Avete mai provato a ristrutturare gli interni di una casa antica - ma non vincolata con un decreto specifico - in un centro storico? Se ci avete provato ve ne sarete già pentiti. Se non ci avete provato temete di farlo. Di cosa stiamo parlando? Ma della Sovrintendenza ai beni culturali competente territorialmente, naturalmente. Perché, ormai, sono undici anni che la Sicilia ha adottato il Piano Regionale Paesaggistico, ma non ha ancora mai approvato la sua suddivisione nei 17 “piani
Il risultato pratico di questo ennesimo ritardo normativo della Regione siciliana, è stato il tilt del funzionamento amministrativo ed operativo delle Sovrintendenze, con i cittadini e le imprese sottoposte ad una inefficiente, quanto innaturale, autorità urbanistica di secondo livello, non prevista da alcuna normativa. Insomma, provvedendo ad approvare i Piani paesaggistici verra' meno una ampia gamma di discrezionalità.
Pertanto la Regione, adesso, tende a porre rimedio a questo anomalo funzionamento della macchina amministrativa dei Beni culturali. A fare ordine nel comparto del paesaggio e delle sovrintendenze con un disegno di legge di riforma, sulla 'Semplificazione dell'ordinamento dei beni culturali e del paesaggio', che approda al vaglio dell’Ars.
L’iniziativa del Governo regionale, è stata avviata dall’assessore ai Beni culturali Gaetano Armao. “In un ottica di sussidiarietà trasferiamo ai comuni alcune funzioni primarie della Regione, quale è quella della difesa del paesaggio – spiega Armao - i comuni, avranno centottanta giorni di tempo per provvedere all’adozione del piano paesaggistico di loro competenza, integrandolo con alcune proposte di prescrizioni locali, che la Regione valuterà in sede di approvazione definitiva. Da quel momento in poi, l’onere di difendere il paesaggio passerà in capo ai comuni, basando la loro attività di vigilanza su parametri scientifici, certi e pubblici”.
Insomma, saranno i Comuni, nel rispetto di quanto previsto dai Piani paesaggistici, a confrontarsi con i cittadini e con le imprese, mentre le sovrintendenze potranno limitarsi, a loro volta, a vigilare e monitorare solo l'operato dei Comuni.
Terminerà così l’andazzo attuale, nei rapporti tra Sovrintendenze e cittadini “del caso per caso”. “Finisce, in questo modo, un epoca complicata per far posto ad una gestione amministrativa del settore semplificata - dice Armao – tutto ciò non significa affatto un arretramento dell’autorità regionale in materia di vigilanza a tutela dei beni culturali. Al contrario,le Sovrintendenze, adesso, potranno effettuare controlli più veloci e semplici avendo per le mani parametri oggettivi, facilmente riscontrabili se rispettati o meno. Niente più disparità di visione, di interpretazione, tra una Sovrintendenza ed un'altra”.
Sono queste le principali innovazioni previste dal ddl governativo che approda all’Ars. In coerenza con la riforma della “macchina burocratico-amministrativa” regionale decollata il primo gennaio. "Anche in questo caso, ha puntualizzato Armao, la nuova norma autorizzerà l’organizzazione dei servizi funzionali e di vigilanza delle Sovrintendenze in base a regolamenti amministrativi emanati dal governo regionale, e non cristallizzati per legge. Al fine di consentire, praticamente in tempi stretti, ogni integrazione, correzione o innovazione, risulti necessaria a far funzionare meglio la struttura amministrativa di questa particolare autorità di governo dei Beni culturali e ambientali".
"Le sovrintendenze - ha detto ancora Armao – torneranno così al loro ruolo naturale che e' quello di tutelare il nostro patrimonio artistico e monumentale. Possiamo, persino, ipotizzare che ciò consentirà di trasferire agli enti locali oltre che le competenze, anche una parte del personale dalle stesse soprintendenze, secondo quanto prevede, appunto, il principio di sussidiarieta'".
Il nuovo disegno di legge si occupa anche dei musei regionali, del Centro per il restauro, del Centro del catalogo e via dicendo. Dettando un metodo ed un principio. Il metodo, è quello della sinergia operativa tra tutte le istituzioni museali siciliane. Il principio, è quello, innovativo, di poter dare origine ad “una offerta unica” per la fruizione del patrimonio museale siciliano. Anche, al fine di sostenere la riconversione del turismo siciliano dalla quota di quello “generico balneare” - che oggi incide sino al 50% - alla nuova frontiera del turismo dalle “attrattive e dai contorni culturali” . Posto che i paesi del nord-Africa si stanno già attrezzando per irrobustire l’offerta delle vacanze al mare, con standard alberghieri più moderni e più alti dei nostri, ed a prezzi molto più bassi dei nostri.
“Una competizione economica internazionale – dice Armao, dopo aver spiegato come i BBCC siano il nostro inesauribile pozzo di petrolio – che va affrontata senza perdere tempo. E che potrebbe necessariamente rilanciare i nostri prodotti agricoli, rimasti vittima anche loro nell’ultimo triennio della montante crisi del mercato internazionale. Ovviamente, il governo regionale si dovrà fare carico di ristrutturare la distribuzione del personale dipendente dei BBCC su tutto il territorio regionale. Per evitare che vi siano enti museali con sovrabbondanza di personale, ed altri di maggior pregio quasi sprovvisti, e perciò negati alla fruizione corrente di cittadini e turisti”.