(Paolo Cucchiarelli) Amici, parenti, uomini comunque legati alle cosche sono nelle liste delle regionali. La denuncia arriva all'antimafia sull'onda delle polemiche nate dal disvelamento della vicenda Di Girolamo. Ma non si tratta e si discute solo del senatore del Pdl. In antimafia si è parlato stamane delle cose da fare a breve ma l'attenzione si è concentrata sulle liste in via di definizione, sui "troppi amici degli amici presenti già
"Purtroppo c'é ancora chi pensa che la politica debba aspettare l'intervento della magistratura. Ma è falso, perché i politici conoscono il territorio e sanno chi è da candidare e chi no", aggiunge snocciolando nomi e riferimenti. I commissari intervengono subito a chiedere che ci si occupi della questione nata dalla candidatura in Campania di Roberto Conte, condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione camorristica e candidato in una lista, "Alleanza di Popolo", collegata al Pdl in Campania. Da notare che Conte è stato consigliere regionale campano del Pd.
"E' una candidatura - ha detto la senatrice Teresa Armato (Pd) - che contrasta ogni principio che pure abbiamo fissato con il nostro Codice di autoregolamentazione", varato dall'antimafia da poche settimane e che prevede un severo vaglio ma solo post voto. Questa scelta aveva sollevato più di qualche mugugno e il presidente dell'antimafia, Beppe Pisanu, ha oggi ribadito che il vaglio sarà severo ( vicenda Conte compresa) e che non si poteva intervenire in fase di confezionamento delle liste perché si sarebbero intaccati diritti costituzionali. Tutti i nomi che entreranno nella competizione elettorale dopo le urne saranno passati ai "raggi x".
Per dar concretezza a questo richiamo Laura Garavini, capogruppo del Pd, ha chiesto da subito l'audizione dei candidati alla presidenza delle Regioni. Intanto qualche partito ha già inviato a San Macuto gli elenchi dei suoi candidati. Beppe Pisanu oggi ha rilanciato: il problema è proprio la politica che sempre più ricopre un ruolo di mediazione tra economia criminale e realtà economica.
Le mafie ormai esprimono un vero e proprio progetto di governo "alternativo" nel territorio. E Pisanu ha invitato tutti, Viminale compreso, a non crogiolarsi sugli allori. I miliardi di beni confiscati sono una grande cosa ma non tanto davanti al fatturato della mafia che viaggia ormai attorno ai 120-140 miliardi. Per fronteggiare questa sfida Pisanu chiede di rivedere gli strumenti di contrasto. Di farne una solida verifica con il fine non di "inseguire la mafia" ma di anticiparla colpendola sul fronte più pericoloso e delicato: quello economico.