMOTI,
ATTENTATI
sono 3 possibili eventi che in linea del tutto teorica non possiamo del tutto escludere in futuro,in quanto non basta progettare sui dati raccolti nel passato,ma non sappiamo cosa ci riserva il futuro,
e bisognerebbe avere la sfera di cristallo per immaginare quello che puo' succedere.
In quanto ai fenomeni tellurici.e' certo che gli ultimi eventi di Haiti e del Cile e tanti altri di minore portata devono darci qualche pensiero su quello che ci puo' riservare nel futuro il comportamento di questo pianeta,
che ogni tanto ha uno starnuto e fa disastri.
Viviamo sulla cresta di una sfera col nucleo incandescente.
Certo i progettisti del ponte possono aumentare i coefficienti di sicurezza nel dimensionamento delle strutture,ma dobbiamo comunque considerare che si tratta di progetto fortemente innovativo
e le sfide sono tantissime.
Nella stessa comunita' scientifica si sono prodotti fiumi di relazioni,a favore o contro .
Egregio Signore ,Autore di questo Post
io non ho il dono della lettura del pensiero,e quindi ritengo che sia corretto che Lei ha adesso spiegato che cosa voleva dire con la frase "Pizzo Sella e' ancora li' "
Si',sta li',come stanno li' le 5.000 ( cinquemila) villette
degli 55 altri siti su cui furono rilasciate le autorizzazioni nel 1978 con i
medesimi criteri di Pizzo Sella.
Ma,avendole dato i Link perche' Ella possa visionare gli ampi dibattiti su questa questione,ritengo non sia il caso
riaddentrarmi in argomentazioni e/o chiarimenti.
Le foto di "una terrazza" sono una risposta a quello che Lei ha scritto,pur riferendosi immagino ad altre situazioni,
"natura sminchiata",in Sicilia.
Come puo' constatare non sempre e' cosi'.
Ci sono tantissimi esempi di interventi in cui la natura
e' stata aiutata,altro che sminchiata,a costo di tanto impegno , tanto lavoro e risorse finanziarie.
In quanto ai rischi idrogeologici,questi furono ben valutati dall'Ispettorato Regionale di Agricoltura e Foreste,e furono rilasciati i relativi Nulla Osta,con la raccomandazione di provvedere a terrazzamenti e piantumazioni,cosa che e' stata
fatta possiamo dire al 99% per i terrazzamenti,al 100% per le piantumazioni delle case abitate,e per
circa il 40% per le piantumazioni delle case non abitate.
In quest'ultimo caso piantumazioni distrutte per il sopravvenire di incendi,propagatisi per l'incuria .
Che l'acqua su via Omero dipenda dalla edificazione su Pizzo Sella,e' una Sua tesi.
Per me l'acqua scorre tanto sul terreno roccioso quanto sul cemento.Semmai,a seguito del fatto che nelle zone abitate di
Pizzo Sella risultano impiantati oltre 100.000 (centomila) tra alberi,arbusti etc,mi pare che si sono create,se mai ce ne fosse stato bisogno,le migliori condizioni di consolidamento del terreno.
CONFONDERE LA MORFOLOGIA DI PIZZO SELLA,CHE E' UNA COLLINA ROCCIOSA,
CON QUELLA DELLE COLLINE A CONSISTENZA FRIABILE DI ALTRE ZONE DELLA SICILIA,
E' SCORRETTO.
Non capisco cosa dovrebbe venire a fare la protezione Civile a Pizzo Sella.
In quanto agli allagamenti che gli acquazzoni possono provocare a Mondello e dintorni,sfido chicchessia voglia negare che a memoria d'uomo non ci siano sempre stati allagamenti attorno al palace Hotel ,ancor prima che si iniziasse qualunque edificazione a Pizzo Sella.
Io la battuta sulla veduta mozzafiato me la sarei risparmiata.
Il mondo e' pieno di colline abitate panoramiche,da Nizza,a Montecarlo ,a Posillipo, ad Amalfi e quant'altro.
La stessa Palermo ha molteplici colline con edificazioni a villette,tutte panoramiche.
Resto sempre a Sua disposizione per fornirLe qualsiasi delucidazione su questo argomento di Pizzo Sella
e Le porgo i miei migliori saluti
E delle problematiche geologiche del ponte sullo stretto cosa ne pensa? Sempre di natura da sminchiare si tratta, anche se qui la loro buona parte la fanno i "continentali".
Quando parlavo di pizzo sella, voleo dire che ai tempi di ciancimino è stata consentita, l'edificabilità di questa come di altre colline palerminate. Qundi che i notai hanno fatto atti regolari, è una banalità che non c'entra niente con quello che volevo dire. Semmai anzichè le fotografie della sua terrazza, magari faccia delle foto alle fiumare quando piove che si formano in via omero. Che certamente avviene grazie alla bella permealizzazione di cemento armato proprio di pizzo sella.
Però a casuzza con il panorama mozzafiato. Vuole mettere!
Ovviamente non lo auguro a nessuno dei residenti di li, ma se un giorno arriva la protezione civile, stile san fratello, ve la pagate voi immagino.
Egregio Signore ,Autore di questo Post
io non ho il dono della lettura del pensiero,e quindi ritengo che sia corretto che Lei ha adesso spiegato che cosa voleva dire con la frase "Pizzo Sella e' ancora li' "
Si',sta li',come stanno li' le 5.000 ( cinquemila) villette
degli 55 altri siti su cui furono rilasciate le autorizzazioni nel 1978 con i
medesimi criteri di Pizzo Sella.
Ma,avendole dato i Link perche' Ella possa visionare gli ampi dibattiti su questa questione,ritengo non sia il caso
riaddentrarmi in argomentazioni e/o chiarimenti.
Le foto di "una terrazza" sono una risposta a quello che Lei ha scritto,pur riferendosi immagino ad altre situazioni,
"natura sminchiata",in Sicilia.
Come puo' constatare non sempre e' cosi'.
Ci sono tantissimi esempi di interventi in cui la natura
e' stata aiutata,altro che sminchiata,a costo di tanto impegno , tanto lavoro e risorse finanziarie.
In quanto ai rischi idrogeologici,questi furono ben valutati dall'Ispettorato Regionale di Agricoltura e Foreste,e furono rilasciati i relativi Nulla Osta,con la raccomandazione di provvedere a terrazzamenti e piantumazioni,cosa che e' stata
fatta possiamo dire al 99% per i terrazzamenti,al 100% per le piantumazioni delle case abitate,e per
circa il 40% per le piantumazioni delle case non abitate.
In quest'ultimo caso piantumazioni distrutte per il sopravvenire di incendi,propagatisi per l'incuria .
Che l'acqua su via Omero dipenda dalla edificazione su Pizzo Sella,e' una Sua tesi.
Per me l'acqua scorre tanto sul terreno roccioso quanto sul cemento.Semmai,a seguito del fatto che nelle zone abitate di
Pizzo Sella risultano impiantati oltre 100.000 (centomila) tra alberi,arbusti etc,mi pare che si sono create,se mai ce ne fosse stato bisogno,le migliori condizioni di consolidamento del terreno.
CONFONDERE LA MORFOLOGIA DI PIZZO SELLA,CHE E' UNA COLLINA ROCCIOSA,
CON QUELLA DELLE COLLINE A CONSISTENZA FRIABILE DI ALTRE ZONE DELLA SICILIA,
E' SCORRETTO.
Non capisco cosa dovrebbe venire a fare la protezione Civile a Pizzo Sella.
In quanto agli allagamenti che gli acquazzoni possono provocare a Mondello e dintorni,sfido chicchessia voglia negare che a memoria d'uomo non ci siano sempre stati allagamenti attorno al palace Hotel ,ancor prima che si iniziasse qualunque edificazione a Pizzo Sella.
Io la battuta sulla veduta mozzafiato me la sarei risparmiata.
Il mondo e' pieno di colline abitate panoramiche,da Nizza,a Montecarlo ,a Posillipo, ad Amalfi e quant'altro.
La stessa Palermo ha molteplici colline con edificazioni a villette,tutte panoramiche.
Resto sempre a Sua disposizione per fornirLe qualsiasi delucidazione su questo argomento di Pizzo Sella
e Le porgo i miei migliori saluti
in quanto alla affermazione ".............natura sminchiata.............."
prego osservare questo esempio:
http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3243169869/?addedcomment=1#comment72157623579717690
Quando parlavo di pizzo sella, voleo dire che ai tempi di ciancimino è stata consentita, l'edificabilità di questa come di altre colline palerminate. Qundi che i notai hanno fatto atti regolari, è una banalità che non c'entra niente con quello che volevo dire. Semmai anzichè le fotografie della sua terrazza, magari faccia delle foto alle fiumare quando piove che si formano in via omero. Che certamente avviene grazie alla bella permealizzazione di cemento armato proprio di pizzo sella.
Però a casuzza con il panorama mozzafiato. Vuole mettere!
Ovviamente non lo auguro a nessuno dei residenti di li, ma se un giorno arriva la protezione civile, stile san fratello, ve la pagate voi immagino.
in quanto alla affermazione ".............natura sminchiata.............."
prego osservare questo esempio:
http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3243169869/?addedcomment=1#comment72157623579717690
per finire(oggi)
voglia dare un'occhiata a queste 200 (duecento) foto su Pizzo Sella
http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/
.
Mi auguro di averLe fornito,GRATIS,una sufficiente consulenza riguardo al caso Pizzo Sella
verso cui Ella ha dimostrato un certo interesse.
.
Voglia gradire i miei saluti
inoltre mi permetto di aggiornarLa su un ulteriore passo del caso Punta Perotti
e di quanto costera' agli Italiani
http://bari.repubblica.it/dettaglio/punta-perotti-nessuna-offerta-dal-governo/1876168
Gentile Autore
leggo un Suo richiamo alla vicenda di Pizzo Sella
e ritengo farLe cosa gradita
suggerirle queste letture:
http://pizzosella.blogspot.com/2009/10/i-notai-pizzo-sella-atti-regolari.html
Voglio complimentarmi e ringraziare il nostro concittadino per il commento che merita la massima attenzione perchè basato su fatti scarni e altamente significativi che confermano quanto viene costantemente ripetuto in queste pagine e cioè:
1. gli squilibri della Sicilia sono strutturali
2. non possonno essere risolti da una sola persona o leader politico anche se "carismatico";
3. un riequilibrio presuppone la elaborazione e la realizzazione di un progetto organico in cui si assicuri la coerenza tra Obiettivi, Risorse e Impieghi e al quale assicurano il supporto le forze sociali, economiche e culturali;
4. naturalmente deve essere un progetto bypartisan e scritto pensando ai bisogni della Sicilia in un contesto nazionale ed internazionale: sostanzialmente glocale.
Storicamente, tale squilibrio nell'impiego delle risorse umane deve essere fatto risalire soprattutto alla decisione assunta dipo la guerra di concentrare la produzione al nord dove erano i mercati e di utilizzare la gente del Sud come mano d'opera per lo sviluppo delle industrie del nord. In questa logica, chi è rimasto in Sicilia, è divenuto un travet, un impiegato...
Oggi, malgrado la profonda crisi che ci attanaglia, la nostra parola d'ordine deve essere: PRODURRE localmente e INTERNAZIONALIZZARCI attirando gli investimenti eliminando rapidamente una burocrazia incompatibile con la nuova fase di sviluppo, persino nel settore delle energie alternative!!!
E' letteralmente allucinante, caro Lombardo. Con questa burocrazia, fai scoraggiare gli imprenditori!
Una ultima nota: Non ci lasciamo fuorviare da questa insulsa e fuorviante polemica sulla nomina di pochi dirigenti e non dimentichiamo i fondamentali economici e sociali!
Grazie al nostro commentatore e al nostro Direttore, Salvatore Parlageco, pronto a cogliere gli interventi qualificanti.
Enzo Coniglio
konics000@gmail.com
Mi pare lei segua la stessa carriera di Emilio Fede
La ringrazio della sua risposta, risposta da siciliano verace, che ha a cuore le sorti della propria terra e con il quale è piacevole discutere. Io non voglio dire che i siciliani siano immuni da difetti, tutti ne hanno e non vedo perché non dovrebbero averne anche i siciliani. Tuttavia sono di quella corrente di pensiero che vede nelle condizioni obiettive in cui ci si ritrova a vivere una delle cause fondamentali del modo di adattarsi degli uomini (non dico dei siciliani). Si dice spesso che in Sicilia manca lo Stato e questo è vero, ma quello che manca non è lo Stato “carabiniere”, bensì lo Stato “pater familias”. C’è un sistema che è stato congegnato così 150 anni fa e che coinvolge anche i nostri politici ed è inutile dire che siamo noi che scegliamo male, perché le liste che votiamo sono quelle che ci presentano ed al di là di virtuosismi personali di questo o quel politico, veri o presunti che siano, nessuno di loro può sfuggire comunque ai criteri di “logica nazionale”, che per noi e per tutto il Mezzogiorno continuano a restare micidiali. Sono fatalista? No, credo che in realtà bisogna prendere atto dei momenti storici ed attendere che mutino. Nel frattempo e qui ha ragione lei, bisogna evitare di sbracarsi, bisogna reggere. Ha presente quel celebre film, il ponte sul fiume Kway? Anche i compassatissimi britannici messi a vivere in condizioni sub umane si sarebbero sbracati, se non fosse stato per il famoso colonnello. In questo momento vedo in atto una manovra nuova, pericolosissima, contro la Sicilia e contro il Mezzogiorno tutto che è quella di “sparpagliarci” e di minare il sentimento della nostra dignità, di convincerci che siamo dei sottoprodotti dell’umanità. Le allego un link con un video che la prego vivamente di vedere
http://www.youtube.com/watch?v=JvrAKt_HxXo&feature=player_embedded#
E’ vergognoso che un buzzurro montanaro di quel calibro passi per intellettuale e che venga applaudito su di una rete pubblica, mentre vomita odio razzista, ottuso, spara sciocchezze e si lascia andare al “forza Vesuvio” e “forza Etna”. In condizioni di questo tipo, che sono semplicemente grottesche nell’ambito di un territorio, che si definisce “nazione” (scritto apposta con la n minuscola), a gente che sa leggere e scrivere, come lei ed un po’ anche me, nell’assenza totale di qualsiasi reazione da parte di un qualsiasi politico o intellettuale nostrano (per le solite ragioni che ho detto), tocca a noi fare la parte del celebre colonnello. Io lo faccio cercando la solidarietà tra tutto il Mezzogiorno e allorché sento il dileggio, mi ingegno di risollevare gli animi che si tenta di deprimere col dantesco discorso di Ulisse: “ricordate la vostra semenza…”. Si stia bene e buona domenica.
E se il camorrista avesse detto no. Se i diecimila napoletani volontariamente si fossero opposti.
E se i siciliani a roma dicessero no! Per avere uno statuto speciale bisogna essere speciali.
La Sicilia ha fiumi di denaro, dai fondi fas, ai fondi europei alle decine di miliardi di euro di bilancio regionale.
Non sono tanti ma neanche pochi.
E se iniziassimo a stare attenti a come vengono spesi i soldi che abbiamo. Attraverso segnalazioni alle pagine di questo giornale, con forme di associativismo vero, e non consociativismo di interesse. Se si facessero gruppi di studio approfondendo modelli innovativi, in economia, per le infrastrutture, per i servizi pubblici. Se si utilizzassero le petizioni popolari. Se tentassimo di abituarci al lavoro e non allo stipendio. Se imparassimo a fare qualcosa per tutti senza pensare sempre a se stessi.
Mi creda si può fare anche senza uno stato amico, denunciando all'opinione pubblica l'inutilità di politici cone schifani, pistorio, cuffaro, miccichè, borsellino, bianco, orlando,ecc. Non perchè siano delle cattive persone. Non lottano per una terra si vendono come il camorrista con Garibaldi. Presidente del senato, sottosegretario, presidente di commissione, ecc. Peraltro li giustifico,anche se non li capisco. Giocano con le stesse armi dei loro elettori. IO TI SERVO TU MI SERVI.
E poi visto che questa è la storia. perchè quello scellerato di Lombardo in segno di protesta rifiuta di partecipare anche economicamente ai festeggiamenti per l'unità d'italia. Anzichè creare addirittura un comitato per i festeggiamenti!
Sa perchè? Perchè bisogna essere coerenti anche dopo! Perchè imboccata una strada non si torna indietro. Perchè siamo bravi a creare eroi ma ad ucciderli il giorno dopo. Nuotiamo in un mare di codardia, in cui qualcuno tenta di non andare a fondo. Ma solo qualcuno.
Aspettiamo il colonnello che arriverà, e che poi inghiottiremo nella nostra misera furbizia tutta araba, nel nostro fatalismo greco, e nella ricattabilità fenicia. Per nascondere questa maschera con il rigore normanno o l'estrosità spagnola. Perchè la miseria dei nostri avi, quella vera, che porta alla esasperazione dell'emigrazione, oggi l'abbiamo sostituita con la miseria dei cuori e delle menti. Con l'apoteosi dell'ipocrisia contro altre ipocrisie. PERCHE' ALLA FINE DOBBIAMO PUR CAMPARE CON NOI STESSI! RIFLETTENDO SULLE SUE CONSIDERAZIONI, MI SONO CONVINTO CHE TUTTO SOMMATO CIO' CHE ACCADE SIA GIUSTO. PER RITROVARSI BISOGNA PERDERSI.
Buona domenica anche a Lei!
La ringrazio per la pacatezza dei toni e la serenità nell'avere esposto il suo punto di vista. Però mi permetta una replica. Ogni volta che tentiamo di fare "outing" ci impantaniamo sempre a metà del guado. Le tesi esposte da me, da lei e da altri lettori hanno un evidente elemento comune espresso o inespresso ma comune.
Soffriamo tutti del senso della prospettiva. Ovvero non riusciamo a percepire un divenire della vita "sociale" in Sicilia verso una tendenziale evoluzione "collettiva". Mi pare abbastanza evidente.
Ne consegue che ci rifugiamo o nel colonialismo sostitutivo (altri sanno fare meglio di noi) o ci abbarbichiamo su una pesante storia passata, oppure irrititi diamo la colpa sempre a qualcosa che ci è estraneo (la mafia, poteri occulti, uno stato canaglia).
Il nostro gap rispetto alla Calabria ci dovrebbe fare inorgoglire ma in realtà non ci soddisfa. Perchè, perchè siamo presuntuosi e arroganti in quanto il nostro paragone sono comunità più evolute (inglesi, altre regioni del nord italia, la francia ecc.) proprio in ragione del nostro (o loro, non importa) retaggio storico.
Oggi, i siciliani, noi siciliani, non abbiamo più alibi, perchè se questo approccio - appunto presuntuoso - aveva senso qualche decennio fa - con un tasso di analfabetismo di qualche decina di punti, ripeto oggi, 2010, non ci è più consentito.
Perchè le paure di ieri, l'ignoranza, la mafiosità, la bramosia del benessere senza rischi o con pochi rischi (vedi speculazione edilizia) non possono essere la quotidiana avvilenza che ci permea.
Concludo.
Le strade sono due
o la Rivoluzione, ma lei mi insegna che le rivoluzioni portano teste mozzate ed altri pericoli,
o il costruire giorno per giorno.
Il sono per questa seconda strada - perchè - ogni giorno è un giorno guadagnato non un giorno perso - ma richiede che ognuno faccia la propria parte piccola o grande che sia ma la faccia. Compresa la scelta di chi si vota e ci rappresenta.
Se si sforza di tentare di declinare il modo con il quale seguire questo percorso vedrà che arriva alle mie stesse considerazioni. Si tranquillizzi non le sto dicendo che io ho ragione e lei torto le dico solo che e io ne lei abbiamo soluzioni.
La nostra terra ha fatto un salto terribile dal latifondismo aristocratico (depositario della storia più o meno antica) ed una immensa massa di contadini sfruttati (questo avveniva fino agli anni 50' non 1750 ma 1950 cioè 60 anni fa) alla trasformazione di quella massa contadina in una piccola borghesia timida oppure in una piccola borghesia e proletariato consumista. Quest'ultimo ha preso il sopravvento anche in politica quindi nella nostra vita di ogni giorno.
Don Sturzo (e io non sono un democristiano) diceva due cose assolutamente vere
1) Il buon governo richiede buona cultura
2) la politica o la si fa o la si subisce.
Provi a mettere queste due cose insieme in Sicilia e se trova una soluzione me la faccia sapere. La prego mi eviti risposte demagogiche - ne ho sentite troppe nella mia vita - ma strade reali e percorribili.
Le auguro buona notte!
La ringrazio della sua risposta, risposta da siciliano verace, che ha a cuore le sorti della propria terra e con il quale è piacevole discutere. Io non voglio dire che i siciliani siano immuni da difetti, tutti ne hanno e non vedo perché non dovrebbero averne anche i siciliani. Tuttavia sono di quella corrente di pensiero che vede nelle condizioni obiettive in cui ci si ritrova a vivere una delle cause fondamentali del modo di adattarsi degli uomini (non dico dei siciliani). Si dice spesso che in Sicilia manca lo Stato e questo è vero, ma quello che manca non è lo Stato “carabiniere”, bensì lo Stato “pater familias”. C’è un sistema che è stato congegnato così 150 anni fa e che coinvolge anche i nostri politici ed è inutile dire che siamo noi che scegliamo male, perché le liste che votiamo sono quelle che ci presentano ed al di là di virtuosismi personali di questo o quel politico, veri o presunti che siano, nessuno di loro può sfuggire comunque ai criteri di “logica nazionale”, che per noi e per tutto il Mezzogiorno continuano a restare micidiali. Sono fatalista? No, credo che in realtà bisogna prendere atto dei momenti storici ed attendere che mutino. Nel frattempo e qui ha ragione lei, bisogna evitare di sbracarsi, bisogna reggere. Ha presente quel celebre film, il ponte sul fiume Kway? Anche i compassatissimi britannici messi a vivere in condizioni sub umane si sarebbero sbracati, se non fosse stato per il famoso colonnello. In questo momento vedo in atto una manovra nuova, pericolosissima, contro la Sicilia e contro il Mezzogiorno tutto che è quella di “sparpagliarci” e di minare il sentimento della nostra dignità, di convincerci che siamo dei sottoprodotti dell’umanità. Le allego un link con un video che la prego vivamente di vedere
http://www.youtube.com/watch?v=JvrAKt_HxXo&feature=player_embedded#
E’ vergognoso che un buzzurro montanaro di quel calibro passi per intellettuale e che venga applaudito su di una rete pubblica, mentre vomita odio razzista, ottuso, spara sciocchezze e si lascia andare al “forza Vesuvio” e “forza Etna”. In condizioni di questo tipo, che sono semplicemente grottesche nell’ambito di un territorio, che si definisce “nazione” (scritto apposta con la n minuscola), a gente che sa leggere e scrivere, come lei ed un po’ anche me, nell’assenza totale di qualsiasi reazione da parte di un qualsiasi politico o intellettuale nostrano (per le solite ragioni che ho detto), tocca a noi fare la parte del celebre colonnello. Io lo faccio cercando la solidarietà tra tutto il Mezzogiorno e allorché sento il dileggio, mi ingegno di risollevare gli animi che si tenta di deprimere col dantesco discorso di Ulisse: “ricordate la vostra semenza…”. Si stia bene e buona domenica.
Ora che tra un siciliano frustrato ed un nordico soddisfatto o un siciliano con l’aria del continente, di quelli che d’estate ne girano tanti dalle nostre parti, contrariamente alle premesse del nostro commentatore, si è giunti alla stessa conclusione, circa la inesistenza di carenze genetiche, ovvero di defaillance culturali e storiche e ritenuto dunque che ci teniamo senz'altro Ruggero D’Altavilla, Basile e Tomasi di Lampedusa (saputo leggere), così come tanti e tanti, senza soluzioni di continuità nel tempo, sino ad oggi, Camilleri, Battiato, Zichichi, Tornatore ecc., veniamo alle questioni della presente situazione socio-economica che lei pone. Vede, l’Italia è uno strano paese, dove è passato il messaggio che il malessere di un popolo è colpa del popolo stesso e giammai dei governanti. Ora, le assicuro che di postulati di questo tipo nella storia non se ne sono sentiti mai, mentre di colpe dei governanti sempre. Sino a qualche tempo fa non esisteva una questione siciliana in sé, ma si parlava di una questione meridionale, emersa subito dopo l’unità d’Italia, con la quale cervelli tutt’altro che di poco conto, specie se rapportati a quelli che emergono ora, ponevano le ragioni del perché nel giro di qualche decennio un’economia di gran lunga più prospera rispetto a quella del nord era decaduta rapidamente, sino a portare le popolazioni meridionali alla povertà ed a flussi migratori immani, che prima non avevano mai conosciuto (le allego un link, al di là dello sponsor, si tratta di un video, che riprende interventi di ottimi professionisti
http://www.youtube.com/watch?v=CnzMEA7QeqI&feature=related)
Ora invece le questioni si sono spezzettate, proprio per rifuggire dall’evidenza delle responsabilità, per cui se la Sicilia va male la colpa è dei siciliani, se la Calabria non funziona la colpa è dei calabresi, se la Campania è piena di guai la colpa è dei napoletani, finanche la Puglia, che sino a qualche tempo fa era un po’ più defilata, sta cominciando a scoprire le proprie colpe. Le pare un modo accettabile di ragionare questo, o non è un torto all’intelligenza, ai criteri dell'analisi storica ed un monumento all’ipocrisia? Le infrastrutture le devono fare i siciliani, i meridionali (il collegamento tra i gangli di Bari e Napoli non è meno problematico di quello tra Palermo e Catania), ovvero li doveva fare lo Stato? Senza infrastrutture, con un credito bancario a tassi di gran lunga più elevati, con un mercimonio vergognoso, in un mercato che è libero solo a parole, di quote di prodotti del Sud, svenduti a vantaggio di interessi del Nord (scandaloso per esempio lo scambio di quote, qualche anno fa, tra mezzi Fiat e arance marocchine) può mai essere competitiva l’impresa meridionale? Che tutto sia colpa della mafia, della camorra, della ndrangheta o della sacra corona unita lo dicono a nord, perché gli torna comodo, dato che così le solite colpe restano a carico degli autoctoni e dimenticano tuttavia di precisare che la mafia e tutto quell’altro ben di Dio, sono nate, a mano a mano, con l’unità d’Italia e che se non avessero strani collegamenti che coinvolgono interessi di tutto il territorio “nazionale”, non sarebbero altro che mere associazioni a delinquere di facilissima estirpazione. Le colpe a Sud stanno nei politici e nelle sedicenti categorie intellettuali, che accettano ogni criminalizzazione senza colpo ferire. Lei sa che se a Sud un politico puntasse i piedi a difesa del proprio territorio avrebbe finito di fare politica? Sa che questo sistema lo hanno messo su proprio i Savoia, che appena preso il potere a Sud gettarono fuori dalle istituzioni tutte le persone per bene, per rimpiazzarle con i più farabutti e venduti? Ma una volta che che il sistema è stato creato e consolidato, ora si tira a campare, il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare e qui si tratta di mettere in discussione tutto l’equilibrio nazionale. Che a Sud non ci sia quasi nulla che vada bene è sotto gli occhi di tutti, ma l’errore grande è quello di criminalizzare il popolo, coprendo così le responsabilità di chi governa. Lasci stare Zamparini; la sicilianissima Cappella palatina di Palermo, definita, sempre da Maupassant, la Cappella più bella del mondo, è stata restaurata da un tedesco, se era per l’Italia essa avrebbe potuto pure sfracellare. Vede, la storia gira e cambia; un domani, per esempio, quello che è stato fatto a città come Napoli e Palermo, che in qualsiasi Nazione normale sarebbero state perle da custodire, verrà additato come uno degli emblemi più vistosi della vergogna di questa pseudo nazione. Il popolo se trova un capo è sempre pronto e se le cose continueranno a precipitare forse anche senza un capo. Girano su internet,sempre più, vecchi canti come questo, di cui nessuno conosceva prima nemmeno l’esistenza.
La ringrazio per la pacatezza dei toni e la serenità nell'avere esposto il suo punto di vista. Però mi permetta una replica. Ogni volta che tentiamo di fare "outing" ci impantaniamo sempre a metà del guado. Le tesi esposte da me, da lei e da altri lettori hanno un evidente elemento comune espresso o inespresso ma comune.
Soffriamo tutti del senso della prospettiva. Ovvero non riusciamo a percepire un divenire della vita "sociale" in Sicilia verso una tendenziale evoluzione "collettiva". Mi pare abbastanza evidente.
Ne consegue che ci rifugiamo o nel colonialismo sostitutivo (altri sanno fare meglio di noi) o ci abbarbichiamo su una pesante storia passata, oppure irrititi diamo la colpa sempre a qualcosa che ci è estraneo (la mafia, poteri occulti, uno stato canaglia).
Il nostro gap rispetto alla Calabria ci dovrebbe fare inorgoglire ma in realtà non ci soddisfa. Perchè, perchè siamo presuntuosi e arroganti in quanto il nostro paragone sono comunità più evolute (inglesi, altre regioni del nord italia, la francia ecc.) proprio in ragione del nostro (o loro, non importa) retaggio storico.
Oggi, i siciliani, noi siciliani, non abbiamo più alibi, perchè se questo approccio - appunto presuntuoso - aveva senso qualche decennio fa - con un tasso di analfabetismo di qualche decina di punti, ripeto oggi, 2010, non ci è più consentito.
Perchè le paure di ieri, l'ignoranza, la mafiosità, la bramosia del benessere senza rischi o con pochi rischi (vedi speculazione edilizia) non possono essere la quotidiana avvilenza che ci permea.
Concludo.
Le strade sono due
o la Rivoluzione, ma lei mi insegna che le rivoluzioni portano teste mozzate ed altri pericoli,
o il costruire giorno per giorno.
Il sono per questa seconda strada - perchè - ogni giorno è un giorno guadagnato non un giorno perso - ma richiede che ognuno faccia la propria parte piccola o grande che sia ma la faccia. Compresa la scelta di chi si vota e ci rappresenta.
Se si sforza di tentare di declinare il modo con il quale seguire questo percorso vedrà che arriva alle mie stesse considerazioni. Si tranquillizzi non le sto dicendo che io ho ragione e lei torto le dico solo che e io ne lei abbiamo soluzioni.
La nostra terra ha fatto un salto terribile dal latifondismo aristocratico (depositario della storia più o meno antica) ed una immensa massa di contadini sfruttati (questo avveniva fino agli anni 50' non 1750 ma 1950 cioè 60 anni fa) alla trasformazione di quella massa contadina in una piccola borghesia timida oppure in una piccola borghesia e proletariato consumista. Quest'ultimo ha preso il sopravvento anche in politica quindi nella nostra vita di ogni giorno.
Don Sturzo (e io non sono un democristiano) diceva due cose assolutamente vere
1) Il buon governo richiede buona cultura
2) la politica o la si fa o la si subisce.
Provi a mettere queste due cose insieme in Sicilia e se trova una soluzione me la faccia sapere. La prego mi eviti risposte demagogiche - ne ho sentite troppe nella mia vita - ma strade reali e percorribili.
Le auguro buona notte!
Non si avvilisca, la capisco e comprendo la frustrazione di siciliano convinto.
Mi ha convito del fatto che, se:
1) la nostra economia è debole;
2) i servizi pubblici fanno schifo;
3) i nostri figli vanno al nord a studiare o lavorare;
4) non abbiamo infrastrutture vere
è tutta colpa della mafia che in combutta con uno stato italiano avaro e crudele ha fatto fuori - nella nostra memoria - le gesta di ruggero d'altavilla, federico II e dell'arch. basile. Se lei è contento così faccia pure. Si vede che quello che accade ogni giorno in Sicilia è assolutamente normale. Ah! Ci metterei anche quel minchione di Tomasi di Lampedusa, che non ha capito niente con il suo gattopardo, anzi ha diffamato il nostro senso altissimo del bene comune, dell'innata civiltà che si respira in ogni dove in Sicilia, del senso civico che ci invidiano anche gli svedesi. C'e' poco da fare tutta colpa della mafia e di uno stato italiano crudele e beffardo.
Non c'e' niente, pigliamoci un caffè,...... e forza PALERMO. (CHE STRANO IL SUO PRESIDENTE SI CHIAMA ZAMPARINI OVVIAMENTE DI CONTESSA ENTELLINA)
Ora che tra un siciliano frustrato ed un nordico soddisfatto o un siciliano con l’aria del continente, di quelli che d’estate ne girano tanti dalle nostre parti, contrariamente alle premesse del nostro commentatore, si è giunti alla stessa conclusione, circa la inesistenza di carenze genetiche, ovvero di defaillance culturali e storiche e ritenuto dunque che ci teniamo senz'altro Ruggero D’Altavilla, Basile e Tomasi di Lampedusa (saputo leggere), così come tanti e tanti, senza soluzioni di continuità nel tempo, sino ad oggi, Camilleri, Battiato, Zichichi, Tornatore ecc., veniamo alle questioni della presente situazione socio-economica che lei pone. Vede, l’Italia è uno strano paese, dove è passato il messaggio che il malessere di un popolo è colpa del popolo stesso e giammai dei governanti. Ora, le assicuro che di postulati di questo tipo nella storia non se ne sono sentiti mai, mentre di colpe dei governanti sempre. Sino a qualche tempo fa non esisteva una questione siciliana in sé, ma si parlava di una questione meridionale, emersa subito dopo l’unità d’Italia, con la quale cervelli tutt’altro che di poco conto, specie se rapportati a quelli che emergono ora, ponevano le ragioni del perché nel giro di qualche decennio un’economia di gran lunga più prospera rispetto a quella del nord era decaduta rapidamente, sino a portare le popolazioni meridionali alla povertà ed a flussi migratori immani, che prima non avevano mai conosciuto (le allego un link, al di là dello sponsor, si tratta di un video, che riprende interventi di ottimi professionisti
http://www.youtube.com/watch?v=CnzMEA7QeqI&feature=related)
Ora invece le questioni si sono spezzettate, proprio per rifuggire dall’evidenza delle responsabilità, per cui se la Sicilia va male la colpa è dei siciliani, se la Calabria non funziona la colpa è dei calabresi, se la Campania è piena di guai la colpa è dei napoletani, finanche la Puglia, che sino a qualche tempo fa era un po’ più defilata, sta cominciando a scoprire le proprie colpe. Le pare un modo accettabile di ragionare questo, o non è un torto all’intelligenza, ai criteri dell'analisi storica ed un monumento all’ipocrisia? Le infrastrutture le devono fare i siciliani, i meridionali (il collegamento tra i gangli di Bari e Napoli non è meno problematico di quello tra Palermo e Catania), ovvero li doveva fare lo Stato? Senza infrastrutture, con un credito bancario a tassi di gran lunga più elevati, con un mercimonio vergognoso, in un mercato che è libero solo a parole, di quote di prodotti del Sud, svenduti a vantaggio di interessi del Nord (scandaloso per esempio lo scambio di quote, qualche anno fa, tra mezzi Fiat e arance marocchine) può mai essere competitiva l’impresa meridionale? Che tutto sia colpa della mafia, della camorra, della ndrangheta o della sacra corona unita lo dicono a nord, perché gli torna comodo, dato che così le solite colpe restano a carico degli autoctoni e dimenticano tuttavia di precisare che la mafia e tutto quell’altro ben di Dio, sono nate, a mano a mano, con l’unità d’Italia e che se non avessero strani collegamenti che coinvolgono interessi di tutto il territorio “nazionale”, non sarebbero altro che mere associazioni a delinquere di facilissima estirpazione. Le colpe a Sud stanno nei politici e nelle sedicenti categorie intellettuali, che accettano ogni criminalizzazione senza colpo ferire. Lei sa che se a Sud un politico puntasse i piedi a difesa del proprio territorio avrebbe finito di fare politica? Sa che questo sistema lo hanno messo su proprio i Savoia, che appena preso il potere a Sud gettarono fuori dalle istituzioni tutte le persone per bene, per rimpiazzarle con i più farabutti e venduti? Ma una volta che che il sistema è stato creato e consolidato, ora si tira a campare, il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare e qui si tratta di mettere in discussione tutto l’equilibrio nazionale. Che a Sud non ci sia quasi nulla che vada bene è sotto gli occhi di tutti, ma l’errore grande è quello di criminalizzare il popolo, coprendo così le responsabilità di chi governa. Lasci stare Zamparini; la sicilianissima Cappella palatina di Palermo, definita, sempre da Maupassant, la Cappella più bella del mondo, è stata restaurata da un tedesco, se era per l’Italia essa avrebbe potuto pure sfracellare. Vede, la storia gira e cambia; un domani, per esempio, quello che è stato fatto a città come Napoli e Palermo, che in qualsiasi Nazione normale sarebbero state perle da custodire, verrà additato come uno degli emblemi più vistosi della vergogna di questa pseudo nazione. Il popolo se trova un capo è sempre pronto e se le cose continueranno a precipitare forse anche senza un capo. Girano su internet,sempre più, vecchi canti come questo, di cui nessuno conosceva prima nemmeno l’esistenza.
Dato che lei conosce la storia, aggiungo ancora un pezzo di David Abulafia (non siciliano), professore di storia a Cambridge e con il quale date le sue conoscenze della disciplina lei avrà certamente familiarità: "In realtà, per quanto attiene alla Sicilia, l'aggettivo "normanna" va intrepretato soltanto come un'etichetta dinastica, comoda a indicare la famiglia dominante, gli Altavilla, che fondarono la monarchia siciliana ... I Normanni si fusero per via di matrimonio con l'aristorazia sud-italica e, fatti salvi i nomi personali, persero a poco a poco traccia dei loro legami con il ducato di Normandia". Dato che conosce la storia ci racconti anche delle "passeggiate" straniere in altre zone d'Italia e sui loro esiti, mentre in Sicilia e nel Sud Italia nasceva lo Stato più moderno e illuminato d'Europa.
Lei ha ragione, chi non conosce non ha futuro, ma chi crede di conoscere sta ancora peggio.
Non si avvilisca, la capisco e comprendo la frustrazione di siciliano convinto.
Mi ha convito del fatto che, se:
1) la nostra economia è debole;
2) i servizi pubblici fanno schifo;
3) i nostri figli vanno al nord a studiare o lavorare;
4) non abbiamo infrastrutture vere
è tutta colpa della mafia che in combutta con uno stato italiano avaro e crudele ha fatto fuori - nella nostra memoria - le gesta di ruggero d'altavilla, federico II e dell'arch. basile. Se lei è contento così faccia pure. Si vede che quello che accade ogni giorno in Sicilia è assolutamente normale. Ah! Ci metterei anche quel minchione di Tomasi di Lampedusa, che non ha capito niente con il suo gattopardo, anzi ha diffamato il nostro senso altissimo del bene comune, dell'innata civiltà che si respira in ogni dove in Sicilia, del senso civico che ci invidiano anche gli svedesi. C'e' poco da fare tutta colpa della mafia e di uno stato italiano crudele e beffardo.
Non c'e' niente, pigliamoci un caffè,...... e forza PALERMO. (CHE STRANO IL SUO PRESIDENTE SI CHIAMA ZAMPARINI OVVIAMENTE DI CONTESSA ENTELLINA)
I BORBONI - WIKIPEDIA
Il suo nome deriva dal feudo di Bourbon-l'Archambault che il capostipite della famiglia, Roberto di Clermont, sesto figlio di Luigi IX il Santo, incamerò, sposando nel 1279 Beatrice, figlia dell'ultima feudataria di quella regione, Agnese di Dampierre, e di suo marito Giovanni di Borgogna.
Il figlio di Roberto, Luigi I di Borbone, ottenne da Carlo IV nel 1327 il titolo ducale. Il nome rimase alla famiglia anche dopo la confisca del Borbonese fatta da Francesco I di Francia in seguito al tradimento del conestabile Carlo III di Borbone.
I rami in cui i Borboni si divisero nel medioevo furono tre: il principale iniziato con Pietro I (1310-1356) si estinse quando la figlia di Pietro II di Borbone signore di Beaujeu, Susanna, ottenne da Luigi XII il diritto di succedere a tutti i beni dei genitori e sposò il cugino Carlo appartenente al ramo cadetto di Borbone-Montpensier. La terza linea risale a un nipote di Roberto, Giovanni di La Marche, il quale in seguito al matrimonio con la sorella dell'ultimo conte di Vendôme, Bouchard VII, fondò il ramo dei Borbone-Vendôme, che pervenne al trono di Francia con Enrico IV nel 1589, iniziando la dinastia reale dei Borbone di Francia.
Da allora questa famiglia, che, salvo l'episodio della ribellione del conestabile, non si era distinta un granché dalle altre case feudali del tempo, assurse a grande importanza, divenne una delle protagoniste della storia d'Europa, continuò con successo la lotta contro gli Asburgo iniziata dai Valois, completò l'unificazione della Francia e fino al 1848 si identificò quasi con la storia di questa.
A questa famiglia appartennero alcuni sovrani di eccezionale importanza quali Enrico IV e Luigi XIV.
La famiglia sopravvive col ramo degli Orléans, sorto con Filippo (1640-1701), secondogenito di Luigi XIII. I Borbone d'Orléans, dopo aver tenuto la reggenza di Francia (1715-1723) durante la minorità di Luigi XV, salirono al trono nel 1830 con Luigi Filippo, esponente delle tendenze liberali del tempo contro quelle reazionarie del ramo primigenio.
Con la morte di Enrico, conte di Chambord, ultimo rappresentante del ramo primigenio nel 1883, il ramo degli Orléans è rimasto legittimo pretendente al trono di Francia.
Linee collaterali minori dei Borbone furono quella dei Condé, derivata da Luigi I di Borbone-Condé, zio di Enrico IV, e quella dei Borbone-Conti, derivazione della precedente. Esponenti di entrambi i rami furono attivi sostenitori dell'opposizione nobiliare al tempo della Fronda. I più noti principi furono Luigi II di Borbone-Condé, detto il Gran Condé, e Luigi Enrico che fu primo ministro di Luigi XV. Il ramo dei Condé si estinse nel 1830 e quello dei Conti nel 1814. Altro ramo tuttora esistente, ma considerato illegittimo, è quello dei Borbone-Busset derivante da Luigi, vescovo di Liegi, morto nel 1482.
Un ramo breve ma famoso fu quello dei duchi di Vendôme-Mercoeur, iniziato da un figlio illegittimo di Enrico IV e di Gabriella d'Estrée.
CATTEDRALE DI NOTO - sito ufficiale
La Chiesa Maggiore (o Chiesa Madre) dell'antica Noto (Netum) probabilmente era stata l'oratorio dell'originaria comunitià ristiana. Rocco Pirri la dice riedificata da Ruggero il Normanno, dopo la resa del castello, ultimo caposaldo musulmano nella Sicilia sud-orientale E' certo che lo stesso Ruggero "dotato di straordinaria religiosità" volle dedicarla a S. Nicolò vescovo. Sorgeva sulla piazza maggiore o, più esattamente, alla stessa piazza si affacciava con la sua navata destra, mentre il prospetto era, almeno in parte, occultato da un quartiere di casupole fino al tardo Cinquecento.
Chi non conosce la storia non ha un futuro!
Dato che lei conosce la storia, aggiungo ancora un pezzo di David Abulafia (non siciliano), professore di storia a Cambridge e con il quale date le sue conoscenze della disciplina lei avrà certamente familiarità: "In realtà, per quanto attiene alla Sicilia, l'aggettivo "normanna" va intrepretato soltanto come un'etichetta dinastica, comoda a indicare la famiglia dominante, gli Altavilla, che fondarono la monarchia siciliana ... I Normanni si fusero per via di matrimonio con l'aristorazia sud-italica e, fatti salvi i nomi personali, persero a poco a poco traccia dei loro legami con il ducato di Normandia". Dato che conosce la storia ci racconti anche delle "passeggiate" straniere in altre zone d'Italia e sui loro esiti, mentre in Sicilia e nel Sud Italia nasceva lo Stato più moderno e illuminato d'Europa.
Lei ha ragione, chi non conosce non ha futuro, ma chi crede di conoscere sta ancora peggio.
I BORBONI - WIKIPEDIA
Il suo nome deriva dal feudo di Bourbon-l'Archambault che il capostipite della famiglia, Roberto di Clermont, sesto figlio di Luigi IX il Santo, incamerò, sposando nel 1279 Beatrice, figlia dell'ultima feudataria di quella regione, Agnese di Dampierre, e di suo marito Giovanni di Borgogna.
Il figlio di Roberto, Luigi I di Borbone, ottenne da Carlo IV nel 1327 il titolo ducale. Il nome rimase alla famiglia anche dopo la confisca del Borbonese fatta da Francesco I di Francia in seguito al tradimento del conestabile Carlo III di Borbone.
I rami in cui i Borboni si divisero nel medioevo furono tre: il principale iniziato con Pietro I (1310-1356) si estinse quando la figlia di Pietro II di Borbone signore di Beaujeu, Susanna, ottenne da Luigi XII il diritto di succedere a tutti i beni dei genitori e sposò il cugino Carlo appartenente al ramo cadetto di Borbone-Montpensier. La terza linea risale a un nipote di Roberto, Giovanni di La Marche, il quale in seguito al matrimonio con la sorella dell'ultimo conte di Vendôme, Bouchard VII, fondò il ramo dei Borbone-Vendôme, che pervenne al trono di Francia con Enrico IV nel 1589, iniziando la dinastia reale dei Borbone di Francia.
Da allora questa famiglia, che, salvo l'episodio della ribellione del conestabile, non si era distinta un granché dalle altre case feudali del tempo, assurse a grande importanza, divenne una delle protagoniste della storia d'Europa, continuò con successo la lotta contro gli Asburgo iniziata dai Valois, completò l'unificazione della Francia e fino al 1848 si identificò quasi con la storia di questa.
A questa famiglia appartennero alcuni sovrani di eccezionale importanza quali Enrico IV e Luigi XIV.
La famiglia sopravvive col ramo degli Orléans, sorto con Filippo (1640-1701), secondogenito di Luigi XIII. I Borbone d'Orléans, dopo aver tenuto la reggenza di Francia (1715-1723) durante la minorità di Luigi XV, salirono al trono nel 1830 con Luigi Filippo, esponente delle tendenze liberali del tempo contro quelle reazionarie del ramo primigenio.
Con la morte di Enrico, conte di Chambord, ultimo rappresentante del ramo primigenio nel 1883, il ramo degli Orléans è rimasto legittimo pretendente al trono di Francia.
Linee collaterali minori dei Borbone furono quella dei Condé, derivata da Luigi I di Borbone-Condé, zio di Enrico IV, e quella dei Borbone-Conti, derivazione della precedente. Esponenti di entrambi i rami furono attivi sostenitori dell'opposizione nobiliare al tempo della Fronda. I più noti principi furono Luigi II di Borbone-Condé, detto il Gran Condé, e Luigi Enrico che fu primo ministro di Luigi XV. Il ramo dei Condé si estinse nel 1830 e quello dei Conti nel 1814. Altro ramo tuttora esistente, ma considerato illegittimo, è quello dei Borbone-Busset derivante da Luigi, vescovo di Liegi, morto nel 1482.
Un ramo breve ma famoso fu quello dei duchi di Vendôme-Mercoeur, iniziato da un figlio illegittimo di Enrico IV e di Gabriella d'Estrée.
CATTEDRALE DI NOTO - sito ufficiale
La Chiesa Maggiore (o Chiesa Madre) dell'antica Noto (Netum) probabilmente era stata l'oratorio dell'originaria comunitià ristiana. Rocco Pirri la dice riedificata da Ruggero il Normanno, dopo la resa del castello, ultimo caposaldo musulmano nella Sicilia sud-orientale E' certo che lo stesso Ruggero "dotato di straordinaria religiosità" volle dedicarla a S. Nicolò vescovo. Sorgeva sulla piazza maggiore o, più esattamente, alla stessa piazza si affacciava con la sua navata destra, mentre il prospetto era, almeno in parte, occultato da un quartiere di casupole fino al tardo Cinquecento.
Chi non conosce la storia non ha un futuro!
Dato che conosce la storia perchè non ci racconta qualcosa anche sulle origini dei Savoia, proprio quelli dell'attuale noto pricipino ballerino, cantante ecc. ecc.. Potrebbe aggiungerci qualcosa ancora sulle origini prime delle varie casate "italiane". Di storia dell'arte credo che invece ne conosca pochina. Secondo il noto Bruno Zevi (non siciliano) "...l'architettura sicula è sanguigna e, al confronto, tutte le altre sembrano esangui....l'estetica sicula è fluttuante ....i venti che la animano e la sollevano vengono da lontano, da nord e da sud. Diffida soltanto della penisola soffocante nel suo ordine e, tanto più, nei suoi ordini. E' cosmopolita. Ciò è vero dai tempi normanni all'art Nouveau. Ernesto Basile non poteva matuare che in Sicilia. Quando la Penisola si trascinava stancamente nell'inerzia tradizionale la Siclia spaziava. ..." E ciò a parte il giudizo sulla sicilianità assoluta dei monumenti siciliani di un uomo culturalmente raffinatissimo (non siciliano) qual era Guy del Maupassant e che ho conservato da un precedente intervento su questo stesso sito e che riporto “Quando si sono visti questi monumenti che, pur appartenendo a epoche e origini diverse, possiedono un medesimo carattere, una natura identica, si può dire che non sono né gotici, né arabi, né bizantini, ma siciliani; si può affermare che esiste un’arte siciliana, uno stile siciliano, sempre riconoscibile, che fra gli stili dell’architettura è certo il più attraente, il più vario, il più colorato, il più ricco d’inventiva”. Ha ragione chi non conosce non ha futuro, ma chi pretende di conoscere sta ancora peggio.
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Il suo nome deriva dal feudo di Bourbon-l'Archambault che il capostipite della famiglia, Roberto di Clermont, sesto figlio di Luigi IX il Santo, incamerò, sposando nel 1279 Beatrice, figlia dell'ultima feudataria di quella regione, Agnese di Dampierre, e di suo marito Giovanni di Borgogna.
Il figlio di Roberto, Luigi I di Borbone, ottenne da Carlo IV nel 1327 il titolo ducale. Il nome rimase alla famiglia anche dopo la confisca del Borbonese fatta da Francesco I di Francia in seguito al tradimento del conestabile Carlo III di Borbone.
I rami in cui i Borboni si divisero nel medioevo furono tre: il principale iniziato con Pietro I (1310-1356) si estinse quando la figlia di Pietro II di Borbone signore di Beaujeu, Susanna, ottenne da Luigi XII il diritto di succedere a tutti i beni dei genitori e sposò il cugino Carlo appartenente al ramo cadetto di Borbone-Montpensier. La terza linea risale a un nipote di Roberto, Giovanni di La Marche, il quale in seguito al matrimonio con la sorella dell'ultimo conte di Vendôme, Bouchard VII, fondò il ramo dei Borbone-Vendôme, che pervenne al trono di Francia con Enrico IV nel 1589, iniziando la dinastia reale dei Borbone di Francia.
Da allora questa famiglia, che, salvo l'episodio della ribellione del conestabile, non si era distinta un granché dalle altre case feudali del tempo, assurse a grande importanza, divenne una delle protagoniste della storia d'Europa, continuò con successo la lotta contro gli Asburgo iniziata dai Valois, completò l'unificazione della Francia e fino al 1848 si identificò quasi con la storia di questa.
A questa famiglia appartennero alcuni sovrani di eccezionale importanza quali Enrico IV e Luigi XIV.
La famiglia sopravvive col ramo degli Orléans, sorto con Filippo (1640-1701), secondogenito di Luigi XIII. I Borbone d'Orléans, dopo aver tenuto la reggenza di Francia (1715-1723) durante la minorità di Luigi XV, salirono al trono nel 1830 con Luigi Filippo, esponente delle tendenze liberali del tempo contro quelle reazionarie del ramo primigenio.
Con la morte di Enrico, conte di Chambord, ultimo rappresentante del ramo primigenio nel 1883, il ramo degli Orléans è rimasto legittimo pretendente al trono di Francia.
Linee collaterali minori dei Borbone furono quella dei Condé, derivata da Luigi I di Borbone-Condé, zio di Enrico IV, e quella dei Borbone-Conti, derivazione della precedente. Esponenti di entrambi i rami furono attivi sostenitori dell'opposizione nobiliare al tempo della Fronda. I più noti principi furono Luigi II di Borbone-Condé, detto il Gran Condé, e Luigi Enrico che fu primo ministro di Luigi XV. Il ramo dei Condé si estinse nel 1830 e quello dei Conti nel 1814. Altro ramo tuttora esistente, ma considerato illegittimo, è quello dei Borbone-Busset derivante da Luigi, vescovo di Liegi, morto nel 1482.
Un ramo breve ma famoso fu quello dei duchi di Vendôme-Mercoeur, iniziato da un figlio illegittimo di Enrico IV e di Gabriella d'Estrée.
CATTEDRALE DI NOTO - sito ufficiale
La Chiesa Maggiore (o Chiesa Madre) dell'antica Noto (Netum) probabilmente era stata l'oratorio dell'originaria comunitià ristiana. Rocco Pirri la dice riedificata da Ruggero il Normanno, dopo la resa del castello, ultimo caposaldo musulmano nella Sicilia sud-orientale E' certo che lo stesso Ruggero "dotato di straordinaria religiosità" volle dedicarla a S. Nicolò vescovo. Sorgeva sulla piazza maggiore o, più esattamente, alla stessa piazza si affacciava con la sua navata destra, mentre il prospetto era, almeno in parte, occultato da un quartiere di casupole fino al tardo Cinquecento.
Chi non conosce la storia non ha un futuro!
Visto che ha risposto a me, può dire se intende se "io" non conosco la storia o se non la conosce l'autore del post? giacché dal suo intervento non è chiarissimo. Gliene sarei grato.
A me pare la seconda.
Intanto perché la lunga storia dei Borbone che Lei riporta correttamente, non avalla l'idea di un "popolo" di Borboni che ha dominato la Sicilia e vi ha costruito opere pubbliche e monumenti ma che, più semplicemente, questa è stata una delle tante dinastie che si è avvicendata sul suo trono, l'ultima per l'esattezza. Il riferimento geografico al feudo di Bourbon (Borbonese in italiano, almeno un po' antico) è solo quello da cui la dinastia prese il nome. I miti abitanti di quella regione della Francia non vennero mai a "colonizzare" la Sicilia. Il senso di quel che dicevo è dunque corretto. Attribuire alla dominazione dei "Borboni" il Giardino Inglese di Palermo e non ai siciliani è come attribuire agli Windsor Trafalgar Square e non all'Inghilterra: una contrapposizione falsa e insignificante.
Poi, sulla cattedrale di Noto ha fatto un piccolo errore ma poco importa. I riferimenti che porta sono quelli dell'antica cattedrale, quella di "Noto antica", prima del terremoto del 1693 (anno più anno meno, qui vado a memoria). La cattedrale di oggi, quella danneggiata recentemente, è della nuova Noto, costruita ai tempi in cui regnava in Sicilia la dinastia Asburgo di Spagna. Da qui la mia citazione, credo anche questa corretta, di inesattezza di chi volesse attribuire agli spagnoli e non ai siciliani quella costruzione (era un esempio, avrei potuto prendere anche quella "normanna", che non era meno siciliana per il fatto che la volle costruita Ruggero I, nativo della Normandia).
Insomma, visto che l'ha citata, l'arte arabo-normanna nel suo complesso era o non era siciliana? Ovviamente lo era. Altrimenti non si spiega perché nel freddo castello del Cotentin da cui venivano i fratelli Altavilla non si costruì un bel niente, mentre arrivati in Sicilia era tutto un fiorire di opere, alcune delle quali le prime in Occidente dalla caduta dell'Impero romano. A parte la volontà politica di Ruggero I (che certo era francese) e quella di Ruggero II (che invece già era siciliano per nascita ed educazione), attribuire a poche migliaia di rozzi soldati normanni tutto ciò che si fece in Sicilia nell'XI e XII secolo è solo frutto di viscerale odio antisiciliano.
Poi sarà anche vero che quelle poche migliaia nelle loro razzie, ed altre migliaia di chierici benedettini francesi, avranno ... "seminato" molto più DNA di quello che dimostrerebbero le loro discendenze legittime (e anche questo mi pare indubbio vista la strana concentrazione di "biondi e con gli occhi azzurri" nella Sicilia di oggi) ma questo significherebbe soltanto che noi siciliani di oggi siamo "anche" figli, discendenti, di quei normanni, che non furono quindi una stirpe "estranea" che venne, fece qualcosa, e poi andò via. Non andarono mai via, si fusero con i nostri avi e vivono ancora, forse un po' indegnamente, nei siciliani di oggi.
Io distinguerei due profili del discorso. Quello razzista secondo cui "è tutta colpa dei siciliani" "i siciliani non hanno fatto niente nella storia" etc. Questo è discorso da barbiere punto e basta. Se citi Falcone e Borsellino ti ricordo che erano siciliani anche loro. Ma fra tre secoli, col criterio delle "dominazioni", si dirà che erano "magistrati italiani" e quindi i siciliani non avranno fatto niente ancora una volta. La cattedrale di Noto è stata progettata ed eseguita da siciliani, ma per il nostro interlocutore sono "spagnoli" perché allora il re di Sicilia era anche re di Spagna. Poi ci sono le cose fatte dai Borboni (?): cos'è un popolo straniero venuto dalla "Borbonia"? e poi sparito misteriosamente?
Semplicemente indifendibile, dovrebbe solo chiedere scusa per essersi lasciato sfuggire affermazioni un po' di troppo, visto che dalle repliche ignorante non mi pare.
Poi c'è l'altro discorso sullo Statuto, che invece è soltanto "criticabile". E infatti sa benissimo che sono gli stessi partiti italiani che hanno boicottato lo Statuto (bene ha fatto a citare l'episodio dell'alta corte). Insomma la Sicilia non è affatto autonoma, se non sulla carta. L'unica differenza con le altre regioni a statuto speciale è che non ha quasi mai espresso una forza autonomista. Ai siciliani è stato detto che i partiti italiani erano in grado di gestire l'autonomia. E non era vero. I politici siciliani dentro i partiti italiani non si sono mai opposti a nessuno scempio e si sono appena ritagliati CON IL CONSENSO PIENO DEI PARTITI ROMANI, quelle posizioni di privilegio che l'opinionista denuncia.
Quindi a fallire è soltanto l'intermediazione dei partiti italiani, non l'Autonomia.
E infatti, le poche stagioni in cui una forza autonomista c'è stata, sono state le uniche in cui si è almeno tentato di fare qualcosa di buono. Su questo possiamo argomentare pacificamente, compresa la stagione attuale. Da dove vengono i freni a mano, i veti incrociati contro qualsiasi proposta di cambiamento? Lo sappiamo benissimo, non facciamo finta di niente. Dall'Italia e dai suoi sgherri imbullonati all'ARS!
Aumentando il centralismo questa infelice condizione potrebbe soltanto peggiorare. Se così sarà vorrò vedere con chi se la prenderà in futuro quando la Sicilia non avrà più neanche la finta autonomia... Ma ovvio, con i Siciliani....
E in fondo non ha tutti i torti, se dopo 60 e passa anni continuano a dare fiducia come coglioni al Tricolore che se li mette sotto i piedi ogni giorno in cambio di qualche piatto di lenticchie.
I BORBONI - WIKIPEDIA
Il suo nome deriva dal feudo di Bourbon-l'Archambault che il capostipite della famiglia, Roberto di Clermont, sesto figlio di Luigi IX il Santo, incamerò, sposando nel 1279 Beatrice, figlia dell'ultima feudataria di quella regione, Agnese di Dampierre, e di suo marito Giovanni di Borgogna.
Il figlio di Roberto, Luigi I di Borbone, ottenne da Carlo IV nel 1327 il titolo ducale. Il nome rimase alla famiglia anche dopo la confisca del Borbonese fatta da Francesco I di Francia in seguito al tradimento del conestabile Carlo III di Borbone.
I rami in cui i Borboni si divisero nel medioevo furono tre: il principale iniziato con Pietro I (1310-1356) si estinse quando la figlia di Pietro II di Borbone signore di Beaujeu, Susanna, ottenne da Luigi XII il diritto di succedere a tutti i beni dei genitori e sposò il cugino Carlo appartenente al ramo cadetto di Borbone-Montpensier. La terza linea risale a un nipote di Roberto, Giovanni di La Marche, il quale in seguito al matrimonio con la sorella dell'ultimo conte di Vendôme, Bouchard VII, fondò il ramo dei Borbone-Vendôme, che pervenne al trono di Francia con Enrico IV nel 1589, iniziando la dinastia reale dei Borbone di Francia.
Da allora questa famiglia, che, salvo l'episodio della ribellione del conestabile, non si era distinta un granché dalle altre case feudali del tempo, assurse a grande importanza, divenne una delle protagoniste della storia d'Europa, continuò con successo la lotta contro gli Asburgo iniziata dai Valois, completò l'unificazione della Francia e fino al 1848 si identificò quasi con la storia di questa.
A questa famiglia appartennero alcuni sovrani di eccezionale importanza quali Enrico IV e Luigi XIV.
La famiglia sopravvive col ramo degli Orléans, sorto con Filippo (1640-1701), secondogenito di Luigi XIII. I Borbone d'Orléans, dopo aver tenuto la reggenza di Francia (1715-1723) durante la minorità di Luigi XV, salirono al trono nel 1830 con Luigi Filippo, esponente delle tendenze liberali del tempo contro quelle reazionarie del ramo primigenio.
Con la morte di Enrico, conte di Chambord, ultimo rappresentante del ramo primigenio nel 1883, il ramo degli Orléans è rimasto legittimo pretendente al trono di Francia.
Linee collaterali minori dei Borbone furono quella dei Condé, derivata da Luigi I di Borbone-Condé, zio di Enrico IV, e quella dei Borbone-Conti, derivazione della precedente. Esponenti di entrambi i rami furono attivi sostenitori dell'opposizione nobiliare al tempo della Fronda. I più noti principi furono Luigi II di Borbone-Condé, detto il Gran Condé, e Luigi Enrico che fu primo ministro di Luigi XV. Il ramo dei Condé si estinse nel 1830 e quello dei Conti nel 1814. Altro ramo tuttora esistente, ma considerato illegittimo, è quello dei Borbone-Busset derivante da Luigi, vescovo di Liegi, morto nel 1482.
Un ramo breve ma famoso fu quello dei duchi di Vendôme-Mercoeur, iniziato da un figlio illegittimo di Enrico IV e di Gabriella d'Estrée.
CATTEDRALE DI NOTO - sito ufficiale
La Chiesa Maggiore (o Chiesa Madre) dell'antica Noto (Netum) probabilmente era stata l'oratorio dell'originaria comunitià ristiana. Rocco Pirri la dice riedificata da Ruggero il Normanno, dopo la resa del castello, ultimo caposaldo musulmano nella Sicilia sud-orientale E' certo che lo stesso Ruggero "dotato di straordinaria religiosità" volle dedicarla a S. Nicolò vescovo. Sorgeva sulla piazza maggiore o, più esattamente, alla stessa piazza si affacciava con la sua navata destra, mentre il prospetto era, almeno in parte, occultato da un quartiere di casupole fino al tardo Cinquecento.
Chi non conosce la storia non ha un futuro!
Io distinguerei due profili del discorso. Quello razzista secondo cui "è tutta colpa dei siciliani" "i siciliani non hanno fatto niente nella storia" etc. Questo è discorso da barbiere punto e basta. Se citi Falcone e Borsellino ti ricordo che erano siciliani anche loro. Ma fra tre secoli, col criterio delle "dominazioni", si dirà che erano "magistrati italiani" e quindi i siciliani non avranno fatto niente ancora una volta. La cattedrale di Noto è stata progettata ed eseguita da siciliani, ma per il nostro interlocutore sono "spagnoli" perché allora il re di Sicilia era anche re di Spagna. Poi ci sono le cose fatte dai Borboni (?): cos'è un popolo straniero venuto dalla "Borbonia"? e poi sparito misteriosamente?
Semplicemente indifendibile, dovrebbe solo chiedere scusa per essersi lasciato sfuggire affermazioni un po' di troppo, visto che dalle repliche ignorante non mi pare.
Poi c'è l'altro discorso sullo Statuto, che invece è soltanto "criticabile". E infatti sa benissimo che sono gli stessi partiti italiani che hanno boicottato lo Statuto (bene ha fatto a citare l'episodio dell'alta corte). Insomma la Sicilia non è affatto autonoma, se non sulla carta. L'unica differenza con le altre regioni a statuto speciale è che non ha quasi mai espresso una forza autonomista. Ai siciliani è stato detto che i partiti italiani erano in grado di gestire l'autonomia. E non era vero. I politici siciliani dentro i partiti italiani non si sono mai opposti a nessuno scempio e si sono appena ritagliati CON IL CONSENSO PIENO DEI PARTITI ROMANI, quelle posizioni di privilegio che l'opinionista denuncia.
Quindi a fallire è soltanto l'intermediazione dei partiti italiani, non l'Autonomia.
E infatti, le poche stagioni in cui una forza autonomista c'è stata, sono state le uniche in cui si è almeno tentato di fare qualcosa di buono. Su questo possiamo argomentare pacificamente, compresa la stagione attuale. Da dove vengono i freni a mano, i veti incrociati contro qualsiasi proposta di cambiamento? Lo sappiamo benissimo, non facciamo finta di niente. Dall'Italia e dai suoi sgherri imbullonati all'ARS!
Aumentando il centralismo questa infelice condizione potrebbe soltanto peggiorare. Se così sarà vorrò vedere con chi se la prenderà in futuro quando la Sicilia non avrà più neanche la finta autonomia... Ma ovvio, con i Siciliani....
E in fondo non ha tutti i torti, se dopo 60 e passa anni continuano a dare fiducia come coglioni al Tricolore che se li mette sotto i piedi ogni giorno in cambio di qualche piatto di lenticchie.
Riprendendo il mio sproloquio da barbiere che nessuno ha confutato con fatti, e volevo solo pacatamente replicare - da siciliano che ama il dialogo ed il confronto - affermando che la Sicilia con la Sardegna, il Trentino, il Friuli e la Valle d'Aosta sono le 5 regioni a statuto speciale su venti esistenti in Italia, compresa la Calabria. Inoltre il nostro statuto, scritto nel 1947 è di gran lunga il più autonomistico che esista. Su questo pare si possa pacificamente concordare.
Nel parlamento italiano circa 80 deputati su 620 sono siciliani e circa 40 senatori su 310 sono siciliani. Anche su questo si può pacificamente concordare.
Ora, la famosa Alta Corte (in pratica una sezione speciale della Corte Costituzionale) prevista dallo statuto è stata abrogata con legge costituzionale dello stato RIMPIAZZATA A ROMA DALLA STESSA CORTE COSTITUZIONALE. Nel 1950 chi ha votato con maggioranza qualificata (2/3) questa legge nel parlamento nazionale? Cosa hanno votato gli 80 deputati siciliani e i 40 senatori siciliani? Hanno votato contro ... No! Diversi hanno venduto quel pezzo di autonomia per un Ministero, un sottosegretariato o qualche migliaio di posti nelle ferrovie o alle poste! O No!
Dal 1948 l'Assemblea Regionale ha sfornato circa 3.000 leggi che al netto di circa 1000 leggi di bilancio o di variazione, circa 700 leggi di abrogazioni e modifiche di norme precedenti (quelle che chiamo leggine) le oltre 700 leggi di proroghe di altre leggi, ne rimangono circa 600 di cui 400 relative al personale della regione e degli enti ed all'organizzazione degli uffici ( quasi tutti favori elettorali) un'altro centinaio di aiuto di lavoratori di aziende o settori in crisi (gli antenati dei precari di oggi) e, gran finale, le ultime cento (dicasi 100) recepimenti di leggi dello stato (ovviamente con gli orpelli e privilegi tutti siciliani).
La Corte Costituzionale in questo prolifico 60ennio di legislazione autonomistica ha disposto - e non gli si può dare tutti i torti - oltre 200 questioni fondamentali di illegittimità costituzionale - che hanno stroncato nei fatti lo statuto. Perchè pretendere sempre e solo soldi con una mano e con l'altra (bucata) farne scempio, ha reso la Sicilia non credibile e affidabile sul piano della correttezza costituzionale che le pertiene. Però siamo bravi a pretendere di partecipare al Consiglio dei Ministri.
Vi immaginate nel 1990 la buon'anima del presidente Leanza in consiglio dei ministri con spadolini. Minchia dormite! O Cuffaro che porta i cannoli, e prima che ha finito di baciare tutti è finito il consiglio dei ministri. O Lombardo con un tir di arance rosse di sicilia comprate dal governo siciliano per fronteggiare la crisi agricola a 10 euro al Kg. Con questo sistema allora la regione, ha risolto il problema della fiat di termini. Si può comprare 150.000 Ypsilon l'anno a 50.000 euro l'una per ventanni. Così non si chiude lo stabilimento. E di contro si da l'auto blu a tutti i siciliani, con relativo pass in controsenso gentilmente offerti dal Sindaco Cammarata!
Ahi! Ahi!
Poi andatevi a vedere le leggi regionali sarde, quelle trentine, del friuli e della valle d'aosta. Tirate un bel respiro e vedrete se dobbiamo o no fare autocritica.
Concludo.
Alcide de Gasperi diceva: "Il politico è colui che pensa alla prossima campagna elettorale. Lo statista è colui che pensa alla prossima generazione". In Sicilia potremmo aprire il master dei politici da strapazzo. E ricordate che si può non condividere un'opinione ma si potrebbe avere la decenza di rispettarla e articolare un diverso pensiero.Questo mi pare un confronto democratico fra persone che serenamente esprimono opinioni su cose non su qualcuno, se nò si trascende nel pettegolezzo, questa volta sì da barbiere.
Se non sai da dove parti certamente non sai dove arrivare. Noi Siciliani abbiamo proprio questo problema, non sappiamo da dove partiamo e quindi non sappiamo dove andare. Ovvero, evitando equivoci, dovremmo avere un minimo comune denominatore, quello che in altra epoca si chiamava piattaforma programmatica magari minima, banale ma realizzabile e soprattutto voluta da tutti. Perchè non può ad esempio capitare di sentire sul problema della "munnizza" cose del genere (scusate il siciliano scritto):
1) Un sinnacu sinni futti;
2) U spazzinu sinni futti però mischino avi u travaglio
3) U so capo chi po fari! ha campari puru iddu!
4) Ma nuatri un putemo paari tutta sta munnizza ca nuddu sa puorta;Latri!
5) Rumani ci va parru io cu chiddo ca canusci un sinnacu pi fariti travagliari all'amia ca poi appena trasi ti fazzu passari in ufficio.
6) Vinni chiddu chi santini c'hamu a votari ca ni fici tanti cortesie! Iddu si che e' BRAVO!
MA INSOMMA MA CHE CAZZO VOGLIAMO! Guardatevi qualche tv locale o sul web le sedute dell'ARS! Ma le vedete le facce che hanno assessori, sindaci, onorevoli e consiglieri. E poi come parlano e di cosa parlano. E noi qui sul web che in ordine sparso e magari perdendo mezz'ora del nostro tempo abbiamo certamente dedicato molto più tempo ad un pensiero comune di quanto questi possono dedicare in cinque anni di legislatura, anzi di villeggiatura gratis!
Grazie a Siciliainformazioni che permette liberamente di esprimersi, come un cittadino libero ha il diritto e il dovere di fare sempre! Non solo in un caldo pomeriggio di domenica di giugno con una santina in mano davanti a un seggio elettorale e la macchina in doppia fila e di corsa.... mi ra camurria ogni anno sti elezioni......
Vi auguro buona notte, ho la sveglia alle 5,30, e il terrun! lavora da un barbiere a Milano!
Facendo finta di essere seduto dal barbiere con i signori qui sotto mi va di ricordare quel fatto accaduto agli inizi del '900 quando una delle famiglie imprenditoriali siciliane più importanti d'Europa fu lasciata morire dal Governo e dalla Banca d'Italia per il semplice motivo d'essere siciliana e perchè come diceva qualcuno prima : "noi tutti dovevamo - e probabilmente dobbiamo ancora oggi - essere terra di conquista, dove attingere braccia e non di certo cervelli.
Un pò come la Costa d'Avorio ai tempi dei portoghesi.
All'indomani della guerra in Sicilia si è continuato a vivacchiare come prima, apportando certo delle piccole migliorie, pur vivacchiando. Oggi l'Isola è finalmente ai fasti del passato, al feudalesimo. Ed è innegabile, in quanto ognuno di voi sa bene chi è o chi sono i padroni della propria città. Padroni che senza ricoprire nessuna carica politica (non sempre), gestiscono la cosa pubblica come se fosse loro e lo è.
Nella città di Catania negli ultimi anni è avvenuto un vero e proprio saccheggio che ha eguali soltanto con il Sacco di Palermo, momento storico altrettanto famoso e di cui tutti conosciamo i dettagli, ovvero: un Sindaco corrotto, imprenditori senza scrupoli e tanta mafia.
Passeggiando per le vie di Catania o Palermo ci si accorge di come il tempo si sia fermato ad un epoca non bene precisata di un passato remoto, tutto ciò che ci circonda è stato fatto allora, bene o male, ma è stato fatto. Ciò che di vivo o contemporaneo possiamo ammirare sono i ragazzini randaggi che scorazzano con i motorini truccati, automobili nuovissime parcheggiate in ogni dove, spaccio e prostituzione a tutte le ore. Una brutta generazione insomma che non ricorda il passato ed ignora di averne uno, conosce le formazioni di calcio ma non sa niente di quel cantiere che è nato proprio ieri difronte al suo palazzo, pensa si tratti di privati che faranno qualcosa di nuovo, mentre invece è il signorotto della città che in affari con il politico di turno si impossessa di tutto, come una sanguesuca divora lentamente. Proprio come lo Stato italiano ha fatto con quella famosa famiglia di inizi '900, i Florio. Chissà cosa sarebbero diventate la flotta o le tonnare o in cosa si sarebbero potute trasformare.. di sicuro oggi avrebbero fatto si che 100mila di quei lavoratori statali lavorassero nella produzione o che i tanti che dovettero emigrare a causa del loro fallimento "voluto" continuassero a lavorare a casa propria, in Sicilia. Di sicuro, se ci avessero lasciati liberi di evolverci lo avremmo fatto ed oggi saremmo ben altro.
anonimo delle 21,55:
E presentacelo questo barbiere!
Perchè tu non ci vai dal barbiere?
non è vero un bel niente che sono discorsi da caffè, è la pura e autentica verità e in piùà aggiungo che se i servizi funzionano ancora è per quei poveri fessi che hanno nel cuore la loro terra e anche se dalla stessa sono andati via da decenni spesso ci tornano perchè hanno nel cuore i profumi ed il clima. la Sicilia bedda è da fare scomparire come la Ferdinandea tutti dentro al vulcano o tutti in fondo al mare credetemi è solo una vergogna si spera solo che il federalismo porti tanta chiarezza e eliminando tutti i soldoni che arrivano da Roma il governo siciliano dovrà finalmente darsi da fare per portare ordine e correttezza perchè diciamolo pure i siciliani non sono cattiva gente se li metti in riga filano che è un piacere, non hanno ideali politici, amano il quieto vivere e cercano di portare acqua al loro mulino, sono consci di quello che avviene e se sono persone corrette e oneste e vogliono contrastare la mafia che purtroppo risiede dappertutto in special modo nelle strutture pubbliche ( favoritismi vari se non hai quelli non vivi sei tagliato fuori da tutto)vengono eliminati dalla mala pianta della mafia e la Sicilia ha pianto troppe persone oneste
Confermo il tono da barbiere. Il discorso si imposta su delle inesattezze e su dei luoghi comuni. 1) i beni culturali dei siciliani li hanno fatti i siciliani, riconosciuto da chi se ne intende e per tale ragione sono unici al mondo. Se per importato si intende la grande capacità di integrazione culturale che aveva la Sicilia, purtroppo almeno sino a qualche tempo fa, osservo che proprio questa è cultuta. Dall'arrocamento su se stessi non è mai nato niente di particolare valore; 2) Quanto al figlio del mafioso, il nostro opinionista, se è un siciliano verace, sa bene che il ragazzetto in Sicilia non sarebbe passato nemmeno per l'anticamera del cazzo a nessuno, se i media nazionali non l'avvessero fatto passare invece come uno dei grandi emergenti del momento; 3) il nostro Statuto è da sempre combattuto e boicottato dall'Italia, tenuto al guinzaglio, metaforicamente, è come una macchina potente con il freno a mano tirato e di cui qualcuno si lamena per la cattiva ripresa. Il problema sta a questo punto di decidersi a toglierlo il freno a mano, ovvero di rinunciare alla macchina, con la consapevolezza però che i guai della Sicilia non derivano dalo Statuto, bensì dalla politica nazionale nei confronti del Mezzogiorno. Il nostro opinionista parla come se oltre lo Stretto ci fosse il paradiso terrestre, che a noi è negato a causa dello Statuto. Ma c'è stato mai il nostro opinionista a Villa S. Giovanni, territorio italiano ad ogni effetto con tanto di cartello di limite di Stato? Gli sembra veramente tanto meglio? 4) quanto ai siciliani, mi sembra vengano ripresi luoghi comuni triti e ritriti, comunemente adoperati da chiunque voglia acquisire un po' di facile fama, perchè parlare male dei siciliani in Italia fa fare fortuna (ebbe tristemente a confessarlo anche Luigi Capuana - l'Isola del sole - proemio). I siciliani non sono degli extraterrestri, non sono poi così tanto diversi da tutte le persone del mondo, con gli adattementi cui chi comanda li ha costretti, per sopravvivere. Più da bottega del barbiere del discorso del nostro opinionista, dunque, si muore.
Mi associo, sono discorsi da caffè.
non è vero un bel niente che sono discorsi da caffè, è la pura e autentica verità e in piùà aggiungo che se i servizi funzionano ancora è per quei poveri fessi che hanno nel cuore la loro terra e anche se dalla stessa sono andati via da decenni spesso ci tornano perchè hanno nel cuore i profumi ed il clima. la Sicilia bedda è da fare scomparire come la Ferdinandea tutti dentro al vulcano o tutti in fondo al mare credetemi è solo una vergogna si spera solo che il federalismo porti tanta chiarezza e eliminando tutti i soldoni che arrivano da Roma il governo siciliano dovrà finalmente darsi da fare per portare ordine e correttezza perchè diciamolo pure i siciliani non sono cattiva gente se li metti in riga filano che è un piacere, non hanno ideali politici, amano il quieto vivere e cercano di portare acqua al loro mulino, sono consci di quello che avviene e se sono persone corrette e oneste e vogliono contrastare la mafia che purtroppo risiede dappertutto in special modo nelle strutture pubbliche ( favoritismi vari se non hai quelli non vivi sei tagliato fuori da tutto)vengono eliminati dalla mala pianta della mafia e la Sicilia ha pianto troppe persone oneste
Dal barbiere ne ho sentite di meglio.
Mi associo, sono discorsi da caffè.
Dal barbiere ne ho sentite di meglio.
anonimo delle 21,55:
E presentacelo questo barbiere!
Voglio complimentarmi e ringraziare il nostro concittadino per il commento che merita la massima attenzione perchè basato su fatti scarni e altamente significativi che confermano quanto viene costantemente ripetuto in queste pagine e cioè:
1. gli squilibri della Sicilia sono strutturali
2. non possonno essere risolti da una sola persona o leader politico anche se "carismatico";
3. un riequilibrio presuppone la elaborazione e la realizzazione di un progetto organico in cui si assicuri la coerenza tra Obiettivi, Risorse e Impieghi e al quale assicurano il supporto le forze sociali, economiche e culturali;
4. naturalmente deve essere un progetto bypartisan e scritto pensando ai bisogni della Sicilia in un contesto nazionale ed internazionale: sostanzialmente glocale.
Storicamente, tale squilibrio nell'impiego delle risorse umane deve essere fatto risalire soprattutto alla decisione assunta dipo la guerra di concentrare la produzione al nord dove erano i mercati e di utilizzare la gente del Sud come mano d'opera per lo sviluppo delle industrie del nord. In questa logica, chi è rimasto in Sicilia, è divenuto un travet, un impiegato...
Oggi, malgrado la profonda crisi che ci attanaglia, la nostra parola d'ordine deve essere: PRODURRE localmente e INTERNAZIONALIZZARCI attirando gli investimenti eliminando rapidamente una burocrazia incompatibile con la nuova fase di sviluppo, persino nel settore delle energie alternative!!!
E' letteralmente allucinante, caro Lombardo. Con questa burocrazia, fai scoraggiare gli imprenditori!
Una ultima nota: Non ci lasciamo fuorviare da questa insulsa e fuorviante polemica sulla nomina di pochi dirigenti e non dimentichiamo i fondamentali economici e sociali!
Grazie al nostro commentatore e al nostro Direttore, Salvatore Parlageco, pronto a cogliere gli interventi qualificanti.
Enzo Coniglio
konics000@gmail.com
Il nostro amico letterino si è dimenticato il popolo di pensionati che a vario titolo vive in Sicilia ........ ed allora si capisce che NON LAVORA NESSUNO!!!!
VIVA LA POLITICA DEI TAGLI E DELLA MORALIZZAZZIONE......!!!!!
PERO' ATTENZIONE ALLE CALIBRO NOVE FUMANTI ...... QUINDI SI CONTINUA A CIUCCIARE PER ARRIVARE AL MODELLO (FALLLIMENTO) GRECO ...TANTO SIAMO CUGINI
CARI SALUTI A TUTTI I LETTORI
Voglio complimentarmi e ringraziare il nostro concittadino per il commento che merita la massima attenzione perchè basato su fatti scarni e altamente significativi che confermano quanto viene costantemente ripetuto in queste pagine e cioè:
1. gli squilibri della Sicilia sono strutturali
2. non possonno essere risolti da una sola persona o leader politico anche se "carismatico";
3. un riequilibrio presuppone la elaborazione e la realizzazione di un progetto organico in cui si assicuri la coerenza tra Obiettivi, Risorse e Impieghi e al quale assicurano il supporto le forze sociali, economiche e culturali;
4. naturalmente deve essere un progetto bypartisan e scritto pensando ai bisogni della Sicilia in un contesto nazionale ed internazionale: sostanzialmente glocale.
Storicamente, tale squilibrio nell'impiego delle risorse umane deve essere fatto risalire soprattutto alla decisione assunta dipo la guerra di concentrare la produzione al nord dove erano i mercati e di utilizzare la gente del Sud come mano d'opera per lo sviluppo delle industrie del nord. In questa logica, chi è rimasto in Sicilia, è divenuto un travet, un impiegato...
Oggi, malgrado la profonda crisi che ci attanaglia, la nostra parola d'ordine deve essere: PRODURRE localmente e INTERNAZIONALIZZARCI attirando gli investimenti eliminando rapidamente una burocrazia incompatibile con la nuova fase di sviluppo, persino nel settore delle energie alternative!!!
E' letteralmente allucinante, caro Lombardo. Con questa burocrazia, fai scoraggiare gli imprenditori!
Una ultima nota: Non ci lasciamo fuorviare da questa insulsa e fuorviante polemica sulla nomina di pochi dirigenti e non dimentichiamo i fondamentali economici e sociali!
Grazie al nostro commentatore e al nostro Direttore, Salvatore Parlageco, pronto a cogliere gli interventi qualificanti.
Enzo Coniglio
konics000@gmail.com