In prima linea
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I due maggiori partiti, Pdl e Pd, sono dilaniati da dissensi. Una crisi di sistema o un’assenza di regole condivise? Proviamo a capire qual è il male oscuro

26 febbraio 2010 08:58
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Il dissenso interno del partito di opposizione è speculare a quello che si è registrato nella coalizione di centrodestra, segnatamente nel Pdl. Sono i due maggiori partiti, il Pdl e il Pd, a subire contrasti insanabili. Il Pdl si è spaccato in due dando vita a due gruppi parlamentari, Pdl e Pdl Sicilia. Il Pd ha un solo gruppo (finora), ma mantiene ancora oggi due sedi a Palazzo dei Normanni: una ospita gli ex Ds e l’altra gli ex della margherita. Il partito è spaccato su ogni argomento di qualche rilievo, dal piano casa al piano rifiuti, come nel Pdl. Ciò i dissensi fra l’area ex AN e ex Forza Italia, si ritrovano fra ex diessini ed ex popolari della Margherita nel PD. Gli schieramenti minori, come MPA e Udc, non sembrano registrare – almeno non nella stessa misura – pesanti contrasti.

 

Le cause della crisi interna al Pdl sono diverse da quelle del partito di opposizione, eppure entrambi scontano una condizione di instabilità che dovrebbe essere ricercata forse nella loro ragion d’essere. Una crisi strutturale, e non congiunturale, determinata da episodi recenti.

Eppure la modalità di formazione della classe dirigente nel Pdl è profondamente diversa da quella del PD. Nel Pdl i dirigenti vengono nominati dal vertice. Non ci sono momenti di confronto e partecipazione a nessun livello, non si vota mai né sulle persone né sui temi sul tappeto. Nel PD invece sono previste tornate congressuali interminabili che mettono a dura prova la stabilità del partito e lo condannano alla paralisi con pause dannose. Eppure i risultati sono pressocché identici nel Pd e nel Pdl.

Nel Pd il dissenso interno viene manifestato da autorevoli leader pubblicamente e fa compiere passi indietro alla faticosa unità raggiunta nel dopo-congresso con l’intervento della segreteria nazionale.

Gli organi di partito, nonostante sia trascorso del tempo dal congresso, non sono stati completati. Perciò chi dissente ha un alibi formidabile per poterlo fare pubblicamente, a causa dell’impossibilità di giungere a scelte condivise, magari a maggioranza.

Il fatto che nel PD la maratona congressuale non sia stata completata è esiziale. E’ come se ci si fosse fermati prima dell’arrivo e si fosse deciso di rinviare a tempi migliori l’ultimo tratto. Sicché oggi ad assumere decisioni, avendo il ruolo per farlo, sono il segretario regionale da una parte e il Presidente del gruppo parlamentare dall’altra, Cracolici e Lupo. Mentre il gruppo può riunirsi e giungere ad una decisione a maggioranza (almeno sulla carta), il segretario deve ricorrere alla convocazione dell’assemblea regionale che è un organismo pletorico e poco funzionale per ciò stesso.

Chi vuole contestare le decisioni, può farlo legittimamente nelle forme che sceglie.

Avrebbe dovuto essere eletta una segreteria ed un comitato direttivo, o suo equivalente, organismi essenziali per potere assumere scelte formali e obbligare il dissenso a rispettarle.

L’abitudine a contestare pubblicamente il partito nasce proprio dall’assenza di organismi formalmente deputati a prendere le decisioni. E’il frutto velenoso della democrazia incompiuta, che è peggio dell’assenza di democrazia perché provoca anarchia, devasta l’identità e non permette ai leader di governare il partito.

Il PD occupa oggi una posizione d’avanguardia nell’uso della democrazia interna, sulla carta, ed è’ davvero un peccato che non riesca a “finire” il lavoro, costruendo una robusta struttura che accolga al suo interno il dissenso.

I compiti che si è assunta l’opposizione parlamentare democratica all’Ars sono gravosi. Una sfida ambiziosa: riuscire a dimostrare che il sostegno del PD può mettere in moto un meccanismo virtuoso nel Parlamento regionale finora paralizzato dagli aspri contrasti nella maggioranza di centrodestra.

La scelta di sostenere un programma riformista insieme al MPA e al Pdl Sicilia fece nascere una vivace disputa interna nel PD. Gli eventi di questi giorni si stanno incaricando di dimostrare quanto questa disputa sia stata inutile. Ancor prima di affrontare la sfida riformista, il PD avrebbe dovuto affrontarne un’altra, a quanto pare ben più impegnativa, nel suo interno, quella di diventare partito in grado di portare avanti le scelte che compie, a maggioranza o con il concorso unanime delle sue componenti.

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Anonimo 27 febbraio 2010   15:49

Si parla di come sono dilaniati i partiti invece del suo partito non ne parla nessuno in quanto non esiste

Anonimo 27 febbraio 2010   14:49

Nessun male oscuro,cito una frase del poeta IGNAZIO BUTTITTA (vivu sugnu,viditi?parru!) il popolo siciliano non e' piu' libero manco di parlare,figuriamoci quando va a votare...un popolo tenuto a bella posta in stato di bisogno non e' tenutario di nessuna liberta' e oggi come oggi non so fare un'analisi per capire come si e' arrivati a tutto cio' se non per sprecare e dire parole trite e ritrite,finisco....DIO SALVI LA SICILIA.

 

                   look for him positive energies

andersonefareweto 26 febbraio 2010   20:32

Non c'è nessun "male oscuro" è solo la storia che si riprende quello che ha dato.

Formazioni come PD o PDL sono nate da fittizie associazioni opportunistiche, più o meno giustificate dalle leggi elettorali che hanno accompagnato i ripetuti tentaivi di far evolvere in senso bipolaristico il sistema politico italiano.

Il bipolarismo è fallito, come si continua a ripetere da più parti. Tutto qua.

E' tempo di ritornare alla dialettica del passato, ingiustificatamente abbandonata in favore della personalizzazione esasperata della politica, generatasi dopo la demonizzazione della "Prima Repubblica" conseguente allo scandalo di "mani pulite", che oggi impallidisce se messo a confronto con le recenti vicende di sciacallaggio corruttivo sul terremoto o le vicende dei "furbetti del quartierino".

Si sta soltanto aspettando, da entrambe le parti, la caduta di Berlusconi.

Anonimo 26 febbraio 2010   14:54

Lo fanno di proposito, la paralisi giova loro per mantenere la realtà immutata, possono così contare sui voti di un popolo in miseria. Secondo me, sotto sotto, sono tutti d'accordo.

 

Dei problemi della gente non gliene frega un accidenti, mi viene il voltastomaco a sentire la Brambilla mentre esprime disappunto per la  povera gente che non arriva a fine mese, mentre noi le paghiamo 500 euro al giorno per  mercedes e autista.  

 

Chi è libero dalla schiavitù del bisogno difficilmente si presta al voto clientelare. Tengono sotto scacco il popolo dei siciliani proprio per impedire che chieda quanto gli spetta di diritto.

 

Anche il tentativo di annientare nella disoccupazione gli intelletti migliori risponde , a mio avviso, alla necessità di far tacere le persone che potrebbero impedire le ruberie che compiono in ogni settore.

 

Mi capita speso in pubblici uffici, ospedali ecc. di incontrare impiegati totalmente impreparati o peggio arroganti, cafoni e sprezzanti del pubblico e mi chiedo: Ma questa gente com'è arrivata sin qui? Possibile che non debba rispondere ad alcuno della qualità del proprio lavoro?

 

La risposta che mi do è che forse non è stata scelta in base al merito ma vi è arrivata con un bel calcione nel sedere!

 

 

 

 

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